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Esteri

La Francia abborda un’altra petroliera, ma al largo delle coste della Sicilia. Non sarebbero acque strategicamente nostre?

La marina francese ha abbordato la petroliera Deliver al largo della Sicilia il 24 giugno 2026. È il terzo sequestro della flotta ombra russa in pochi mesi: cosa sta succedendo nel Mediterraneo.
Byoblu·25 giugno 2026
Esteri — Byoblu
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Martedì scorso la marina francese ha abbordato la petroliera Deliver mentre transitava al largo delle coste della Sicilia, sospettata di far parte della cosiddetta flotta ombra russa, il sistema di navi utilizzato da Mosca per aggirare le sanzioni internazionali sulle esportazioni di petrolio. Ad annunciarlo è stato lo stesso presidente Emmanuel Macron su X, specificando che l’imbarcazione stava «violando il diritto del mare».

L’operazione segna l’ennesimo intervento diretto della Marina militare francese contro navi legate al sistema dei traffici energetici russi: si tratta almeno del terzo sequestro di questo tipo da quando la Francia ha intensificato le proprie operazioni nel Mediterraneo e nell’Atlantico.

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Un pattern che solleva interrogativi: guerra alle sanzioni o preparativi di guerra?

In pochi mesi la marina francese ha fermato la petroliera Grinch — battente falsa bandiera delle isole Comore, con equipaggio indiano, proveniente da Murmansk — nel gennaio 2026; poi la Deyna, intercettata a marzo nella parte occidentale del Mediterraneo sempre partita da Murmansk; poi ancora la Tagor nell’Atlantico, oltre 700 chilometri al largo della Bretagna; e ora la Deliver nei pressi della Sicilia. A queste si aggiungono, secondo Today.it, le operazioni britanniche che hanno visto la Royal Navy supportare gli abbordaggi francesi.

Mettere in fila questi episodi fa emergere un quadro che va oltre la semplice applicazione delle sanzioni. La Francia sta proiettando la propria forza navale sistematicamente nel Mediterraneo — acque a ridosso delle coste italiane — e nell’Atlantico. Il Regno Unito contribuisce con intelligence e supporto operativo, fino ad arrivare, in altri contesti, a sequestri di petroliere in diverse aree del globo. Eppure, i governi europei continuano a respingere con forza qualsiasi accostamento tra queste operazioni e un’escalation militare verso la Russia.

Quando una marina militare conduce abbordaggi ripetuti in alto mare su navi di uno Stato terzo, in che misura si tratta ancora di «applicazione delle sanzioni» e in che misura si entra nel territorio di azioni che si possono definire atti ostili?

La risposta di Mosca: «Pirateria internazionale»

Il Cremlino non ha usato mezzi termini. In occasione del fermo della Tagor, il portavoce Dmitri Peskov ha definito le operazioni francesi «illegali» e ha parlato apertamente di «pirateria internazionale». L’ambasciata russa a Parigi aveva già protestato a gennaio per il mancato preavviso diplomatico sul sequestro della Grinch. Secondo Mosca, queste azioni non sarebbero compatibili con il diritto internazionale, nonostante le ripetute assicurazioni di Parigi sul rispetto della Convenzione Onu sul diritto del mare.

Macron ha dichiarato, in più occasioni, che le operazioni vengono condotte «nel rigoroso rispetto della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare». La base giuridica invocata riguarda le navi prive di nazionalità valida o che battono false bandiere: in questi casi, il diritto internazionale consente l’abbordaggio da parte di qualsiasi Stato. È una norma che esiste e che viene applicata.

Tuttavia, i critici osservano che la stessa Convenzione Onu prevede procedure precise e garanzie per gli equipaggi e per i Paesi di appartenenza delle navi. Nel caso della Grinch, la Russia ha denunciato di non essere stata nemmeno notificata. Nel caso della Tagor, il comandante russo a bordo ha rifiutato di eseguire gli ordini, rendendo necessario l’abbordaggio forzato: la magistratura di Brest ha aperto un’indagine anche per «rifiuto di obbedire alle autorità marittime».

La coerenza nell’applicazione del diritto internazionale è un pilastro. Applicarlo selettivamente, o senza le comunicazioni diplomatiche dovute, significa usare il diritto come strumento di pressione piuttosto che come quadro normativo condiviso.

Il Mediterraneo come scacchiere: e l’Italia?

Degno di nota è il fatto che l’ultima operazione sia avvenuta al largo delle coste della Sicilia. Si tratta di acque in prossimità della zona economica esclusiva italiana, in un mare che Roma considera storicamente di proprio interesse strategico. Nessuna fonte consultata riporta alcuna comunicazione ufficiale francese alle autorità italiane prima o durante l’abbordaggio della Deliver.

L’intensificarsi delle operazioni navali francesi nel Mediterraneo centrale — a ridosso delle coste italiane, in un tratto di mare attraversato ogni giorno da traffici commerciali, migranti e navi militari di decine di paesi — merita attenzione, perché l’escalation operativa che ne emerge è un fatto politico e militare che richiede trasparenza e confronto democratico, non solo comunicati presidenziali su X.

Guardate il contesto: siamo appena stati accusati dall’Iran di essere collusi con gli Sati Uniti e di avere partecipato come paese belligerante agli attacchi dell’operazione Epic Fury. Qui il post di poche ore fa.

Precedenti e prospettive

Ovviamente Zelensky ha elogiato pubblicamente ogni singola operazione, chiedendo addirittura la confisca e la vendita del petrolio trasportato dalle navi sequestrate. L’Unione europea ha già inserito nelle proprie liste nere quasi 600 imbarcazioni sospettate di far parte della flotta ombra. Gli Stati Uniti, nei mesi scorsi, hanno sequestrato petroliere legate a questo sistema nell’Atlantico e nei Caraibi.

Lo schema è chiaro: la pressione sulla flotta ombra si sta trasformando da misura prevalentemente amministrativa a operazione militare ricorrente, coordinata tra più Paesi della Nato. I governi europei lo presentano come applicazione delle sanzioni. Altri lo leggono come una delle tante spie di un’escalation che avanza, per piccoli passi, verso forme di conflitto sempre meno indirette.

Lavrov ha esplicitamente dichiarato che l’Unione Europea si sta armando e si sta preparando al conflitto con la Russia entro il 2030.

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