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Economia

Euro digitale, Hoskinson avverte: limiti di spesa e discriminazione sulle transazioni

Il fondatore di Cardano: senza un divieto scritto in legge, l’euro digitale potrebbe razionare gli acquisti. La BCE intanto accelera.
Byoblu·08 ottobre 2026
Economia — Byoblu

Il fondatore di Cardano, Charles Hoskinson, ha detto pubblicamente di non fidarsi dell’Unione europea sull’euro digitale. Ha previsto che entro dieci anni la nuova moneta della Banca centrale europea potrebbe introdurre limiti di spesa e consentire «discriminazione sugli asset e sulle transazioni». Lo ha dichiarato il 2 ottobre a New York, al Future of Money, Governance & the Law Summit. L’evento era organizzato dalla Government Blockchain Association, un’associazione che promuove l’uso della blockchain nel settore pubblico, e si è tenuto nella sede delle Nazioni Unite. La sua richiesta è semplice: se le istituzioni giurano che non accadrà, lo scrivano in una legge vincolante.

L’esempio della benzina

Hoskinson ha scelto un’immagine concreta. Ha descritto un cittadino che prova a fare il pieno con 2.000 euro sul conto e si vede rifiutare il pagamento: «Mi dispiace. Hai già acquistato 50 litri di benzina questo mese. Non puoi comprarne altri». Poi la sfida: «Non ci credi? Allora mettete per iscritto in una legge che non lo farete».

Secondo Hoskinson, una CBDC rischia di diventare un «panopticon finanziario». CBDC è la sigla inglese per valuta digitale di banca centrale: denaro pubblico emesso direttamente dall’istituto centrale, in forma solo elettronica. Il panopticon è il carcere ideale in cui un solo guardiano può osservare tutti i detenuti senza essere visto.

Hoskinson ha anche un interesse di parte. Nello stesso intervento ha proposto come alternativa Midnight, una rete per la privacy legata al suo ecosistema. Con un codice adeguato, ha sostenuto, lo standard passa da «non saremo malvagi» a «non possiamo essere malvagi».

Cosa prevede davvero la legge sull’euro digitale

La proposta di regolamento presentata dalla Commissione europea nel 2023 stabilisce che l’euro digitale non deve essere una moneta programmabile. Una moneta programmabile è denaro a cui si possono applicare regole automatiche: scadenze entro cui spenderlo, categorie di beni vietate, tetti per tipo di acquisto. Lo stesso anno l’allora membro del comitato esecutivo della BCE, Fabio Panetta, assicurò ai parlamentari europei che la banca non avrebbe mai limitato dove, quando o a chi le persone possono pagare.

Nessuna di queste garanzie è però vincolante. Il testo è ancora in discussione nei triloghi, i negoziati riservati tra Parlamento europeo, Consiglio (cioè i governi degli Stati membri) e Commissione. Il Parlamento li ha avviati con il voto in plenaria del 9 luglio: 416 favorevoli, 169 contrari. Il 23 giugno la commissione Affari economici e monetari (ECON) aveva approvato il mandato negoziale con 43 sì, 14 no e un astenuto, come abbiamo raccontato qui.

Il terzo round di trattative, il 30 settembre, si è chiuso senza accordo su due punti decisivi: le commissioni a carico dei commercianti e i limiti di detenzione. Da allora potrebbero esserci stati ulteriori sviluppi.

Il tetto ai saldi è già un limite

Il limite di detenzione, in inglese holding limit, è la quantità massima di euro digitali che ciascun cittadino può tenere nel proprio portafoglio elettronico. Nelle prime ipotesi si parlava di 3.000 euro. La bozza parlamentare, come spiegato nel nostro approfondimento su come funziona l’euro digitale, ha rinviato la cifra: i meccanismi andranno definiti entro il 2028. Se un pagamento supera il saldo disponibile, la differenza viene prelevata in automatico dal conto corrente collegato. I commercianti, invece, non potranno trattenere euro digitali: gli incassi finiranno subito sul conto bancario.

Questo meccanismo è diverso dal razionamento della benzina immaginato da Hoskinson. Mostra però un principio già presente nel progetto. Quanto denaro pubblico un cittadino può possedere in forma digitale lo decide un’autorità, con un parametro modificabile. Con il contante, quel parametro non esiste.

Commissioni e costi: chi paga

Per i cittadini i servizi di base saranno gratuiti. Gli esercenti pagheranno commissioni con un tetto massimo, che non potrà superare quanto chiedono oggi Visa, Mastercard o PayPal. Nel testo parlamentare questo principio prende il nome di clausola «no worse-off», cioè «non peggio di adesso». Una banconota da 50 euro, però, passa di mano senza commissioni.

I numeri li ha forniti Piero Cipollone, membro del comitato esecutivo della BCE e responsabile del progetto, in un’audizione davanti alla commissione parlamentare italiana d’inchiesta sulle banche il 19 febbraio. Le banche spenderebbero tra 4 e 6 miliardi di euro in quattro anni per adeguare i sistemi. Secondo Cipollone è circa il 3% di quanto investono ogni anno nella manutenzione informatica. Alla BCE l’avvio costerebbe circa 1,3 miliardi, poi circa 300 milioni l’anno di gestione. Le banche recupererebbero la spesa con le commissioni pagate dai commercianti.

Cipollone e il rischio frammentazione

Martedì Cipollone è tornato a difendere il progetto in un webcast organizzato da Market News International. Ha avvertito che senza una «soluzione di pagamento digitale paneuropea» valida per ogni transazione quotidiana aumenterebbe la frammentazione tra le piattaforme di tokenizzazione. La tokenizzazione è la trasformazione di denaro o titoli in gettoni digitali scambiabili su reti informatiche. Il rischio, nella sua lettura, è che altri soggetti offrano alternative e indeboliscano la «resilienza e sovranità monetaria» europea.

«Il nostro obiettivo non è sostituirci alle banche», ha detto Cipollone. L’euro digitale, ha aggiunto, darebbe loro l’infrastruttura per competere nell’era digitale e «incorporerebbe tutele» a protezione dell’intermediazione bancaria e della stabilità finanziaria. Ha citato anche Pontes e Appia, due iniziative della BCE per regolare con moneta di banca centrale le transazioni tokenizzate tra istituzioni.

Il calendario resta quello noto. Secondo Cipollone la BCE non ha ancora deciso formalmente l’emissione, ma punta a chiudere l’iter legislativo entro fine anno. Seguirebbe una sperimentazione di 12 mesi dalla seconda metà del 2027 e un possibile debutto nel 2029.

La distanza tra promesse e architettura

Negli interventi pubblici della BCE le tutele più dettagliate riguardano le banche e la stabilità finanziaria. Sui confini del potere di chi gestisce il sistema verso i cittadini, il quadro resta affidato a impegni non ancora vincolanti.

I precedenti mostrano quanto sia breve il passo tra infrastruttura di pagamento e pressione politica. Nel 2022 il governo canadese di Justin Trudeau usò la legge sulle emergenze per congelare i conti di centinaia di camionisti in protesta contro le misure anti-Covid, senza passare da un giudice. Nel 2021 PayPal aveva chiuso i conti di attivisti britannici critici verso alcune politiche pubbliche. In quei casi agirono un governo nazionale e aziende private. Con l’euro digitale ogni pagamento passerebbe da portafogli certificati, intermediari abilitati e parametri fissati dall’alto.

Oggi nessun testo prevede restrizioni legate al comportamento del singolo cittadino o a punteggi individuali. I critici però osservano che la possibilità tecnica di programmare il denaro esiste in qualunque valuta elettronica. Un divieto inserito in un regolamento del 2026 può essere modificato da una maggioranza diversa negli anni successivi. È questo il cuore dell’obiezione di Hoskinson: anche una garanzia di legge vale finché nessuno la cambia.

Oltreoceano la strada è diversa. Stando a quanto riportato da BeInCrypto, il Senato degli Stati Uniti ha approvato un divieto temporaneo sulle CBDC valido fino al 2030. In Europa i negoziatori torneranno al tavolo con due nodi ancora aperti: il tetto ai saldi e le commissioni per i commercianti.

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