E mentre il popolo dice no alla guerra, Tajani e Crosetto annunciano nuovi pacchetti di aiuti a Kiev. Ecco tutti i soldi che abbiamo dato a Zelensky
Il Governo Meloni ha pronto un nuovo pacchetto di aiuti militari all’Ucraina, il primo del 2026. Lo ha annunciato il ministro degli Esteri Antonio Tajani: «È pronto già il prossimo pacchetto di tipo militare che invieremo quanto prima a Kiev». Ieri, a Parigi, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha confermato la linea: «La linea dell’Italia sull’Ucraina non può cambiare». È la risposta a Matteo Salvini. Riconfermato segretario della Lega fino al 2030, dal congresso di Milano ha chiesto ai delegati, con un voto per alzata di mano, il mandato di portare in Consiglio dei ministri una posizione precisa: «Non possiamo continuare a mandare soldi e armi all’Ucraina».
Lo scenario: Washington tratta con Mosca, Kiev perde sponde
L’annuncio arriva mentre il quadro internazionale si muove in un’altra direzione. Donald Trump ha appena chiuso con Vladimir Putin un accordo sulle forniture di diesel russo, definito su Truth un colloquio «di grande successo». Zelensky ha reagito parlando di «evidente debolezza». Da maggio il Pentagono ha avviato la riduzione delle truppe americane in Europa, senza avvisare gli alleati.
A Mosca, il consigliere di Putin Jurij Ušakov ha descritto il metodo americano: «Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione potesse costringere Kiev a obbedire. Finora non ha funzionato». A novembre è previsto un incontro a tre tra Stati Uniti, Cina e Russia negli Emirati. Zelensky si dice «pronto» ai colloqui tecnici, ma teme di arrivare al vertice tra leader con le sanzioni contro Mosca già revocate.
Intanto Elon Musk, proprietario della rete satellitare Starlink usata dall’esercito ucraino (la versione militare si chiama Starshield), ha detto che per Zelensky è arrivato il momento di dimettersi. Al Congresso il repubblicano Mitch McConnell accusa Trump di un «atteggiamento ossequioso» verso Mosca. Kiev, che stima in 155 miliardi il costo della guerra nel 2027, chiede all’Europa 70 miliardi.
Anche l’Europa è inquieta. Diversi governi attribuiscono alla Russia, come da manuale, una parte dei disordini nelle loro piazze. Putin replica che quelle accuse dimostrano «la debolezza e l’incapacità di alcuni dei loro leader di assumersi la responsabilità di quanto sta accadendo».
Le proteste agitano le piazze e infuocano le città. Chiedono un immediato stop ai tamburi di guerra e di dirottare le risorse verso scuole, ospedali, infrastrutture e wellfare.
E in tutto questo, cosa dicono Tajani e Crosetto?
Tajani, a margine di una visita alla caserma Montebello di Milano: «Siamo dalla parte dell’Ucraina e continueremo ad aiutarla finché sarà necessario». Spera in un incontro tra Zelensky e Putin, «magari con una presenza americana ed europea», ma avverte: «La pace non può significare la sconfitta dell’Ucraina».
Crosetto ha parlato a Parigi, al vertice E5, il gruppo dei ministri della Difesa di Francia, Germania, Italia, Polonia e Regno Unito: «È un impegno che ci siamo presi sia a livello internazionale che europeo e Nato. L’aiuto all’Ucraina non è un aiuto ad una terza nazione, ma innanzitutto un aiuto al nostro futuro, alla nostra sicurezza». La dichiarazione finale dell’E5 promette «più responsabilità» europea dentro la NATO. Non indica cifre né scadenze. Il prossimo appuntamento è a Roma, a marzo 2027.
Il percorso del pacchetto è già scritto. Le armi non passano dal Consiglio dei ministri: vengono decise con un decreto interministeriale secretato, cioè con contenuti non pubblici. Crosetto ha spiegato che nel 2026 nessun pacchetto è stato formalizzato finora, perché gli aiuti rispondono «alle precise richieste ucraine». Entro il 31 dicembre il Governo deve invece approvare il decreto legge che proroga l’autorizzazione agli invii. Lo scorso anno passò il 29 dicembre, con Salvini assente. La Lega ottenne di inserire la «priorità» per i materiali logistici, sanitari, civili e di difesa aerea.
Roberto Vannacci, oggi alla guida di Futuro Nazionale, ha già posto l’alternativa: «Salvini sembra essersi vannaccizzato… sarà il solito bluff?». Poi l’annuncio: «Noi di Futuro Nazionale voteremo convintamente No al decreto».
Quanto ha dato l’Italia all’Ucraina dal 2022
Sulle armi, il valore dei materiali ceduti non è pubblico: gli elenchi sono coperti da segreto. Sui soldi, invece, le fonti ufficiali (Farnesina, Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo-AICS, Camera, Consiglio UE) consentono di ricostruire il quadro. Con un’avvertenza: annunci, stanziamenti e pagamenti effettivi sono fasi diverse. Molti pacchetti contengono interventi elencati anche singolarmente. Per questo le tabelle non si sommano tra loro.
Governo Draghi (fino al 22 ottobre 2022)
| Intervento | Quando | Importo | Natura e stato |
|---|---|---|---|
| Sovvenzione al bilancio dello Stato ucraino | 27 febbraio 2022 | 110 milioni | Dono, erogato |
| Prestito per gli stipendi del personale scolastico | agosto 2022 | 200 milioni | Prestito a tasso zero in 15 anni, erogato il 12 agosto |
| Contributi ad agenzie ONU e Croce Rossa | aprile 2022 | 26 milioni | Dono, anche per i Paesi vicini |
| Bando AICS di primissima emergenza | giugno 2022 | 14 milioni | Budget del bando, oltre 12 milioni assegnati a 14 progetti |
| Garanzia sull’assistenza macrofinanziaria UE (prestiti europei a Kiev) | settembre 2022 | fino a 700 milioni | Garanzia: un rischio potenziale, non un esborso |
Il dato più solido: 310 milioni versati direttamente nelle casse di Kiev, 110 a fondo perduto e 200 a prestito.
Governo Meloni: i grandi pacchetti annunciati
| Pacchetto | Quando | Importo | Composizione |
|---|---|---|---|
| Conferenza Italia-Ucraina, Roma | 26 aprile 2023 | 160 milioni | 100 a credito, 60 a dono |
| Interventi per l’economia ucraina nel 2023 | 2023 | 274 milioni | Prestiti, garanzie e sovvenzioni |
| Conferenza sulla ricostruzione, Berlino | 11 giugno 2024 | 140 milioni | Doni e crediti |
| Conferenza sulla ricostruzione, Roma | 10-11 luglio 2025 | 314 milioni | Fondi pubblici mobilitati, di cui 150 della Cooperazione |
| Pacchetto energetico invernale | fine 2025 | circa 100 milioni | Acquisti e forniture energetiche |
| Energia e sminamento | 9 giugno 2026 | 40 milioni | Stanziamento annunciato |
Governo Meloni: gli interventi tracciabili
| Intervento | Importo | Stato |
|---|---|---|
| Credito a Ukrhydroenergo, società idroelettrica statale, con Cassa depositi e prestiti e BERS (Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo) | 100 milioni | Prima tranche erogata ad aprile 2025 |
| Fondo BERS per Ukrenergo, gestore della rete elettrica | 10 milioni | Confermato |
| Programma umanitario Ucraina e Paesi limitrofi | 46,5 milioni | 42,2 utilizzati |
| Emergenza per popolazioni vulnerabili e sminamento | 45 milioni | 10,8 utilizzati |
| Fondo internazionale di sostegno energetico (UESF) | 23 milioni | Utilizzati |
| Patrimonio culturale di Odessa | 45 milioni | Di cui 32,5 per sei siti e 9,4 per un masterplan affidato all’Università di Perugia |
| Irrigazione nella regione di Odessa | 6 milioni | Accordo ratificato a gennaio |
| Fondo per la resilienza economica dell’IFC, braccio della Banca mondiale per il settore privato | 100 milioni a fondo perduto | Annunciato |
| Dono al bilancio vincolato ad acquisti da imprese italiane | 50 milioni | Stanziato nella legge di bilancio 2026 |
| Ricostruzione di abitazioni con la Banca di sviluppo del Consiglio d’Europa | 50 milioni | Firmato a giugno |
| Diagnostica ferroviaria | 10 milioni | Deliberato a dicembre 2025 |
| Programma agroalimentare | 9 milioni | 2,5 utilizzati |
| Sminamento umanitario con l’UNDP, programma ONU per lo sviluppo | 2,65 milioni | Utilizzati |
| Ospedale pediatrico di Odessa | 2,35 milioni | 2,1 utilizzati |
| Energia verde con l’UNEP, programma ONU per l’ambiente | 2 milioni | 1,5 utilizzati |
Garanzie e strumenti finanziari
| Strumento | Importo | Cosa significa |
|---|---|---|
| Garanzia al fondo BEI «EU for Ukraine» (2023) | 100 milioni | Esposizione, non pagamento |
| Garanzie TERRA UKRAINE (marzo 2026) | fino a 100 milioni | Parere favorevole, concessione non accertata |
| Interessi sul prestito UE a Kiev del 2023 | circa 69,1 milioni | Quota italiana massima stimata per il 2024 |
| SACE, assicurazione pubblica all’export | fino a 1,5 miliardi | Capacità assicurativa |
| SIMEST, finanziaria pubblica per le imprese | 300 milioni | Riserva per imprese italiane nella ricostruzione |
La parte militare che passa da Bruxelles
L’Italia finanzia lo Strumento europeo per la pace (EPF), il fondo con cui l’UE rimborsa agli Stati le armi consegnate a Kiev. I versamenti italiani coprono anche missioni in altri Paesi, quindi non vanno attribuiti per intero all’Ucraina.
| Anno | Stanziato | Pagato | Governo |
|---|---|---|---|
| 2022 | 76,9 milioni | 63,7 milioni | Draghi e Meloni |
| 2023 | 89,9 milioni | 89,9 milioni | Meloni |
| 2024 | 381,3 milioni | 376,3 milioni | Meloni |
| 2025-2027 | Incrementi di 258,9, 265,7 e 274 milioni | — | Meloni, legge di bilancio 2024 |
Ieri il Consiglio UE ha sbloccato altri 4,7 miliardi di rimborsi per armi già consegnate e 230 milioni per la missione europea di addestramento dei soldati ucraini. Il totale EPF per Kiev sale a 10,8 miliardi.
Il dato complessivo e i 90 miliardi
Il 17 settembre la Farnesina ha dichiarato 3,2 miliardi di aiuti civili italiani dall’inizio dell’invasione, di cui 240 milioni per l’energia. Restano fuori l’accoglienza dei profughi in Italia, con 174,4 milioni nel 2022 e 137,9 nel 2023 per i soli centri di accoglienza straordinaria, e 274 milioni di misure di assistenza per il 2024.
I «90 miliardi» citati da Salvini corrispondono al prestito UE per il 2026-2027, finanziato sui mercati da 24 Stati: 30 miliardi per l’economia ucraina, 60 per la difesa. La quota italiana non è certificata, ma sappiamo che questa estate l’Unione Europea metteva pressione all’Italia per approvare l’indebitamento di 15 miliardi. Si aggiungono la Ukraine Facility da 50 miliardi e il prestito G7 garantito dagli attivi russi congelati.
Una linea che non ascolta nessuno
Per il Governo, la guerra in Ucraina è una minaccia diretta alla sicurezza europea. Anche la NATO, con la vicesegretaria generale Radmila Shekerinska, chiede agli alleati più difesa aerea per Kiev.
Intorno a questo argomento, però, il quadro è cambiato. La potenza che guida l’Alleanza (gli USA) tratta con Mosca e compra il suo diesel. Washington organizza il tavolo a tre, mentre gli europei promettono «responsabilità» senza cifre. Lo stesso Zelensky dice di essere pronto a una pace che congeli i confini attuali. Proseguire come se nulla fosse diventa escalation per inerzia, con l’Italia esposta e senza voce nel negoziato vero.
Poi c’è il metodo. Il contenuto delle armi è segreto e non passa dal Consiglio dei ministri. Un partito di maggioranza ha appena ricevuto dal proprio congresso un mandato formale per fermare gli invii. Dalle piazze europee sale un’insofferenza che i governi preferiscono attribuire a Mosca. Le piazze – ribadiamo – chiedono l’immediata cessazione della retorica bellica e lo stop ad ogni altra forma di indebitamento per armi e aiuti, mentre pretendono a gran voce che i soldi vadano finalmente ai cittadini italiani, che hanno servizi sempre più precari e redditi sempre più insufficienti, così come agli autotrasportatori, agli agricoltori e ai pescatori che con i prezzi del diesel non riescono più a tenere aperto.
Al popolo, il Governo risponde con altri aiuti a Kiev, con pacchetti «già pronti», ignorando la voce che, anche scompostamente e sguaiatamente, sale dalle piazze. E poi ci si meraviglia perché spuntano i Siher ad organizzare le proteste. Si continua a sottrarre al dibattito pubblico una decisione che pesa sulle tasche e sulla sicurezza dei cittadini, trattandone il dissenso come un rumore di fondo.
Forse, come dice Giorgia Meloni, gli aiuti non sono risorse sottratte a scuole ed ospedali, ma certamente sono nuovo debito pubblico, nuovo indebitamento. E se proprio bisogna farlo, che lo si faccia per risolvere i problemi degli italiani.
Entro il 31 dicembre il decreto di proroga deve tornare in Consiglio dei ministri. Lì il mandato della Lega dovrà tradursi in un voto o diventare l’ennesima assenza.