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Commissione Covid, Speranza: «Coscienza a posto». Nessun dubbio

L’ex ministro della Salute rivendica green pass e obblighi. FdI lo attacca con Bignami, Lisei contestato. Le domande dei cittadini restano senza risposta
Byoblu·06 novembre 2026
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Roberto Speranza non arretra. Oggi, in Commissione Covid, l’ex ministro della Salute dei governi Conte II e Draghi ha difeso per intero la gestione della pandemia: «Abbiamo la coscienza a posto e andiamo a testa alta». Fratelli d’Italia è andata all’attacco con Galeazzo Bignami, mentre il presidente della Commissione, Marco Lisei, è finito a sua volta sotto contestazione. Ne è uscita l’ennesima seduta di schieramento, l’ultima di una serie.

Speranza in Commissione Covid, la difesa senza riserve

L’ex ministro ha ribadito il concetto anche in prima persona: «Io vado a testa alta del lavoro che ho fatto per il mio Paese». Sono parole di chi considera la propria stagione al riparo da qualsiasi revisione.

Nelle sue dichiarazioni non compare alcun ripensamento, nemmeno parziale. Eppure quella stagione ha prodotto le misure più restrittive della storia repubblicana in tempo di pace. Sono queste le scelte che Speranza oggi rivendica senza distinguo.

Green pass e obbligo vaccinale, le misure che l’ex ministro non rinnega

Dal 15 ottobre 2021 la certificazione verde è diventata condizione per lavorare. Dal 6 dicembre dello stesso anno è arrivato il super green pass, che escludeva chi non era vaccinato o guarito da bar, ristoranti, palestre, cinema e mezzi di trasporto. Da gennaio 2022 è scattato l’obbligo vaccinale per gli over 50, con una sanzione di 100 euro. Per medici, infermieri e operatori sanitari l’obbligo era già in vigore dalla primavera del 2021, con la sospensione dal lavoro e dallo stipendio per chi non si adeguava.

Il lasciapassare veniva presentato come lo strumento per garantire luoghi sicuri. Nell’ottobre 2022, davanti al Parlamento europeo, una dirigente di Pfizer, Janine Small, ha però riconosciuto che il vaccino non era stato testato sulla capacità di fermare la trasmissione prima dell’immissione in commercio. Su quel presupposto si reggeva l’intera architettura del green pass. È la domanda che una commissione d’inchiesta dovrebbe porre per prima, e che nelle sedute pubbliche resta ai margini.

Bignami e Fratelli d’Italia all’attacco, Lisei contestato

La maggioranza ha scelto lo scontro frontale, con Bignami in prima linea contro l’ex ministro. Sull’altro fronte le contestazioni si sono concentrate su Lisei e sulla sua conduzione dei lavori.

Lo schema si ripete. Qualche settimana fa era stato Giuseppe Conte a parlare di «plotone d’esecuzione» contro di lui. Oggi tocca a Speranza. Il confronto si sposta così sui nomi e lascia sullo sfondo i fatti: ogni seduta diventa un processo politico all’avversario di turno, ogni contestazione una difesa d’ufficio.

Il perimetro stesso dell’inchiesta porta il segno di questa impostazione. Le opposizioni denunciano da tempo l’esclusione delle Regioni dal campo d’indagine. È una scelta che risparmia una parte decisiva della gestione sanitaria, quella dei territori, e concentra il fuoco sul livello nazionale. L’opposizione, dal canto suo, difende in blocco l’operato dei governi che hanno firmato quei decreti e rinuncia a farne un bilancio critico.

Commissione Covid, i nodi rimasti fuori dall’aula

Il primo riguarda i contratti di acquisto dei vaccini, negoziati dalla Commissione europea con le case farmaceutiche e firmati anche per conto dell’Italia. Nel maggio 2025 il Tribunale dell’Unione europea ha dato torto a Bruxelles per il rifiuto di rendere pubblici gli sms tra Ursula von der Leyen e l’amministratore delegato di Pfizer, Albert Bourla, scambiati durante la trattativa. Cifre, clausole di responsabilità e volumi delle forniture restano materia per pochi.

Il secondo riguarda i dati: quelli epidemiologici usati per giustificare chiusure e restrizioni, e quelli di farmacovigilanza sulle reazioni avverse. Ci sono poi i medici e i ricercatori che contestavano la linea ufficiale. Molti di loro sono stati sospesi, ignorati o esposti alla gogna pubblica, mentre il dibattito scientifico veniva ridotto a una sola voce.

Infine ci sono i cittadini danneggiati. Sono le persone che hanno perso il lavoro perché non avevano il green pass, e quelle che, dopo la vaccinazione, hanno chiesto un indennizzo allo Stato per danni alla salute. Sono loro i destinatari naturali di un’inchiesta parlamentare. Nelle cronache delle sedute non compaiono quasi mai.

Speranza può dichiararsi in pace con la propria coscienza perché nessuno, in quell’aula, lo chiama a rispondere nel merito delle singole scelte, dei documenti e dei numeri. Fratelli d’Italia lo attacca sul piano politico. Chi lo difende si limita a respingere le accuse. Il risultato è un’inchiesta che consuma il proprio tempo in scontri personali. Il mandato della Commissione coincide con la durata della legislatura, che si chiude nel 2027.

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