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Mercati dopo il voto Usa: giù difesa e greggio, corrono le banche

Congresso ai democratici: dollaro e rendimenti in calo, Brent sotto i 100 dollari. I capitali lasciano i settori più legati alla Casa Bianca
Byoblu·05 novembre 2026
Economia — Byoblu

I mercati dopo il voto Usa hanno cambiato composizione più che direzione. Le elezioni di metà mandato di martedì hanno consegnato ai democratici la maggioranza in entrambe le camere del Congresso. Ieri Wall Street ha chiuso in forte rialzo: Dow Jones +3,03%, S&P 500 +1,58%, Nasdaq +1,44%. Il dollaro ha ceduto contro tutte le principali valute, il petrolio è sceso sotto i 100 dollari al barile e i rendimenti dei titoli di Stato americani sono calati. Dietro gli indici, i capitali hanno lasciato i comparti più legati all’agenda di Donald Trump, difesa e petrolio in testa. Si sono spostati su banche, grandi gruppi tecnologici ed energie rinnovabili, anche in Europa.

«L’incertezza legata alle elezioni di metà mandato è alle nostre spalle», ha sintetizzato Jose Torres, analista di Interactive Brokers. «Le elezioni sono finite e i mercati tirano un sospiro di sollievo», ha commentato Scott Rubner di Citadel Securities. La notte elettorale era andata diversamente. All’arrivo dei risultati i contratti futures sugli indici americani ed europei erano scesi con decisione, e in Asia il Kospi sudcoreano era arrivato a perdere il 4% prima di recuperare. Il Nikkei giapponese ha chiuso in calo dell’1,4%.

Voto Usa, i titoli della difesa pagano il nuovo Congresso

Gli armamenti sono stati il settore più colpito, su entrambe le sponde dell’Atlantico. A Wall Street Lockheed Martin ha perso il 6,95% e RTX il 2,63%. In Europa BAE Systems è scesa del 3,6% sulla piattaforma tedesca Tradegate. In calo anche Thales, Saab e Rheinmetall.

Il motivo sta nel controllo della spesa. Trump aveva chiesto 1.500 miliardi di dollari di bilancio militare per il 2027, mentre gli stanziamenti approvati si fermano a 901 miliardi. Secondo la banca d’affari Jefferies, chi controlla il Congresso tiene la leva sull’assegnazione dei fondi. I portafogli ordini restano pieni: BAE dichiara un record di 84 miliardi di sterline, Lockheed di 292 miliardi di dollari. Fra questi c’è una commessa di caccia F-35 che attende il via libera parlamentare. Gli investitori hanno venduto rischio politico, mentre i conti industriali restano solidi.

Petrolio sotto i 100 dollari, la guerra con l’Iran entra nei prezzi

Il Brent, riferimento per il greggio europeo, ha perso fra l’8 e il 10% a seconda delle rilevazioni ed è sceso sotto la soglia dei 100 dollari al barile. Pesa l’aspettativa che il nuovo Congresso, in carica da gennaio, possa «cercare di limitare i finanziamenti destinati alla guerra», ha spiegato Andy Lipow di Lipow Oil Associates. Una scelta che, secondo l’analista, «potrebbe costringere Donald Trump» a chiudere il conflitto con l’Iran. Sui prezzi ha influito anche la dichiarazione dello stesso Trump di non avere in programma, a breve, nuovi attacchi contro Teheran.

L’indice energetico dell’S&P 500 ha ceduto il 4,8%, la peggior seduta dall’aprile 2025. ExxonMobil ha perso il 4,5%, Chevron il 3,68%, ConocoPhillips il 5,14%. Joachim Klement di Panmure Liberum propone una lettura opposta: un presidente bloccato sul fronte interno potrebbe concentrarsi sulla politica estera. «Potremmo assistere a un rinnovato atteggiamento assertivo verso l’Iran, Cuba o altri Paesi», ha detto.

Dollaro e rendimenti in calo, la scommessa su un’America che spende meno

Il rendimento del Treasury decennale, cioè l’interesse annuo che il Tesoro americano paga per finanziarsi a dieci anni, è sceso al 4,89% dal 4,96% della chiusura di martedì. L’indice del dollaro, che misura la valuta americana contro sei monete principali, ha perso lo 0,6% a 101,27, il livello più basso da un mese. L’oro è salito del 3%.

Il filo conduttore è la spesa pubblica. Con Casa Bianca e Congresso in mani diverse, gli investitori prevedono meno deficit e meno nuovo debito. Secondo gli analisti di Schroders, il governo diviso è storicamente favorevole ai mercati «perché un blocco istituzionale limita la spesa pubblica». Florian Ielpo di Lombard Odier vede ridursi la probabilità di «un’altra grande espansione fiscale».

Big tech in rialzo, chip in calo: il nodo dell’intelligenza artificiale

Il comparto tecnologico si è diviso. Microsoft ha guadagnato il 6,68%, Amazon il 6,12%, Apple il 5,31%. I produttori di semiconduttori hanno chiuso in rosso: Nvidia -3,17%, Micron -7%, Intel -3,77%. Gli investitori scommettono che un Congresso democratico spinga i colossi a contenere la spesa nei data center per l’intelligenza artificiale. Da settimane a Wall Street crescono i dubbi sul ritorno di quegli investimenti. «In un certo senso le persone si rallegrano all’idea che il settore possa essere protetto dalle sue peggiori inclinazioni», ha osservato Steve Sosnick di Interactive Brokers.

Il fronte più delicato riguarda i singoli Stati. La nuova governatrice del Texas, Gina Hinojosa, chiede lo stop ai data center e la fine delle loro esenzioni fiscali. In Georgia Keisha Lance Bottoms prevede una pausa temporanea per i nuovi progetti. I due Stati valgono circa un terzo dei centri dati per l’IA in programma negli Stati Uniti. Sono scese Tesla e SpaceX, le aziende di Elon Musk, grande finanziatore dei repubblicani. Trump Media & Technology Group, il gruppo del presidente, ha perso quasi il 12%, ai minimi dalla quotazione.

Banche europee, un rally che corre sui tassi

In Europa lo Stoxx 600 è salito dell’1,57% e Piazza Affari dell’1,2%. Il Dax tedesco ha superato i 26.000 punti, massimo da fine agosto. L’indice delle banche europee ha guadagnato il 4,24%: Deutsche Bank +5,8%, Intesa Sanpaolo +4,6%, UniCredit +4,5%, Commerzbank +4,4%, Santander +4,1%. Fra le rinnovabili, penalizzate finora dalle politiche di Trump, Orsted è salita del 7%, Vestas del 5%, SMA Solar dell’11% su Tradegate.

Gli acquisti si sono concentrati sugli istituti più legati al mercato interno, rimasti indietro per gran parte dell’anno. La spinta arriva anche dall’inflazione. Nell’Eurozona a ottobre i prezzi sono saliti al 4%, il livello più alto da tre anni, trainati dall’energia. La Riksbank svedese ha già alzato il tasso di riferimento di 25 punti base (un punto base vale un centesimo di punto percentuale). Oggi la Banca d’Inghilterra potrebbe decidere il primo rialzo dall’agosto 2023. Il mercato scommette che neppure la Bce potrà restare ferma a lungo. Tassi più alti allargano i margini delle banche sui prestiti. Per famiglie con mutuo variabile, imprese e Stati molto indebitati come l’Italia significano invece un costo del denaro più elevato.

Fiducia nell’Europa o fuga da Washington

La mappa dei flussi aiuta a leggere il movimento. I capitali escono dai settori che più dipendevano dalle scelte della Casa Bianca, come armamenti e idrocarburi. Entrano in comparti premiati dai tassi in salita o penalizzati finora dall’amministrazione Trump. L’economia europea che li accoglie ha un’inflazione al 4% e una dipendenza energetica resa evidente dal conflitto in Medio Oriente. Gli elementi disponibili indicano un riposizionamento contro il rischio politico americano più che una scommessa strutturale sul Vecchio Continente.

Russ Mould di AJ Bell osserva che, con presidenza e Congresso in mani diverse, cambiare la politica economica diventa più difficile. Secondo l’analista, la reazione positiva mostra che una parte degli investitori accoglie con favore i limiti al potere di Trump. Alex Altmann di Barclays avverte che il voto lascia intatte le questioni all’origine della volatilità recente: il ritorno degli investimenti nell’intelligenza artificiale e il costo per finanziarli. Le serie storiche vengono citate a sostegno del rialzo: secondo Morgan Stanley, dal 1982 le grandi società hanno guadagnato in media circa il 15% nei sei mesi successivi alle elezioni di metà mandato. Stephan Kemper di BNP Paribas Wealth Management ricorda però che le pesanti sconfitte del partito del presidente alla Camera sono state seguite in passato da rendimenti più deboli, pur restando positivi.

Fuori dagli Stati Uniti il voto è stato letto soprattutto in chiave politica. La russa Rossiyskaya Gazeta ha collegato il rialzo al riconoscimento dei risultati da parte di Trump. Al Jazeera ha riportato la valutazione di Christina Hooper, di Man Group, secondo cui la vittoria netta dei democratici evita contestazioni sostanziali dell’esito. L’emittente ha inoltre sottolineato che i mercati del Golfo attendono le prossime mosse di Washington sull’Iran.

Neil Birrell, di Premier Miton, riassume così il nuovo assetto: con un Congresso democratico e una Casa Bianca repubblicana, «normalmente non succede granché». Le prossime verifiche arrivano a breve: oggi la decisione della Banca d’Inghilterra, venerdì il rapporto ufficiale sull’occupazione americana. Secondo lo strumento FedWatch del Cme, gli operatori stimano all’83% la probabilità di un rialzo dei tassi della Fed a dicembre. Il voto definitivo sul bilancio militare degli Stati Uniti è considerato improbabile prima del 2027.

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