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Borsa, Tokyo e Seul giù del 6%: l’AI ha paura delle regole

Kospi sospeso per 20 minuti, Nasdaq -5,5%. Dopo il voto di midterm il mercato vende chip e data center e mostra su cosa aveva scommesso
Byoblu·06 novembre 2026
Economia — Byoblu

Le Borse di Tokyo e Seul hanno chiuso oggi con perdite vicine al 6%, in scia alla seduta di ieri a Wall Street, dove il Nasdaq ha lasciato sul terreno il 5,5%. Le vendite si sono concentrate sull’intelligenza artificiale. Dopo la vittoria dei Democratici alle elezioni di midterm di martedì, che hanno tolto ai Repubblicani di Donald Trump il controllo del Congresso, gli investitori temono regole più severe sui data center e un rallentamento degli investimenti. Sidney ha contenuto il ribasso a mezzo punto, mentre i future indicavano un avvio negativo per l’Europa.

Nelle prime ore dopo il voto il mercato aveva letto il risultato soprattutto in chiave geopolitica: giù difesa e greggio, nella speranza che un Congresso a guida democratica spingesse la Casa Bianca a chiudere la guerra con l’Iran, e banche in rialzo. In quarantotto ore l’attenzione si è spostata sul settore che negli ultimi due anni ha sostenuto i listini.

Borsa di Seul, Kospi sospeso per 20 minuti

Il caso più pesante è la Corea del Sud. In apertura il Kospi è arrivato a perdere l’8,8%, scendendo sotto quota 5.000 per la prima volta da febbraio. È scattato il circuit breaker, il meccanismo di interruzione automatica che ha fermato le contrattazioni per 20 minuti. In chiusura il ribasso si è ridotto al 6,02%.

A pesare sono stati i produttori di memorie: SK Hynix ha ceduto oltre il 10%, Samsung Electronics tra il 6 e il 10% secondo le diverse rilevazioni della giornata. Il governo di Seul ha convocato una riunione d’emergenza con le autorità di vigilanza e la banca centrale. Il ministro delle Finanze Lee Hyoung Il ha dichiarato che i fondamentali economici del Paese sono solidi e che le autorità sono pronte a intervenire se la volatilità dovesse aumentare.

Le dimensioni della discesa si capiscono guardando indietro. Fra la fine di dicembre e metà giugno il Kospi era più che raddoppiato, toccando un record vicino ai 9.400 punti. Da allora ha perso quasi la metà del suo valore. Un’azione SK Hynix, che a giugno superava i 3 milioni di won, ne vale oggi circa 1,1 milioni.

A Tokyo il Nikkei ha chiuso a 57.434 punti, in calo del 5,96%. Con una distanza superiore al 20% dal massimo di giugno, l’indice giapponese è entrato in quello che gli analisti definiscono mercato orso. Fra i titoli più colpiti SoftBank, oltre il 10%, Tokyo Electron, Kioxia e Advantest. A Taipei l’indice Taiex è sceso trascinato da TSMC, con stime del ribasso che oscillano fra il 5 e l’8% a seconda dell’orario della rilevazione.

Wall Street e chip, la settimana peggiore da aprile 2025

L’origine è americana. Ieri il Nasdaq ha registrato la peggiore seduta dall’aprile 2025, quando Trump aveva annunciato i dazi globali. L’S&P 500 ha perso oltre il 4%, il Dow Jones il 3,4%. Secondo le stime riportate dalla stampa asiatica, sono andati in fumo circa 3.000 miliardi di dollari di capitalizzazione delle società dell’S&P 500. L’indice dei semiconduttori di Filadelfia, secondo Bloomberg, viaggia verso un calo settimanale di circa il 16%.

Trump ha attribuito la responsabilità agli avversari. Su Truth Social ha scritto: «Il mercato azionario è affondato oggi perché i Dumocratici hanno avuto un grande martedì. Che tristezza, avete solo voi stessi da incolpare!».

In Europa l’apertura è stata negativa ovunque: Francoforte -1,7%, il Ftse Mib di Milano -1,68%, poi risalito a -1% nei primi scambi.

Midterm e data center, perché il mercato teme le regole

La società di intermediazione giapponese Monex ha spiegato che, dopo la vittoria democratica, i timori di un irrigidimento delle norme sulle tecnologie legate all’intelligenza artificiale hanno provocato vendite massicce sull’intero mercato americano. Il punto più sensibile è la costruzione dei data center, che potrebbe subire ritardi.

Sui mercati ha pesato anche la proposta del senatore Bernie Sanders di una moratoria nazionale sui nuovi data center. Diversi candidati eletti hanno promesso di frenarne l’espansione, contestata da elettori di entrambi gli schieramenti per il fabbisogno energetico, i costi e l’impatto ambientale. Michael Hewson di MCH Market Insights ha segnalato il timore che in Texas i politici locali possano prendere di mira Tesla e SpaceX di Elon Musk per il suo sostegno a Trump.

C’è chi giudica la reazione sproporzionata. Neil Wilson di Saxo Markets ha commentato: «Il sangue scorre nelle strade». E ha aggiunto che la discesa gli appare «del tutto eccessiva», ma che la logica del «vendere tutto» impone di attendere prima un segnale di stabilità.

Il voto ha agito su fragilità già presenti. Da mesi gli operatori si interrogano sulle centinaia di miliardi investiti nel settore e sui tempi del loro ritorno, mentre l’aumento del costo del denaro rende più oneroso un boom finanziato in larga parte a debito. Le valutazioni raggiunte da molte società erano già fonte di inquietudine. La reazione di questi giorni suggerisce che una parte dei prezzi incorporasse l’ipotesi di un’espansione priva di ostacoli normativi: è bastata la prospettiva di un Congresso più incline ai controlli per ridimensionarla in due sedute.

Semiconduttori, la filiera asiatica alleata di Washington paga il conto

La geografia delle perdite offre un’indicazione. Le piazze più colpite sono quelle della filiera tecnologica costruita attorno agli Stati Uniti: Corea del Sud, Giappone, Taiwan. Le Borse cinesi hanno ceduto molto meno, con Shanghai a -1,1% e Shenzhen a -2,2%. La competizione con Pechino sui semiconduttori è da anni l’argomento con cui l’industria chiede a Washington di non porre freni alla corsa. La seduta di oggi mostra quanto quella corsa dipenda dalle scelte politiche americane e quanto il rischio ricada sugli alleati. Anche il rame si avvia alla settimana peggiore da marzo: secondo Craig Lang di CRU, il metallo è sempre più legato al «sentiment sull’espansione dei data center».

Piazza Affari e risparmio gestito, l’esposizione all’AI

Piazza Affari conta pochi titoli puramente legati all’intelligenza artificiale, tanto che Technoprobe, attiva nei test dei chip, oggi è salita dell’1,7%. L’esposizione dei risparmiatori italiani passa soprattutto per i fondi azionari globali e i prodotti indicizzati, in cui i grandi gruppi tecnologici americani hanno un peso rilevante. È lì che le oscillazioni di Wall Street si trasmettono ai portafogli, indipendentemente dall’andamento del listino milanese.

Nel pomeriggio sono attesi i dati sull’occupazione americana. Sullo sfondo resta il petrolio, con il Brent vicino ai 100 dollari dopo che, secondo fonti iraniane, altre petroliere sono state danneggiate nello Stretto di Hormuz.

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