Avvocato Chiesa sulle devastazioni a Milano: «Non è un gioco»
L’avvocato Ivano Chiesa, noto anche come difensore di Fabrizio Corona, ha pubblicato oggi su Instagram un video sulle devastazioni di questi giorni a Milano. Si rivolge direttamente ai ragazzi che sabato e domenica scorsi hanno saccheggiato negozi e assaltato le forze dell’ordine nel centro della città. Il messaggio è semplice: quello che avete fatto non è una bravata. È un elenco di reati gravissimi, con pene che arrivano a vent’anni e conseguenze economiche che ricadranno anche sui genitori.
Chiesa parla dal Palazzo di Giustizia di Milano, e spiega di voler parlare ai giovani perché molti lo seguono e rilanciano i suoi contenuti.
Cosa ha detto l’avvocato Chiesa ai ragazzi
Il primo punto riguarda l’accusa principale. «Quello che vi contesteranno si chiama devastazione e saccheggio», dice. È il reato previsto dall’articolo 419 del codice penale per chi distrugge e depreda su larga scala. La pena va da 8 a 15 anni. Chiesa lo ripete due volte, per essere sicuro che arrivi.
Poi passa ai saccheggi nei negozi. Entrare, portare via la merce e circondare in dieci il gestore per impedirgli di muoversi, spiega, non è più furto: diventa rapina, perché c’è violenza o minaccia contro una persona. Per la rapina, ricorda, la pena massima è di 20 anni.
Se la rapina è commessa da più persone riunite è aggravata. E la rapina aggravata è un reato «ostativo»: rientra cioè nell’elenco di reati per cui la legge limita fortemente l’accesso alle misure alternative al carcere, come l’affidamento ai servizi sociali o i domiciliari. Secondo Chiesa significa che la pena inflitta, che siano uno, due, tre o cinque anni, «ve li fate tutti» a San Vittore, il carcere milanese.
Vale soprattutto per i maggiorenni, precisa, ma anche i minorenni non se la caveranno con una pacca sulla spalla. Rischiano il Beccaria, il carcere minorile di Milano, oppure la comunità.
C’è poi un passaggio sull’antiterrorismo, che secondo l’avvocato sarebbe già al lavoro. Chiesa formula un’ipotesi: se dalle indagini emergesse una regia, ritiene che potrebbe essere contestata l’associazione con finalità di terrorismo o di eversione. «Lì poi il gioco si fa veramente durissimo», dice.
L’ultimo capitolo riguarda i soldi. I danni ammontano a «migliaia e migliaia» di euro. I maggiorenni ne risponderanno di persona. Per i minorenni pagheranno le famiglie, perché i negozianti si costituiranno parte civile nei processi penali, cioè chiederanno lì il risarcimento, oppure avvieranno cause civili. Famiglie, osserva, che magari sono già in difficoltà economica.
La chiusura è un avvertimento. L’Italia è un Paese libero e pacifico, dove si può perfino organizzare sui social una cosa come quella del weekend senza che nessuno intervenga. Ma questa libertà non va scambiata per debolezza: il Paese ha sconfitto il nazifascismo e le Brigate Rosse. «La reazione che ci sarà sarà durissima».
Il weekend di Milano in numeri
Sabato scorso il corteo «Italia in piazza» contro il carovita, organizzato soprattutto su TikTok, è stato affiancato da gruppi incappucciati che hanno devastato le vie tra piazza Duomo, corso Vittorio Emanuele e San Babila. Domenica gli assalti sono ripresi, senza alcun corteo: saccheggiati un supermercato in via Torino, un negozio Decathlon in piazza Castello e diverse vetrine fino a Brera e corso Garibaldi.
Il bilancio comunicato finora: 271 persone portate in questura, di cui 220 minorenni, 14 agenti feriti, circa un milione di euro di danni secondo Confcommercio. Il dirigente di polizia Angelo De Simone è stato colpito alla testa da una pietra.
Sul piano giudiziario, il gip, cioè il giudice per le indagini preliminari che decide sulle misure cautelari, ha convalidato gli arresti di cinque maggiorenni e disposto il carcere per almeno quattro di loro. Nell’ordinanza parla di un rischio «altissimo» che i disordini si ripetano e di «un piano di destabilizzazione». I minorenni arrestati sono 35: per gli undici di sabato sono stati decisi cinque collocamenti in comunità e sei domiciliari.
Gli stessi magistrati minorili offrono un ritratto che complica il quadro. La maggioranza dei ragazzi ha 15 o 16 anni. In 31 su 35 non hanno alcun precedente penale. Venticinque sono nati in Italia. Nessuno è un minore straniero non accompagnato.
Il decreto del governo e la questione dei militari
Ieri il Consiglio dei ministri ha approvato un decreto legge su sicurezza e criminalità minorile. Tra le misure: un nuovo reato di partecipazione violenta a manifestazioni, con pene da 2 a 5 anni, e da 4 a 12 anni per chi organizza il gruppo tramite i social. Per i minori tra 14 e 18 anni la capacità di intendere e di volere sarà presunta fino a prova contraria: oggi è il giudice a doverla accertare caso per caso. I genitori dei minori coinvolti rischiano una sanzione da 500 a 1.000 euro, che sale fino a 2.000 in caso di recidiva, oltre al risarcimento dei danni.
Arriveranno a Milano altri 500 militari dell’operazione «Strade sicure». Nei giorni scorsi il governo aveva valutato anche di attribuire ai soldati funzioni di polizia giudiziaria, cioè il potere di svolgere indagini e arresti come gli agenti. Quella norma non c’è: il Quirinale aveva espresso forti perplessità. Il ministro della Difesa Guido Crosetto si dice deluso, e ha evocato una «guerra ibrida». Mattarella ha chiesto «un’analisi approfondita» e ha parlato di «soggetti inediti».
La vicepresidente della Camera Anna Ascani, del Partito Democratico, ha contestato il metodo: oltre cento interventi sul codice penale in quattro anni. Sul fronte opposto, Matteo Salvini e Ignazio La Russa accusano la sinistra di condannare la violenza aggiungendo sempre un «ma».
Chi pagherà davvero il conto
Il video di Chiesa ha il pregio della concretezza. Molti di quei ragazzi probabilmente non sanno cosa sia un reato ostativo, né che il conto dei danni può arrivare a casa dei genitori. L’avvocato glielo dice in parole semplici.
I dati dei magistrati minorili descrivono adolescenti di quindici anni, quasi tutti incensurati, molti arrivati da fuori città. Su di loro ora si concentra tutto il peso della risposta: pene più alte, imputabilità presunta, multe ai genitori, militari in strada. È una risposta che colpisce l’ultimo anello della catena, quello più facile da individuare, mentre le eventuali regie evocate dal gip, da Crosetto e dallo stesso Chiesa restano per ora un’ipotesi senza nomi.
Il carcere, per ragazzi di quell’età, raramente restituisce cittadini migliori. Don Claudio Burgio, cappellano del Beccaria, ha parlato di «assalto ai forni di manzoniana memoria», con i negozi di scarpe al posto dei forni, e di una generazione «molto sofferente». Questo non attenua la gravità di vetrine sfondate, commesse aggredite e agenti colpiti con le pietre.
Lunedì 26 ottobre il sindaco Giuseppe Sala riferirà in Consiglio comunale. Intanto la Digos di Como ha intercettato chat che chiamano a raccolta i giovani per sabato prossimo, con l’obiettivo dichiarato di replicare quanto accaduto a Milano.