— 📻 Radio Byoblu Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter Petizioni 👤 Area utente ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
byoblu
Politica

Meloni: sostegno a Kiev, prezzo politico ma non cambio posizione

Nel libro di Vespa la premier ammette il dissenso di parte dell’elettorato. Salvini chiede lo stop agli aiuti, il decreto scade il 31 dicembre
Byoblu·30 ottobre 2026
Politica — Byoblu

Giorgia Meloni ammette che il sostegno all’Ucraina può costarle consenso e conferma la linea del governo. La presidente del Consiglio lo scrive in un passaggio del nuovo, immancabile, libro di Bruno Vespa e anticipato oggi. «Sono perfettamente consapevole che il nostro appoggio all’Ucraina può avere un prezzo politico, che possa esserci anche una parte del nostro elettorato che non è d’accordo, ma non intendo cambiare posizione».

È la prima volta che la premier riconosce in modo così esplicito una distanza tra la scelta dell’esecutivo e una quota dei propri elettori. La giustificazione è affidata a un argomento di interesse nazionale: «Io non sostengo l’Ucraina semplicemente per gli ucraini. Lo faccio per l’Italia. Un contesto internazionale nel quale vige solo la legge di chi è militarmente più forte non conviene alla nostra Nazione. Non è un’opinione politica, è un dato di fatto».

Stando alle anticipazioni diffuse dalle agenzie, nel libro Meloni richiama anche scenari alternativi giudicati più spaventosi e definisce la scelta di sostenere Kiev giusta e doverosa.

Meloni e Salvini, la distanza sugli aiuti all’Ucraina

Le parole arrivano a pochi giorni dal congresso della Lega, che ha confermato Matteo Salvini alla guida del partito. Dal palco il vicepremier ha chiesto un cambio di rotta: «Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina». Salvini ha annunciato l’intenzione di portare la questione in Consiglio dei ministri.

Meloni aveva già risposto al termine del Consiglio dei ministri dedicato alla manovra, scegliendo di evitare lo scontro diretto. «Io penso che un congresso sia il luogo per antonomasia in cui si esprime la propria sensibilità, faccio i complimenti per la rielezione a Matteo Salvini e penso che abbia tutto il diritto di segnalare un sentimento, un umore della sua base». Subito dopo, la precisazione sulla rotta: «L’orientamento prevalente della sensibilità della maggioranza di governo è che per garantire la pace il modo migliore sia continuare a sostenere l’Ucraina per cui non prevedo che quella sintesi cambi».

Sulla stessa linea si sono ovviamente collocati il ministro degli Esteri Antonio Tajani, che ha confermato l’intenzione di procedere con un nuovo pacchetto di aiuti militari, e il ministro della Difesa Guido Crosetto, che ha escluso modifiche all’impostazione italiana.

Decreto armi all’Ucraina, la scadenza del 31 dicembre

Il confronto dentro la maggioranza ha una data precisa. Il quadro normativo che autorizza la cessione di materiali militari a Kiev scade il 31 dicembre e il governo dovrà decidere se rinnovarlo. In quella sede la posizione della Lega passerà dalle dichiarazioni congressuali al voto in Consiglio dei ministri e poi in Parlamento.

È lì che il «prezzo politico» evocato dalla premier si svela (ma anche alle elezioni dei prossimi mesi). Dal 2022 gli elenchi dei materiali inviati sono coperti da classifica di segretezza, e questo ha reso il dibattito pubblico sugli aiuti povero di dati verificabili. Una parte dell’opinione pubblica contesta da tempo il costo per i contribuenti e la scarsa trasparenza delle decisioni, chiedendo che le risorse vengano destinate a welfare e servizi.

Ucraina, il negoziato di Abu Dhabi e le garanzie di sicurezza

Sul piano diplomatico si registra un movimento. Volodymyr Zelensky si è detto disponibile a discutere anche delle garanzie di sicurezza chieste da Mosca, rinviandole però a dopo la soluzione del conflitto: «Prima dobbiamo risolvere la questione di questa guerra e solo poi cercare risposte alle richieste che la Russia solleva sulla base delle sue proprie opinioni e aspettative sulla sicurezza». Il presidente ucraino ha indicato gli Stati Uniti come mediatori e ha chiesto un coinvolgimento diretto dell’Europa se le garanzie dovessero chiamare in causa i Paesi europei.

Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha confermato che il tema sarà affrontato in un incontro trilaterale ad Abu Dhabi a novembre. Le distanze tra le parti restano ampie, a partire dalle condizioni per un cessate il fuoco.

Meloni, il prezzo politico e l’elettorato che dissente

La sortita nel libro di Vespa mette nero su bianco che Meloni, che sul fronte interno ha finora gestito la coalizione con misura, è disposta a pagare un costo elettorale pur di mantenere la collocazione internazionale assunta dal 2022, coerente con l’asse euroatlantico e con le scelte di Washington (anche se recentemente Washington sta rovesciando il tavolo).

La formula del «dato di fatto» merita attenzione. Presentare il sostegno militare come una necessità oggettiva sottrae la questione al terreno della scelta politica, proprio mentre la premier riconosce che una parte dei suoi elettori la pensa diversamente. Salvini, che la stessa Meloni ha descritto come interprete di «un umore della sua base», si propone ora di rappresentare quel dissenso dentro al Governo.

Ma presto sarà tempo di passare dalle parole ai fatti. Il calendario mette in fila il tavolo di Abu Dhabi a novembre e il rinnovo del decreto entro fine anno. È lì che il prezzo di queste scelte si consumerà, prima ancora che alle urne.

📻 RADIO Caricamento…