Attacco Houthi a Riad, finestre esplose sulla torre Aramco. Testimone: «Presa di mira, questo è certo»

L’attacco Houthi a Riad ha raggiunto oggi il cuore finanziario dell’Arabia Saudita. La torre Aramco, uno dei grattacieli più alti del King Abdullah Financial District (KAFD), è stata danneggiata durante una raffica di missili lanciata dallo Yemen. Il ministero saudita dell’Energia parla di un «tentativo» di attacco: i frammenti di ordigni intercettati sarebbero caduti sull’edificio amministrativo del colosso petrolifero di Stato, causando danni limitati e nessuna vittima. L’offensiva arriva il giorno dopo i raid della coalizione a guida saudita vicino a Sanaa, che secondo il ministero della Salute controllato dagli Houthi hanno ucciso almeno 33 persone.
Torre Aramco danneggiata, la versione dei detriti e quella dei testimoni
Un testimone dell’agenzia Reuters ha visto finestre esplose su diversi piani della torre. Altri tre testimoni, sentiti dall’agenzia France Presse, hanno confermato i danni. Uno di loro è stato netto: «La torre Aramco nel KAFD è stata presa di mira, questo è certo». Secondo un’altra testimonianza raccolta dall’emittente svizzera RTS, anche una parte della facciata risulta danneggiata.
La ricostruzione ufficiale insiste sui detriti, che secondo il ministero hanno colpito «alcune parti» dell’edificio. Le autorità competenti, ha aggiunto un funzionario, sono intervenute e hanno adottato le misure necessarie. Restano due ipotesi sull’origine dei danni: la caduta di frammenti dopo l’intercettazione o l’impatto diretto di un proiettile.
Prima dei boati, la Protezione civile saudita aveva diramato allerte precoci su Riad, Dammam, Al-Ahsa, Abqaiq e Najran, poi revocate. Abqaiq e Dammam si trovano nella Provincia Orientale, dove si concentra la maggior parte delle riserve di petrolio e gas del regno.
Missili Houthi su Riad, il bilancio delle intercettazioni
Il portavoce della coalizione, il generale Turki al-Maliki, ha comunicato in più riprese l’abbattimento di due missili balistici diretti verso la capitale, di due missili da crociera su Riad e sulla regione meridionale e di un altro balistico lanciato verso la Provincia Orientale. In totale, secondo i comunicati della coalizione, cinque missili e un drone in poche ore.
Le cifre delle intercettazioni descrivono una difesa aerea attiva. La fotografia della giornata, però, è un’altra: vetri in frantumi sul grattacielo più riconoscibile della finanza saudita. Per un paese che punta tutto sull’immagine di stabilità per attrarre capitali, è il danno più costoso.
Houthi, la minaccia di Yahya Saree: «Escalation contro escalation»
Il portavoce militare degli Houthi, Yahya Saree, ha rivendicato sei operazioni condotte con missili balistici, missili da crociera e droni. Fra gli obiettivi indicati, l’aeroporto internazionale King Khalid di Riad, un serbatoio di stoccaggio e una torre di Aramco, gli impianti di Khurais, una delle principali aree petrolifere del paese, e la stazione di pompaggio numero 8 nella zona di Dawadmi. Le altre tre operazioni, secondo Saree, hanno colpito postazioni militari saudite su entrambi i lati del confine.
Il portavoce ha presentato gli attacchi come una rappresaglia per i bombardamenti nel distretto di Bani Hushaish e sul mercato di Hadhara, nell’area di al-Waziyah, nel governatorato di Taiz. E ha promesso di continuare: «Proseguiremo le nostre operazioni in profondità nel territorio saudita, applicando l’equazione blocco contro blocco ed escalation contro escalation».
Raid sauditi in Yemen, la strage di al-Shariyah
Il villaggio di al-Shariyah, a est di Sanaa, è stato colpito ieri. Secondo il portavoce del ministero della Salute degli Houthi, Anees al-Asbahi, i morti sono 33: 12 uomini, 8 donne e 13 bambini. I feriti sono 39. I raid, ha detto, hanno colpito case, strade, paramedici e squadre della protezione civile. L’agenzia Saba, controllata dal movimento, riferisce che i soccorritori stanno ancora cercando vittime sotto le macerie e che i caccia della coalizione hanno colpito due volte i soccorritori.
Il ministero ha parlato di «uno dei massacri più sanguinosi contro i civili» dall’inizio della guerra. Le autorità saudite hanno fatto sapere di aver avviato verifiche.
Venerdì, nel governatorato di Taiz, almeno 30 persone sono morte nel bombardamento di un mercato. Le forze governative sostenute da Riad e gli Houthi si sono accusati a vicenda. Saree sostiene che la coalizione abbia condotto 105 tra raid aerei e attacchi missilistici in 24 ore su Sanaa e altri sette governatorati, e 4.369 dall’inizio dell’ultima escalation. Il ministero della Salute degli Houthi conta finora 340 morti e 724 feriti.
Arabia Saudita all’angolo: il distretto finanziario di Riad nel mirino
Il KAFD è la vetrina delle riforme economiche e sociali del regno: grattacieli di vetro, sedi di multinazionali, negozi di lusso, spazi verdi. Ospita anche abitazioni e una grande stazione della metropolitana, affollata nelle ore di punta. Secondo l’AFP è la prima volta che quest’area viene presa di mira dall’inizio dello scontro riesploso a luglio.
Gli altri simboli erano già stati colpiti. Il 10 ottobre un attacco all’aeroporto King Khalid ha provocato, secondo le autorità saudite, 13 morti e oltre 300 feriti. Sempre a ottobre la sede centrale di Aramco a Dhahran ha subito danni ingenti. Oleodotti, depositi e raffinerie della compagnia sono stati bersagliati più volte, con attacchi quasi quotidiani da inizio ottobre. Il regno, nel frattempo, sollecita l’aiuto degli alleati.
C’è un dettaglio che misura la distanza fra annunci e realtà. Poche ore prima dei missili, il ministero saudita dell’Istruzione aveva annunciato il ritorno in aula delle scuole di Riad, dopo settimane di didattica a distanza imposte dalla precedente ondata di attacchi.
Guerra in Yemen, il ciclo dell’escalation
Riad guida dal 2015 la coalizione araba intervenuta in Yemen per restituire il potere al governo riconosciuto, dopo la presa di Sanaa da parte degli Houthi. La tregua del 2022, mediata dall’Onu, ha retto fino a luglio. Poi gli Houthi hanno proclamato un embargo marittimo contro l’Arabia Saudita e, a settembre, hanno conquistato la costa occidentale e il controllo dello stretto di Bab el-Mandeb, rotta chiave del petrolio saudita verso l’Asia. Il mese scorso il governo yemenita sostenuto da Riad ha lanciato un’offensiva per riprendere Sanaa.
Lo scontro è diventato un altro fronte della guerra mediorientale riaccesa dagli attacchi di Stati Uniti e Israele contro l’Iran a febbraio. Le due letture restano inconciliabili. Riad e il governo di Aden considerano gli Houthi uno strumento di Teheran. Gli Houthi presentano ogni lancio come risposta ai bombardamenti sul proprio territorio.
Il meccanismo, intanto, si ripete con regolarità. I raid aerei sauditi colpiscono lo Yemen, i missili Houthi raggiungono aeroporti, impianti petroliferi e ora la City di Riad, la coalizione risponde con nuovi raid. La superiorità aerea, dopo undici anni di guerra, consegna a Riad una forza di fuoco intatta e una capitale esposta. I costi umani, invece, restano concentrati nello Yemen.
Il bilancio di oggi fotografa l’asimmetria: a Riad vetri in frantumi e nessun ferito, ad al-Shariyah soccorritori ancora al lavoro tra le macerie.