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Tecnologia

«Europe 2031»: lo scenario che allarma Bruxelles sul ritardo europeo nell’IA

Un gruppo di ricercatori e think-tank ha pubblicato un documento che prefigura la marginalizzazione dell’UE entro cinque anni. Il dibattito è già arrivato nei corridoi del Parlamento europeo.
Byoblu·20 giugno 2026
Tecnologia — Byoblu
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Un gruppo di ricercatori nel campo dell’intelligenza artificiale, analisti di think-tank e investitori ha reso pubblico un documento di scenario dal titolo «Europe 2031», costruito come narrazione speculativa che descrive come l’Europa potrebbe perdere rilevanza strategica e tecnologica nel giro di cinque anni a causa del proprio ritardo nello sviluppo dell’IA. Il testo, pubblicato il 16 giugno 2026, si è diffuso rapidamente negli ambienti istituzionali europei, arrivando a essere citato — stando a quanto riferito dagli stessi autori — in incontri diplomatici tra funzionari britannici e tedeschi e nelle discussioni di alcuni parlamentari europei.

Il contenuto del documento

Lo scenario si svolge attraverso la prospettiva di un’immaginaria funzionaria europea di Bruxelles e racconta come tre errori di valutazione compiuti nel 2025 avrebbero innescato una spirale negativa: la sottovalutazione della velocità di avanzamento dell’IA, della profondità del suo impatto sistemico e la sovrastima della capacità europea di recuperare il divario.

Nello scenario immaginato dagli autori, tra il 2026 e il 2031 si succederebbero: un’ondata di attacchi ransomware scatenati da modelli AI disponibili liberamente, un sistema di razionamento americano dell’accesso alle infrastrutture di calcolo differenziato per paese, l’acquisizione da parte di aziende statunitensi di produttori europei in difficoltà nel settore automobilistico e manifatturiero, e una crescita del debito pubblico accompagnata da spinte centrifughe all’interno dell’Unione. Il documento si chiude con tre opzioni che definisce «tutte scomode»: diventare di fatto un protettorato americano, orientarsi verso la Cina oppure isolarsi.

Gli autori citano come riferimento lo scenario «AI 2027» ma precisano che «Europe 2031» è un’opera indipendente. Tra i contributori figurano Daan Juijn della Fondazione Arq di Bruxelles, Stan van Baarsen del Delta Institute, Judith Dada di Visionaries Club, Lily Stelling dell’Oxford Martin AI Governance Initiative, Philip Fox del KIRA Center, Alex Petropoulos sempre di Arq Foundation e Michiel Bakker del MIT e Google DeepMind. Tutti dichiarano di aver partecipato a titolo personale. Il giornalista scientifico Tom Chivers ha contribuito alla forma narrativa del testo.

La risposta europea e il contesto

Il documento è stato pubblicato un giorno prima che l’amministrazione Trump annunciasse restrizioni all’accesso da parte di «stranieri» al modello AI «Fable» sviluppato da Anthropic — una circostanza che gli autori ritengono confermi almeno in parte le premesse del loro ragionamento. Il co-autore Maximilian Negele, ex ricercatore della RAND Corporation, ha dichiarato al Guardian di vedere nello sviluppo europeo «un tamponamento a rallentatore».

La principale proposta concreta del documento riguarda la costruzione accelerata di data center europei, preferibilmente in zone dedicate dove pianificazione e approvvigionamento energetico siano semplificati. Alex Petropoulos, co-autore, sostiene che l’offerta globale di data center è strutturalmente rigida e che la domanda europea deve manifestarsi con urgenza.

Non mancano però le voci critiche. Nicolás Casares, eurodeputato spagnolo, ha commentato che alcune delle situazioni descritte potrebbero effettivamente verificarsi, pur ritenendo che «gli autori alzino un po’ troppo gli allarmi per richiamare l’attenzione». Ha poi sollevato una domanda più sostanziale: «Qual è il valore aggiunto di avere data center di OpenAI o Anthropic in Europa? Stiamo acquistando una narrativa secondo cui servono molti data center per non perdere la corsa all’IA. Ma questo è contraddittorio: stiamo spianando la strada a infrastrutture che useranno loro».

Anche il Guardian, che ha dedicato un’analisi al fenomeno, osserva come alcuni dei dati citati nel documento — tra cui accordi multimiliardari tra OpenAI, Nvidia e Oracle — siano nel frattempo saltati o si siano rivelati incerti, il che pone interrogativi sull’attendibilità delle premesse fattuali dello scenario.

Il rischio cyber come conferma indiretta

Parallelamente alla diffusione del documento, il tema del ritardo europeo nell’IA trova riscontri concreti sul fronte della sicurezza informatica. Frank Elderson, membro del Comitato esecutivo della Banca centrale europea, ha recentemente avvertito gli istituti bancari del continente che l’intelligenza artificiale consente oggi di condurre attacchi informatici in poche ore, contro le settimane necessarie in precedenza. Giovanni Miragliotta, direttore dell’Osservatorio Artificial Intelligence del Politecnico di Milano, ha dichiarato all’Espresso che «in una fase pre-bellica come quella attuale, cfr: [L’Europa si prepara alla Guerra entro il 2030] il ritardo europeo su IA rispetto a Stati Uniti e Cina è un rischio enorme».

Il nodo della credibilità e il dibattito aperto

Il documento si inserisce in un genere ormai consolidato di scenari speculativi sull’IA che, pur prodotti da figure non necessariamente di primo piano, raggiungono i livelli più alti della policy. Il precedente «AI 2027», che culminava con una superintelligenza che elimina l’umanità, era stato letto dal vicepresidente americano JD Vance. Il valore di questi esercizi intellettuali resta controverso: da un lato stimolano la riflessione strategica, dall’altro rischiano di semplificare dinamiche complesse o di fare previsioni basate su dati incerti.

Gli autori di «Europe 2031» stessi anticipano questa obiezione, incorporando nella narrativa i dubbi di chi ritiene l’IA una bolla speculativa, per poi mostrare come i personaggi che la pensano così finiscano per avere torto. Una scelta narrativa che, a seconda dell’angolazione, può essere letta come onestà intellettuale o come una forma di immunizzazione preventiva alle critiche.

I prossimi sviluppi attesi riguardano le risposte istituzionali europee: il Parlamento europeo e la Commissione stanno discutendo le priorità di investimento in infrastrutture digitali, mentre la BCE prosegue il proprio lavoro di sensibilizzazione delle banche sui rischi cyber legati all’IA.

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