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Economia

Euro digitale: la commissione approva, il M5S esulta: partirà nel 2029.

La commissione Econ del Parlamento europeo adotta il mandato sull’euro digitale: 43 sì, lancio atteso nel 2029. Ma i rischi per la libertà finanziaria restano aperti.
Byoblu·23 giugno 2026
Economia — Byoblu
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La commissione per gli Affari economici e monetari (Econ) del Parlamento europeo ha approvato oggi il mandato negoziale sul regolamento per l’euro digitale. Il voto, avvenuto nella sala dedicata ad Alcide De Gasperi, ha visto 43 eurodeputati favorevoli, 14 contrari e un astenuto. Il testo diventerà con ogni probabilità la base per i negoziati in trilogo — tra Parlamento, Consiglio e Commissione — che prenderanno il via il 13 luglio sotto la presidenza irlandese del Consiglio Ue. Se nessun gruppo politico raccoglierà le firme di almeno 72 deputati per richiedere il voto in plenaria, l’iter salterà il passaggio in Aula previsto per luglio: ma il gruppo dei Patrioti ha già annunciato l’intenzione di opporsi alla procedura accelerata, rendendo probabile il voto plenario, anche se di carattere sostanzialmente formale.

Il percorso istituzionale prevede ora la sperimentazione con utenti reali a partire dal 2027, seguita da un periodo di adozione graduale di almeno 24 mesi, per arrivare al lancio ufficiale dell’euro digitale nel 2029 — sempre che i negoziati si concludano entro fine 2026, come auspicato dalla Banca centrale europea.

Cosa prevede il testo approvato

L’euro digitale non è una criptovaluta né una nuova moneta: è un equivalente elettronico del contante emesso dalla BCE, dotato di corso legale e utilizzabile sia online sia offline. Il mandato approvato dalla commissione Econ chiarisce che banconote e monete continueranno a circolare: l’euro digitale dovrà affiancarle, non sostituirle Ne ho parlato approfonditamente qui: “Arriva l’euro digitale: cos’è, come funziona e i rischi per i cittadini”.

Tra le specifiche tecniche, il wallet digitale potrà essere caricato da conto corrente o in contanti, e funzionerà anche senza connessione internet, avvicinando un dispositivo o una card a un terminale. I pagamenti di base saranno gratuiti per i cittadini, e le commissioni a carico degli esercenti non potranno essere superiori a quelle attualmente applicate dai circuiti Visa, Mastercard o PayPal — la cosiddetta clausola «no worse-off». E già qui mi si consenta di aprire un inciso: abbiamo parlato di commissioni? Con le normali banconote non ci sono commissioni. Perché mai l’euro digitale dovrebbe svalutarsi ad ogni passaggio di mano? A favore di chi? Delle banche? Ma andiamo avanti: le microimprese con meno di 50 dipendenti e meno di dieci milioni di fatturato potranno essere esentate dall’obbligo di accettarlo, ma solo se non accettano già altri metodi di pagamento digitale.

La BCE ha accolto con favore il voto, sottolineando che il pacchetto «tutelerà il contante in euro come mezzo di pagamento legale e darà forma all’euro digitale».

La motivazione ufficiale: sovranità europea contro la dipendenza dai circuiti americani

I sostenitori del progetto insistono sulla necessità geopolitica dell’operazione. Oltre due terzi dei pagamenti con carta nell’eurozona transitano oggi attraverso circuiti extraeuropei. Tredici dei venti Paesi dell’eurozona non dispongono di alcun sistema di pagamento domestico. In uno scenario di tensione politica o commerciale, l’interruzione di Visa o Mastercard renderebbe impossibili milioni di transazioni quotidiane (ho parlato proprio oggi del “Kill Switch”).

«L’euro digitale previene rischi senza svantaggiare nessuno», ha dichiarato Giovanni Crosetto (Fratelli d’Italia, Ecr), vice coordinatore del gruppo in Econ. «È una risposta al predominio di soggetti statunitensi nei pagamenti e, in prospettiva, all’avanzata delle stablecoin che aumenterebbero ulteriormente la presenza del dollaro negli scambi europei».

Pasquale Tridico (M5S), unico relatore italiano del regolamento, ha definito il voto «una grande vittoria per cittadini e piccoli esercenti», aggiungendo che l’euro digitale «affianca il contante, non lo sostituisce, come qualcuno senza aver letto il regolamento continua a sostenere». Già, ma a differenza del contante, ad ogni passaggio di tasca vale sempre meno e le banche si arricchiscono sempre di più.

Le domande che il mandato non chiude

Il voto della commissione Econ non dissolve i nodi critici che accompagnano questo progetto fin dalla sua comparsa nell’agenda europea. La questione centrale non riguarda tanto le intenzioni dichiarate quanto l’architettura strutturale del sistema che si sta costruendo.

Il contante ha una caratteristica che raramente viene messa a fuoco nei comunicati istituzionali: è anonimo, fisico e incondizionato. Una banconota non richiede l’approvazione di un algoritmo, non si spegne con un blackout, non viene bloccata da una decisione amministrativa. L’euro digitale, per quanto dotato di garanzie di privacy rafforzate rispetto alla proposta originaria della Commissione, continuerà a esistere solo in forma elettronica e a dipendere da infrastrutture tecnologiche, intermediari abilitati, banche, app certificate.

Questi punti di controllo oggi non esistono con il contante. Il fatto che il mandato approvato rafforzi le tutele sulla privacy è una risposta parziale, non una risposta definitiva. Le leggi cambiano, i governi cambiano, le maggioranze parlamentari cambiano. Una norma di garanzia approvata nel 2026 può essere modificata nel 2031.

Il rischio della programmabilità e i precedenti recenti

Uno dei punti più discussi dagli esperti critici riguarda la cosiddetta programmabilità della moneta digitale: la possibilità tecnica, insita in qualsiasi valuta elettronica, di imporre condizioni all’uso del denaro — scadenze, limitazioni per categorie di spesa, blocchi automatici. I promotori dell’euro digitale assicurano che nulla di simile è contemplato nel progetto europeo. Ma la possibilità tecnica esiste, indipendentemente da quanto prevede il regolamento attuale.

Non è necessario ricorrere a scenari ipotetici per capire dove può condurre il controllo sulle infrastrutture di pagamento. Nel 2022, durante le proteste dei camionisti canadesi contro le misure anti-Covid, il governo di Justin Trudeau congelò i conti correnti di centinaia di manifestanti senza mandato giudiziario, avvalendosi della legge sulle emergenze. Mastercard e Visa sospesero i servizi verso GiveSendGo, la piattaforma di raccolta fondi usata dai protestanti. Nel 2021, PayPal aveva bloccato i conti di attivisti britannici critici di alcune politiche pubbliche.

In tutti questi casi ad agire furono soggetti privati. L’euro digitale è uno strumento pubblico, gestito da una banca centrale. Ma il punto non riguarda solo le intenzioni dell’emittente: riguarda l’infrastruttura. Un sistema in cui ogni transazione passa attraverso intermediari certificati, wallet digitali e connessioni verificate è strutturalmente diverso da uno in cui il denaro cambia di mano fisicamente, senza lasciare traccia e senza richiedere il consenso di alcun intermediario.

Stephen Bartulica, relatore ombra per il gruppo ECR, ha usato toni più cauti rispetto ai colleghi entusiasti: «Il contante deve rimanere una vera opzione. Dovremo monitorare con molta attenzione lo sviluppo pratico di questo progetto». Una posizione di prudenza che, alla luce dei precedenti, appare tutt’altro che infondata.

Prossimi passi: trilogo da luglio, lancio atteso nel 2029

Il dossier approderà in plenaria a luglio, probabilmente per un voto formale di conferma. Dopodiché si apriranno i negoziati in trilogo — Parlamento, Consiglio e Commissione — con l’obiettivo dichiarato di chiudere il regolamento entro la fine del 2026. La BCE avvierà poi i test pilota nel 2027, seguiti da un periodo di adozione graduale, per arrivare al lancio ufficiale intorno al 2029.

La direzione è tracciata. Le garanzie, per ora, sono scritte sulla carta. Come verranno applicate — e quanto a lungo resteranno invariate — è una domanda che i cittadini europei hanno tutto il diritto di continuare a porre.

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