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Esteri

Polonia, incendio alla Starlink: ‘modus operandi russo’. Ma in reltà, ad avvantaggiarsene è Tusk.

Varsavia parla di sabotaggio alla stazione che serve anche l’esercito ucraino. Ma i servizi frenano: «Troppo presto». Due settimane fa l’annuncio di uno Starlink polacco.
Byoblu·24 settembre 2026
Esteri — Byoblu

Un incendio ha colpito ieri sera la stazione terrestre Starlink di Wola Krobowska, nel Voivodato della Masovia, la regione di Varsavia. Il sito dista circa 40 chilometri dalla capitale. Per il governo polacco si tratta di un incendio doloso, un sabotaggio che ricalcherebbe il modus operandi russo. La struttura appartiene a Exatel, società di telecomunicazioni controllata dallo Stato, e smista il traffico internet anche verso l’Ucraina, esercito compreso. Non ci sono feriti. La stazione, assicura Varsavia, è ancora operativa.

Cosa è bruciato a Wola Krobowska

Starlink è la rete di satelliti in orbita bassa di SpaceX, l’azienda di Elon Musk. I satelliti, da soli, non bastano: servono stazioni a terra che li colleghino alla rete internet tradizionale. Quella di Wola Krobowska è una di queste porte d’accesso. Secondo quanto riferito, è l’unica installazione del genere in Polonia e gestisce connettività satellitare per l’intera regione.

Le fiamme hanno interessato soprattutto la cabina elettrica, il quadro di distribuzione e un generatore. I vigili del fuoco hanno spento il rogo e messo in sicurezza l’area. Poi la polizia ha preso in mano le operazioni: sopralluoghi, rilievi, raccolta di prove.

Il ministro dice sabotaggio, i servizi frenano

A dare la linea è stato Krzysztof Gawkowski, vicepremier e ministro degli Affari digitali, intervistato dalla televisione pubblica Tvp Info. «Questo atto di sabotaggio è stato deliberatamente progettato per disabilitare la stazione e interrompere l’accesso a internet per varie istituzioni, incluso l’esercito ucraino», ha dichiarato. E ancora: «Ci sono molti elementi che suggeriscono che stiamo affrontando un elemento della prossima fase della guerra ibrida». Secondo Gawkowski, molti indizi indicano che l’episodio rientri in una «nuova dottrina russa di attacco».

Dentro lo stesso governo, però, qualcuno usa toni diversi. Jacek Dobrzyński è il portavoce del ministro-coordinatore dei servizi speciali, il membro dell’esecutivo che sovrintende alle agenzie di intelligence. Ai media polacchi ha detto che «non tutti gli incendi dolosi, non tutti i disastri, sono atti di sabotaggio». Gli investigatori valutano più scenari: dall’incendio appiccato di proposito fino a un cortocircuito elettrico. «È troppo presto per parlare di sabotaggio», ha aggiunto.

Il Cremlino non ha commentato. Mosca ha sempre negato ogni coinvolgimento negli episodi che le vengono attribuiti in Europa.

Il fianco orientale della NATO sotto pressione

La guerra in Ucraina è entrata nella fase su larga scala nel febbraio del 2022. Oggi la Russia controlla circa il 20% del territorio ucraino, Crimea compresa, annessa nel 2014. La Polonia, membro della NATO e dell’Unione europea, è diventata il principale snodo per gli aiuti militari e umanitari diretti a Kiev. Da allora Varsavia ha accusato più volte Mosca di sabotaggi sul proprio territorio.

Per guerra ibrida si intende l’insieme di azioni ostili che restano sotto la soglia del conflitto aperto: attacchi informatici, sabotaggi, disinformazione, spesso affidati a intermediari per rendere difficile l’attribuzione.

Il rogo arriva in una sequenza fitta. Sempre ieri la Polonia ha denunciato lo sconfinamento di un elicottero militare russo, rimasto nel suo spazio aereo per 42 secondi, con il decollo dei caccia. Nella notte la Moldavia ha segnalato quattro droni russi nei propri cieli, e la Romania uno precipitato sul suo territorio. All’inizio del mese la Germania ha attribuito a Mosca un tentato attacco con droni all’aeroporto di Lipsia/Halle, mentre la Francia ha varato un piano per proteggere infrastrutture critiche e industria della difesa. Lo stesso premier polacco Donald Tusk, a inizio settembre, aveva avvertito che i piani russi includono attacchi «ibridi» con droni e missili contro gli alleati di Kiev.

L’intelligence danese, nella sua ultima valutazione, prevede un’escalation della guerra ibrida russa nei prossimi mesi. Considera un attacco militare «altamente improbabile», ma segnala «un rischio basso ma crescente» di un’offensiva limitata contro Paesi NATO. Ed è di oggi l‘articolo apparso su El Mundo secondo cui droni russi potrebbero attaccare l’Italia, la Francia e la Spagna.

Da Mosca la versione è opposta. Vladimir Putin ha ripetuto più volte di non avere intenzione di attaccare l’Alleanza. Il ministro degli Esteri Sergej Lavrov ha ribaltato l’accusa: è l’Europa, sostiene, a parlare di prepararsi alla guerra. «Se l’Europa attacca la Russia, sarà una guerra completamente diversa, e sarà molto breve».

Starlink, un bersaglio già nel mirino

Che la rete di Musk sia un obiettivo strategico non è un’ipotesi. A luglio, come raccontato su Byoblu, un’inchiesta congiunta di The Insider, Der Spiegel e Le Monde ha pubblicato documenti riservati su una cooperazione militare tra Mosca e Pechino. Una presentazione firmata da ricercatori della China Aerospace Science and Technology Corporation, il colosso spaziale di Stato cinese, proponeva tre livelli contro Starlink: pressione negli organismi che assegnano frequenze e orbite, disturbo elettronico mirato, intercettori a basso costo per abbattere i satelliti. Sul fronte russo si citava un dispositivo, «Volna Kupol Garant», capace di disturbare i ricevitori a terra entro circa 16 chilometri. Pechino nega qualsiasi sostegno militare alla Russia.

Quei piani riguardano satelliti e segnali, non incendi a terra. Nessun elemento, a oggi, collega il rogo di Wola Krobowska a quel programma. Resta un dato tecnico: abbattere un satellite costa, mentre una stazione a terra con un solo generatore è un bersaglio molto più economico.

Lo Starlink polacco e il punto debole a terra

L’11 settembre, dodici giorni prima dell’incendio, Tusk aveva annunciato che la Polonia svilupperà una propria rete satellitare, uno «Starlink polacco». L’obiettivo è ridurre la dipendenza da un’infrastruttura privata americana per comunicazioni ormai decisive, civili e militari.

L’episodio di ieri pesa su quel progetto in due modi. Da un lato lo rafforza politicamente: mostra quanto sia fragile appoggiarsi a un solo nodo, per giunta legato alle scelte di un’azienda estera (e quindi in qualche modo l’eventuale “sabotaggio” sostiene il progetto di Tusk, più che gli interessi di Mosca). Dall’altro ne rivela il limite. Anche una costellazione nazionale avrà bisogno di stazioni a terra, cabine elettriche e generatori. Se il problema è la vulnerabilità del suolo, la risposta passa prima per la ridondanza, cioè più stazioni distribuite e protette, che per la bandiera sui satelliti.

C’è poi il capitolo dei costi. Una rete satellitare sovrana richiede investimenti pubblici ingenti, che ricadranno sui contribuenti polacchi. Un incendio attribuito a Mosca prima che le indagini si chiudano rischia di diventare l’argomento che accelera quella spesa senza una discussione pubblica su cifre, tempi e alternative. Lo stesso governo, per ora, parla con due voci: il vicepremier ha già un colpevole, i servizi di sicurezza no.

Le indagini della polizia sono in corso. Da quelle dipenderà se a Wola Krobowska ha agito un sabotatore oppure ha ceduto un impianto elettrico.

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