— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Esteri

Commissione Ue: «Dobbiamo essere pronti al peggio, compreso un conflitto armato in Europa».

Bruxelles rafforza la «Preparedness Union». La commissaria Lahbib evoca la guerra, mentre Londra e Mosca alzano i toni e la Nato prepara nuovi vertici.
Byoblu·03 novembre 2026
Esteri — Byoblu

Oggi a Bruxelles la Commissione europea ha annunciato nuovi passi per preparare i cittadini dell’Unione a crisi definite sempre più frequenti e complesse. Il pacchetto agisce su due livelli. Il primo riguarda le indicazioni alle persone su come proteggersi durante un’emergenza. Il secondo riguarda la continuità dei sistemi nazionali di protezione civile quando una catastrofe li mette sotto pressione.

Nelle stesse ore, al Forum europeo sulla protezione civile, la commissaria alla Preparazione e gestione delle crisi, la belga Hadja Lahbib, ha dato all’annuncio il suo significato reale: «Dobbiamo essere pronti al peggio, compreso un conflitto armato in Europa».

Conflitto armato in Europa, l’ipotesi entra nella pianificazione Ue

Le parole di Lahbib sono l’ultimo passaggio di un percorso avviato da tempo. Il 26 marzo 2025 la Commissione ha presentato la strategia per una «Unione della preparazione» (Preparedness Union Strategy). L’hanno firmata la presidente Ursula von der Leyen, l’Alta rappresentante per la politica estera Kaja Kallas e le commissarie Roxana Mînzatu e la stessa Lahbib.

Il documento comprende 30 misure chiave e individua quattro categorie di rischio. Le prime tre sono i disastri naturali, quelli causati dall’uomo, come pandemie e incidenti industriali, e le minacce ibride, cioè attacchi informatici e campagne di disinformazione. La quarta sono le crisi geopolitiche (guerre).

Tra gli strumenti previsti figurano la cooperazione civile-militare e i partenariati esterni, a partire da quello con la Nato. Ai governi nazionali si chiede di mettere i cittadini in condizione di disporre di scorte essenziali per almeno 72 ore. La preparazione alle crisi dovrebbe entrare anche nei programmi scolastici. L’UK si è già portato avanti, ne ho parlato qui.

La base teorica è il rapporto dell’ex presidente finlandese Sauli Niinistö, pubblicato nell’ottobre 2024. Niinistö propone un’idea di sicurezza che va oltre la difesa militare e chiede all’Unione un «profondo cambiamento di mentalità».

A luglio 2025 sono arrivate due strategie collegate. La prima riguarda gli stoccaggi di beni essenziali: cibo, acqua, carburante, medicinali. La seconda riguarda le contromisure mediche, cioè farmaci, terapie, test diagnostici e dispositivi di protezione. Quest’ultima cita esplicitamente tra gli scenari di riferimento i conflitti armati e le minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari.

Regno Unito e Russia, il clima che accompagna l’annuncio di Bruxelles

L’allarme della Commissione arriva in un contesto già carico di segnali simili. Nel Regno Unito il governo ha diffuso ai cittadini documenti con indicazioni su come prepararsi alle emergenze. Un alto ufficiale delle forze armate britanniche ha parlato pubblicamente della prospettiva di un confronto armato.

Sul versante opposto, oggi il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov è intervenuto proprio sul ruolo di Londra. Mosca ha più volte definito infondata l’ipotesi di un’aggressione russa contro i Paesi dell’Unione o della Nato. Il Cremlino legge il riarmo europeo e la retorica della preparazione come atti ostili, capaci di alimentare la tensione che dichiarano di voler prevenire. Tuttavia, ha detto che se la UE intende scatenare una guerra, la Russia è pronta e che questa guerra sarà molto rapida. Ovviamente il riferimento è alle disponibilità di deterrenza nucleare di Mosca.

Nei prossimi giorni sono previsti nuovi incontri sulla guerra in Ucraina tra i rappresentanti dell’Alleanza Atlantica e quelli di Francia, Germania, Regno Unito e Stati Uniti. Il conflitto è iniziato con l’invasione russa del febbraio 2022, ma affonda le radici nella crisi del Donbass aperta nel 2014. A oltre quattro anni di distanza, la sua dimensione è ormai continentale. L’agenda dei vertici darà una prima misura di quanto pesi la via negoziale rispetto a quella militare.

Preparazione alla guerra, una linea decisa dalla Commissione

I fatti consentono di collocare con precisione l’origine di questa impostazione. Von der Leyen ha annunciato la «Preparedness Union» nei suoi orientamenti politici del luglio 2024, cioè dopo le elezioni europee di giugno. La strategia ha preso la forma di una comunicazione congiunta della Commissione e dell’Alto rappresentante. Si tratta di un atto dell’esecutivo, privo di un voto popolare e di un passaggio legislativo che ne abbia approvato la premessa di fondo.

Le obiezioni sono emerse subito. La Confederazione europea dei sindacati, con la segretaria generale Esther Lynch, ha chiesto che le decisioni coinvolgano le parti sociali anziché calare dall’alto.

In questo quadro va letta la scelta politica. Una cosa è preparare la protezione civile a incendi, alluvioni o pandemie. Altra cosa è trasformare l’ipotesi di una guerra sul suolo europeo in un parametro ordinario della pianificazione pubblica, dalle scorte domestiche alle aule scolastiche. Il conflitto diventa un orizzonte scontato, che va solo preparato e non messo in discussione.

Una svolta di questa portata richiede un mandato che oggi manca. Andrebbe fermata e riportata nelle sedi elettive, il Parlamento europeo e i parlamenti nazionali, prima che la cornice della guerra si consolidi come dato acquisito.

Ma quando mai le guerre le ha decise il popolo, nella storia?

📻 RADIO Caricamento…