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Melania Trump, russi e ucraini alla Casa Bianca. La nota: «Momento straordinario». Ma la tregua è finita

Giovedì la first lady ospita alla Casa Bianca i rappresentanti di Mosca e Kiev. Dietro il caso Oleshky c’è la partita negoziale di Trump con Putin
Byoblu·03 novembre 2026
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Giovedì alle 11 ora di Washington, le 17 in Italia, Melania Trump riceverà alla Casa Bianca rappresentanti di Russia e Ucraina. L’annuncio è arrivato oggi con una nota ufficiale. La first lady terrà un intervento sul cessate il fuoco locale di Oleshky, cittadina della regione di Kherson sotto controllo russo. La tregua si è già conclusa domenica. Non è stato reso noto chi parlerà a nome di Mosca e di Kiev. La comunicazione coincide con la giornata delle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, che si tengono proprio oggi.

La Casa Bianca ha scelto toni solenni. Secondo la nota, la first lady «porterà personalmente alla Casa Bianca i rappresentanti di Russia e Ucraina, due nazioni attivamente in guerra», in quello che viene definito «un momento straordinario nella storia americana». Il comunicato attribuisce a Melania Trump il merito di aver «avviato in modo indipendente il dialogo tra i due Paesi in guerra» e di aver ottenuto la tregua a Oleshky e nell’area circostante. La Casa Bianca parla di un’iniziativa diplomatica «senza precedenti» per una first lady.

Melania Trump e la tregua di Oleshky: i termini concordati

Il 23 ottobre Washington aveva annunciato un’intesa fra Mosca e Kiev per fermare i combattimenti e permettere ai residenti, soprattutto anziani, di lasciare la città. La pausa è scattata alle 3 del mattino del 27 ottobre. Negoziatori e militari delle due parti l’hanno confermata con dichiarazioni separate. Si è chiusa il 1° novembre.

Secondo le stime circolate negli Stati Uniti, in città erano bloccate fino a 2.000 persone. Cibo e medicinali scarseggiavano, e mine e droni impedivano qualsiasi uscita. L’evacuazione è partita il 30 ottobre su un percorso tortuoso. I civili hanno attraversato la Crimea fino ad Anapa, nella regione russa di Krasnodar. Da lì sono volati a Gomel, in Bielorussia, e hanno proseguito in autobus verso l’Ucraina. I residenti potevano scegliere se trasferirsi in Russia o in Ucraina.

La missione è stata seguita da due figure istituzionali. Per Mosca c’era la commissaria russa per i diritti umani Yana Lantratova. Per Kiev il difensore civico ucraino Dmytro Lubinets, che si è recato di persona a Oleshky. Alcune centinaia di evacuati sono arrivati in territorio ucraino il 31 ottobre. Quante persone abbiano accettato di partire, in totale, resta però sconosciuto. A tregua conclusa, Lubinets ha dichiarato che «entrambe le parti hanno rispettato i propri impegni».

Allo stato attuale, gli unici termini documentati sono questi: una sospensione delle ostilità limitata a una città e ai suoi dintorni, di pochi giorni, con finalità esclusivamente umanitarie. Nessuna fonte riferisce di una proposta di cessate il fuoco generale pronta per il tavolo di giovedì. Domenica la first lady ha scritto su X di sperare che Oleshky «serva da base per una pace duratura tra le due nazioni».

Casa Bianca e Oleshky, chi ha costruito davvero l’intesa

La versione ufficiale lascia aperte alcune questioni. Secondo una ricostruzione della stampa francese ripresa dal sito russo indipendente Meduza, la missione sarebbe stata preparata dai servizi di intelligence russi e ucraini. Solo in un secondo momento sarebbe stata presentata come frutto della mediazione della first lady. La testata di Hong Kong HK01 colloca invece l’avvio dei contatti a settembre, durante l’Assemblea generale delle Nazioni Unite.

All’estero la notizia viene raccontata in modi molto diversi. L’agenzia russa Sputnik la presenta come l’evento sulla «missione umanitaria ad Aleshki», usando il nome russo della città. La stampa di Hong Kong insiste sul precedente diplomatico raro per una first lady. Meduza mette invece in evidenza i punti oscuri, a partire dall’identità dei rappresentanti attesi a Washington. Il canale personale di Melania Trump con Mosca non è nuovo. Già lo scorso anno la first lady aveva rivendicato un contatto diretto con Vladimir Putin sul ricongiungimento di alcuni bambini ucraini con le famiglie.

Oleshky e Kherson, la guerra sul Dnipro dal 2022

Oleshky si trova sulla riva sinistra del Dnipro, di fronte alla città di Kherson. È stata occupata nei primi giorni dell’offensiva russa del febbraio 2022. Nell’autunno di quest’anno le condizioni di vita erano diventate critiche: mancavano cibo, elettricità e assistenza sanitaria adeguata.

Il conflitto, però, ha radici più lontane. Nel 2014 le proteste di piazza Maidan portarono alla caduta del presidente filorusso Viktor Yanukovych. Seguirono l’annessione russa della Crimea e la guerra nel Donbass fra Kiev e le milizie separatiste filorusse. Gli accordi di Minsk, pensati per chiudere quella fase, non furono mai applicati. Mosca ha sempre motivato le proprie scelte con l’allargamento della NATO verso est e con la richiesta di un’Ucraina neutrale.

Trump e Putin, la mediazione USA passa dai canali umanitari

L’evento di giovedì si inserisce nella strategia con cui Donald Trump cerca di presentarsi come mediatore fra Mosca e Kiev. È una linea che rompe con quella dell’amministrazione precedente, fondata sul sostegno militare illimitato all’Ucraina. In questo quadro, un tavolo umanitario serve a costruire fiducia senza toccare subito i nodi più duri: territori, garanzie di sicurezza, sanzioni.

Molti osservatori ricordano un precedente: un’occasione negoziale c’era già stata. Nella primavera del 2022 i colloqui di Istanbul si erano spinti fino a una bozza di intesa. David Arakhamia, capo della delegazione ucraina, ha poi dichiarato che l’allora premier britannico Boris Johnson invitò Kiev a continuare a combattere. Per chi legge la guerra come un conflitto prolungato dall’Occidente, quel passaggio resta decisivo. La disponibilità di Mosca a sedersi a un tavolo patrocinato dalla Casa Bianca conferma che il Cremlino considera Washington l’interlocutore principale, più di Kiev e di Bruxelles.

Ucraina e terre rare, gli interessi dietro la diplomazia

La pace ha anche un contenuto economico. Il 30 aprile 2025 Stati Uniti e Ucraina hanno firmato l’accordo sui minerali critici, che istituisce un fondo congiunto alimentato dai proventi delle risorse naturali ucraine, terre rare comprese. Nello stesso periodo Putin si era detto pronto a offrire agli americani progetti comuni sulle terre rare, anche nei territori che Mosca considera ormai russi. Una parte rilevante dei giacimenti si trova proprio nelle regioni contese. Ogni linea del fronte congelata decide quindi anche chi sfrutterà quelle risorse e con quali partner.

Europa e Ucraina, cosa comporta un accordo

Per Kiev, un’intesa costruita sui rapporti di forza attuali significherebbe con ogni probabilità rinunciare a una parte del territorio. L’Europa rischia di restare ai margini. Bruxelles ha puntato sul riarmo con il piano da 800 miliardi di euro presentato nella primavera del 2025. Intanto Washington e Mosca trattano direttamente e si dividono le opportunità economiche del dopoguerra. Ai Paesi europei potrebbe restare soprattutto il conto della ricostruzione e della sicurezza ai confini orientali.

Il 24 ottobre, dopo aver votato in anticipo per le elezioni di metà mandato a Palm Beach, la first lady aveva lasciato aperta l’ipotesi di una visita in Ucraina per vedere da vicino gli effetti della tregua. «Vedremo», aveva risposto ai giornalisti. Il presidente aveva aggiunto che il viaggio potrebbe realizzarsi.

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