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Midterm, Talarico vince in Texas il seggio al Senato: battuto Paxton, uomo di Trump. Primo dem dal 1988

I network assegnano la Camera ai democratici, che inseguono il Senato. In Texas cade Ken Paxton, il candidato di Trump: le previsioni vengono smentite.
Byoblu·04 novembre 2026
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Il democratico James Talarico ha conquistato il seggio del Senato in palio in Texas, secondo le proiezioni dei network americani diffuse nella notte. Ha battuto il repubblicano Ken Paxton, sostenuto da Donald Trump. È la prima volta dal 1988 che un democratico vince una corsa al Senato nello Stato. Il risultato arriva con lo spoglio dei midterm 2026, le elezioni di metà mandato che si sono tenute ieri negli Stati Uniti. Le stesse proiezioni attribuiscono ai democratici il controllo della Camera dei rappresentanti e li danno in vantaggio nella corsa per la maggioranza al Senato.

Midterm 2026, i democratici prendono la Camera e inseguono il Senato

Il quadro resta parziale e si fonda sulle stime delle emittenti statunitensi, non su risultati ufficiali. Secondo queste stime, i democratici sono avanti in cinque Stati chiave. Per ribaltare la maggioranza della camera alta servono loro tre seggi.

In Georgia il senatore uscente Jon Ossoff ha mantenuto il suo posto, secondo le proiezioni. In North Carolina il democratico Roy Cooper si sarebbe aggiudicato un seggio finora in mano ai repubblicani. Se questi dati saranno confermati, Texas e North Carolina rappresenterebbero due seggi sottratti al partito del Presidente.

Nelle prime ore dello spoglio texano la Cnn indicava Talarico al 59%, con appena il 26% delle schede scrutinate. Poche ore dopo è arrivata l’attribuzione del seggio.

Texas, cade una roccaforte repubblicana

Il Texas era considerato da decenni un territorio sicuro per i repubblicani nelle corse statali e federali. L’ultimo democratico eletto al Senato era stato Lloyd Bentsen, nel 1988. Da allora i tentativi democratici, anche quelli sostenuti da campagne molto finanziate, si erano fermati a pochi punti dal traguardo.

Il repubblicano sconfitto è una figura nota. Ken Paxton, procuratore generale dello Stato, nel 2023 aveva subito l’impeachment da parte della Camera texana ed era stato poi assolto dal Senato statale. Nella corsa al Senato federale ha avuto l’appoggio esplicito di Trump e il sostegno finanziario di grandi donatori, fra cui Elon Musk, che in Texas ha forti interessi economici. Il voto mostra che quel sostegno non è bastato.

Talarico, deputato statale ed ex insegnante, ha condotto una campagna con un forte richiamo alla fede religiosa. Il suo profilo si discosta da quello dell’ala più radicale del partito. Il suo successo, dunque, difficilmente può essere letto come un’adesione dell’elettorato texano all’agenda progressista nazionale.

Sondaggi e narrazione mainstream, cosa dice il voto americano

Il dato texano pone una questione che va oltre il singolo seggio: quali siano i reali orientamenti dell’elettorato americano e quanto sondaggisti e grandi media siano in grado di leggerli. Le previsioni elettorali negli Stati Uniti hanno già mostrato limiti seri nel 2016 e nel 2020, quando la forza di Trump fu sottovalutata. Questa volta l’errore sembra andare nella direzione opposta: la tenuta dei democratici in alcune sfide considerate chiuse non era stata messa in conto.

Una lettura possibile riguarda il voto suburbano e indipendente. Nelle grandi aree metropolitane texane, fra Houston, Dallas, Austin e San Antonio, vive un elettorato moderato che negli ultimi anni ha oscillato fra i due partiti. Un suo spostamento, anche limitato, basta a cambiare l’esito di una corsa statale. Restano ipotesi, in attesa dei dati definitivi per contea.

Sul piano politico, il risultato può riflettere anche un giudizio sulla seconda presidenza Trump. Il Presidente era stato eletto anche sulla promessa di chiudere i conflitti e di occuparsi dell’economia interna. In questi due anni ha però puntato sui dazi, con effetti sui prezzi, ha esercitato pressioni sugli alleati per aumentare le spese militari della Nato e ha adottato iniziative di forza verso Iran e Cuba. Una parte dell’elettorato che lo aveva premiato potrebbe aver scelto di mandargli un segnale.

Trump, Casa Bianca e 2028: cosa cambia con il governo diviso

Il voto di metà mandato non tocca la presidenza. Trump resta alla Casa Bianca fino al gennaio 2029, con il potere di veto e gli ordini esecutivi. Una Camera democratica può però bloccare i provvedimenti di spesa, condizionare il bilancio e aprire indagini parlamentari sull’amministrazione. Gli ultimi due anni di mandato rischiano così di trasformarsi in una lunga fase di stallo.

La sconfitta pesa anche sul dopo. La Costituzione impedisce a Trump di candidarsi per un terzo mandato, e il suo movimento dovrà scegliere un successore. Perdere un seggio in Texas con un candidato scelto dal Presidente indebolisce la sua capacità di indicare la linea in vista del 2028.

Un cambio di maggioranza non garantisce di per sé un cambio di rotta su alcune scelte di fondo. Sugli aiuti militari all’Ucraina e sul rafforzamento della Nato i democratici al Congresso hanno sostenuto posizioni spesso più interventiste di quelle della Casa Bianca. Chi ha votato contro la politica estera di Trump potrebbe ritrovarsi con un Congresso ancora più favorevole all’impegno militare all’estero.

Lo spoglio prosegue negli Stati ancora contesi. La maggioranza al Senato dipenderà dalle corse non ancora assegnate, mentre il controllo della Camera, salvo sorprese nei conteggi finali, passa ai democratici dal prossimo gennaio.

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