Nucleare, la lettera di Beppe Grillo a un ventenne: «balle nucleari»

Beppe Grillo torna a parlare di nucleare. Ieri sera il cofondatore del Movimento 5 Stelle ha pubblicato sul suo blog una lettera aperta indirizzata «a un ventenne che crede nelle balle nucleari». Nel mirino c’è la legge che riapre all’atomo in Italia, il DDL 2669, approvata in via definitiva dal Senato martedì. C’è anche l’annuncio del governo sui primi reattori in funzione entro il 2033-2034. Secondo Grillo, quell’orizzonte di sette anni non regge, perché mancano la tecnologia, i siti e una stima attendibile dei costi.
La lettera arriva pochi giorni dopo che lo stesso Grillo aveva dichiarato di essere stato «sfinito» dalla politica e di non voler fondare un nuovo partito. Il registro è quello di un adulto che si rivolge a un figlio: «Cara ragazza, caro ragazzo». L’avvertimento iniziale riguarda il mondo che la sua generazione lascia: «le bugie non lo renderanno migliore».
Cosa prevede la legge sul ritorno del nucleare
Un DDL è un disegno di legge, cioè un testo presentato alle Camere dal governo o dai parlamentari. Questo, dedicato al nucleare «sostenibile», fissa il quadro giuridico per tornare a produrre energia dall’atomo, a cui l’Italia aveva rinunciato con i referendum del 1987 e del 2011. Per diventare operativa, la legge avrà bisogno dei decreti attuativi, gli atti con cui il governo traduce i principi in regole concrete.
Grillo contesta proprio la narrazione. Secondo lui, ciò che è stato presentato come «l’Italia ritorna al nucleare» è soltanto una cornice normativa. Per scriverla ci sono voluti quattro anni. Per i decreti serviranno altri mesi, «ammesso il governo duri tanto».
Le tre domande di Grillo: quali reattori, dove, a che prezzo
A far scattare la lettera è stata una data. Un ministro, che Grillo non nomina, ha indicato il 2033-2034 per i primi reattori. Il ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, ha parlato anche di 2034-2035.
Quali reattori. Grillo ipotizza gli SMR, Small Modular Reactors: reattori di piccola taglia pensati per essere prodotti in serie in fabbrica e assemblati sul posto. Per il fondatore del M5S, di questi impianti «non esiste nemmeno un prototipo funzionante nel mondo occidentale». Manca inoltre la fabbrica che dovrebbe produrli. La precisazione sull’Occidente ha un peso: impianti di piccola taglia sono già in esercizio in Russia e in Cina. La legge, dal canto suo, non indica alcuna tecnologia specifica.
Dove. Grillo ricorda che in quattro anni non è stato individuato il sito del deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. È la struttura destinata a raccogliere le scorie che già oggi producono ospedali, industria e vecchie centrali in dismissione. Sulla collocazione dei futuri reattori scrive che «non lo sanno manco loro».
A che prezzo. Senza un modello e senza un sito, argomenta, nessuna stima è credibile. Cita comunque una cifra circolata sulla stampa: 70-100 euro per megawattora. Il megawattora (MWh) è l’unità con cui si misura e si vende all’ingrosso l’energia elettrica. Grillo confronta quella cifra con le ultime aste per le rinnovabili. I prezzi medi sono stati di circa 56,8 euro/MWh per il fotovoltaico e 72,9 per l’eolico, con massimi di 62,7 e 77,7.
In queste gare lo Stato garantisce ai produttori un prezzo minimo, che scatta quando il prezzo di mercato scende troppo. Secondo Grillo, quella garanzia viene pagata «solo per poche ore l’anno». Gli impianti, aggiunge, sono finanziati interamente con capitali privati. Sui reattori pone invece la domanda su chi pagherà la costruzione, e risponde così: «Se ti guardi allo specchio avrai la risposta».
Il nodo dei tempi
«In qualsiasi parte del mondo passano almeno cinque anni dalla decisione politica alla posa della prima pietra», scrive Grillo. Poi anticipa l’obiezione del suo interlocutore: «se non partiamo non finiamo mai». La sua replica è che, nel tempo necessario, le esigenze del Paese saranno cambiate.
La chiusura è una scommessa. Grillo invita il ragazzo a stampare la lettera, conservarla e tornare a parlarne tra sette anni. «Il mio desiderio più grande è che possa avere ragione tu e non io». Il suo timore, precisa, non riguarda radiazioni o scorie. Teme che ai ventenni del 2033-2034 si debba spiegare perché sia stata spesa «una marea di soldi pubblici, con il risultato di non avere nulla».
Le altre critiche e le ragioni del governo
C’è chi critica la lettera di Grillo, sostenendo che le opere nucleari sarebbero dichiarate di pubblica utilità, indifferibili e urgenti, con possibilità di esproprio. Autorizzazioni e concessioni sarebbero accentrate al ministero. L’istituzione di un’Autorità indipendente per la sicurezza sarebbe solo facoltativa. Il rilancio dei reattori non sarebbe legato alla realizzazione del deposito nazionale. Vengono segnalati anche 60 milioni di stanziamento iniziale e 7,5 milioni per una campagna informativa.
Resta però il tema del referendum del 2011, in cui la maggioranza dei votanti si espresse contro il nucleare, a pochi mesi dal disastro nucleare di Fukushima. Oggi si parla di volontà popolare scavalcata. Un referendum abrogativo, tuttavia, cancella norme in vigore. Quanto vincoli il legislatore negli anni successivi è oggetto di dibattito giuridico.
Il governo presenta la nuova legge sul nucleare come un modo per ridurre le emissioni, contenere le bollette e rafforzare la sicurezza energetica, cioè dipendere meno dal gas importato. Un argomento ricorrente è la complementarità con le rinnovabili. Il nucleare garantirebbe una produzione continua, capace di compensare l’intermittenza di sole e vento. E i confronti fondati sul solo prezzo d’asta non comprendono gli accumuli e le reti necessari a fornire energia quando sole e vento mancano. Sul finanziamento dei reattori, poi, Pichetto Fratin ha fatto riferimento anche al coinvolgimento di capitali privati.
L’importante è andare avanti. Se restiamo fermim continueremo a pagare i prezzi dell’energia con bollette che sono tra le più care in Europa e nel mondo.