Figc, Galliani sfida Malagò: all’ex Coni solo 11 club di A

Adriano Galliani ha presentato oggi la candidatura ufficiale alla presidenza della Figc, la Federazione italiana giuoco calcio. Sarà una sfida a due con Giovanni Malagò, presidente uscente e, dopo il commissariamento deciso dal Coni a inizio ottobre, commissario di sé stesso. L’ex dirigente del Milan corre con la spinta di Beppe Marotta, presidente dell’Inter, e con l’accredito dell’Associazione italiana calciatori (Aic). Malagò risponde con l’appoggio di appena 11 club di Serie A, il minimo indispensabile per potersi presentare. Più che un confronto fra programmi, la conta delle firme fotografa una federazione contesa fra due cordate di potere e un consenso fragile proprio per chi la guida già.
Elezioni Figc, i soli 11 club che firmano per Malagò
Le società che hanno sottoscritto il modulo a sostegno dell’ex presidente del Coni sono Roma, Napoli, Monza, Lecce, Torino, Udinese, Fiorentina, Bologna, Frosinone, Genoa e Parma. Dalla parte di Galliani si sono schierate Inter, Atalanta e Como. Sei club restano alla finestra: Juventus, Milan, Cagliari, Sassuolo, Venezia e Lazio.
Malagò, che in Lega aveva respinto le manovre di Marotta, puntava ad allargare il fronte dei consensi. Si è fermato a undici. Tradotto nel sistema di voto ponderato della federazione, il suo pacchetto vale al momento circa il 10% dei voti complessivi: non rappresenta nemmeno l’intera Serie A, la lega su cui la sua candidatura si regge.
Galliani contro Malagò, il caso della doppia firma del Genoa
La soglia è stata raggiunta con un passaggio controverso. Il Genoa aveva inizialmente firmato per Galliani, poi ha revocato l’adesione tramite posta elettronica certificata ed è passato con Malagò. Il dettaglio pesa: con dieci squadre, Malagò non potrebbe candidarsi.
Negli ambienti federali ci si è chiesti se la revoca potesse avere conseguenze legali, fino all’annullamento della delega. Galliani, pur avendo già l’accredito dei calciatori, avrebbe allegato alla propria candidatura anche la firma del Genoa insieme a quelle di Inter, Atalanta e Como, proprio per sollevare la questione. Il paradosso è evidente per un presidente che arriva da una lunga contesa su una candidatura irregolare, quella che ha portato al commissariamento di ottobre.
Le regole, in questo caso, sembrano dalla parte di Malagò. La firma di sostegno è una manifestazione di adesione e non un contratto, quindi può essere revocata. Inoltre la prima delega del Genoa non è mai stata utilizzata, perché Galliani si è presentato con l’accredito dell’Aic e non come candidato della Serie A.
A esaminare la pratica sarà la nuova commissione per la verifica dei requisiti, presieduta dal generale Parrinello. L’organismo si occupa di aspetti formali e non entrerà nei presunti conflitti d’interesse attribuiti a Galliani da alcuni organi di stampa: la partecipazione del figlio Gianluca in una società di fantasy game e l’attività di procuratore del figlio della compagna.
Galliani e il peso di calciatori e allenatori
Il vantaggio numerico, sulla carta, è del dirigente brianzolo. Se Galliani ottenesse il sostegno compatto dei calciatori e dell’Associazione italiana allenatori calcio (Aiac), partirebbe da una base stimata del 30-35% dei voti. Un margine importante, che da solo non chiude la partita.
Il profilo del candidato va letto per intero. Galliani è stato per decenni l’uomo di fiducia di Silvio Berlusconi alla guida del Milan, ha presieduto la Lega Calcio ed è stato senatore di Forza Italia. Conosce il palazzo del calcio e quello della politica dall’interno. La sua candidatura nasce dall’iniziativa di Marotta, cioè del dirigente che in Lega ha già perso il braccio di ferro con Malagò: l’appoggio dell’Inter è anche la prosecuzione di quello scontro con altri mezzi.
Figc, l’ago della bilancia nelle leghe minori
La partita si deciderà fuori dalla Serie A. Saranno determinanti la Serie B e soprattutto la Lega Pro e i Dilettanti, molto legati fra loro e finora attendisti. Il nome chiave è quello di Giancarlo Abete: con la Lega nazionale dilettanti controlla il 34% dei voti. Quattro mesi fa si era candidato contro Malagò, oggi appare più vicino a lui che ai calciatori schierati con Galliani.
Il quadro resta frammentato e difficile da prevedere. A complicarlo si aggiunge Claudio Lotito, presidente della Lazio e senatore di Forza Italia, che dopo anni di assenza ha ripresentato la propria candidatura al consiglio federale.
Federcalcio, due candidati dentro lo stesso sistema
La scelta che si profila è fra due figure cresciute nel cuore del potere sportivo italiano. La gestione Malagò porta con sé il commissariamento per la candidatura irregolare, la mancata nomina di Andrea Pirlo a commissario tecnico dopo le polemiche politiche e le dimissioni di Paolo Maldini e Leonardo: passaggi in cui le decisioni sono sembrate maturare fuori dalle sedi proprie e sotto la pressione esterna. Galliani offre l’esperienza di un dirigente vincente, ma è espressione di una stagione in cui calcio e partiti si sono intrecciati fino a sovrapporsi.
Nessuno dei due progetti, per come si presenta oggi, contiene una proposta esplicita per restituire autonomia alla federazione. Entrambi si misurano sul terreno delle deleghe, delle revoche e delle alleanze fra leghe. È lo stesso terreno su cui si è consumato il declino di un movimento rimasto fuori da tre Mondiali consecutivi, con vivai trascurati, investimenti milionari su calciatori stranieri e giovani italiani che faticano a trovare spazio e quindi a maturare.
Il prossimo passaggio formale spetta alla commissione Parrinello, chiamata a validare le candidature. Quello politico è nelle mani di Abete e delle leghe minori, che decideranno chi guiderà il calcio italiano dopo l’ennesima estate senza Nazionale ai Mondiali.