400MILA MORTI RUSSI IN UCRAINA. Ma i dati arrivano da hacker ucraini e bielorussi

La Russia avrebbe registrato circa 400mila morti nella guerra in Ucraina tra il febbraio 2022 e la fine di agosto. Il dato proviene da file che due gruppi di hacker schierati contro Mosca, gli ucraini di Silent Crow e i bielorussi di Cyber Partisans, sostengono di aver sottratto a Rosstat, l’agenzia federale di statistica russa. Gli hacker hanno consegnato il materiale a Bloomberg e a poche altre testate. Rosstat ammette di aver subito attacchi informatici tra il 29 ottobre e il 1° novembre, ma nega che i suoi database siano stati violati. I numeri escono a due giorni dalla ripresa dei negoziati di Abu Dhabi, in calendario martedì.
Secondo Bloomberg, l’archivio contiene oltre 11 milioni di certificati di morte. Di questi, 392.700 collegherebbero il decesso alla guerra, attraverso i codici di causa o con diciture come «operazione militare», «bombardamenti» o «droni». Ieri i due gruppi hanno diffuso elaborazioni proprie, che non coincidono. Cyber Partisans conta 393.881 morti. Silent Crow arriva a 450.100, perché include le vittime di attentati, 14.160 decessi di militari per cause estranee al combattimento e i cittadini russi morti nei territori occupati o in Ucraina senza una causa indicata.
Rosstat, i dati arrivano da una parte in causa
La provenienza è il primo elemento da pesare. Silent Crow è un gruppo ucraino. Cyber Partisans è un collettivo anonimo che si oppone ad Aleksandr Lukashenko, alleato di Mosca. In Russia entrambi sono classificati come organizzazioni estremiste. Sono attori schierati in un conflitto dove la guerra dell’informazione corre parallela a quella sul terreno, e dove mostrare il logoramento dell’avversario è da sempre uno strumento di pressione.
Gli hacker affermano di essere rimasti nella rete di Rosstat per circa sei mesi prima di colpire, nella notte tra il 31 ottobre e il 1° novembre, e di aver portato via circa 23 terabyte di dati. L’archivio non è pubblico nella sua interezza: lo hanno distribuito a una cerchia ristretta di testate scelte dagli stessi autori dell’attacco.
Le verifiche condotte finora sono parziali. Bloomberg riconosce di non aver potuto dimostrare l’autenticità del database con metodi crittografici, pur giudicando i metadati compatibili con un’estrazione reale. The Moscow Times ha confrontato un campione di 50 nomi con l’elenco compilato da Mediazona e dal servizio russo della Bbc, senza poter verificare l’insieme. L’economista Janis Kluge, dell’Istituto tedesco per gli affari internazionali e di sicurezza (Swp), ha precisato che i riscontri sostengono la plausibilità del materiale ma non confermano il totale. Un archivio può essere autentico nella forma e, nella sostanza, selezionato, filtrato o letto in modo orientato. Le cifre finali restano elaborazioni degli hacker, costruite con criteri scelti da loro.
Morti russi in Ucraina, nel conto entrano anche i civili
La formula dei «400mila soldati morti», ripresa da molti media, semplifica. Gli stessi autori ammettono che il codice «azioni militari» non distingue tra militari e civili. Nel conteggio di Silent Crow rientrano gli abitanti delle città russe colpite dai bombardamenti ucraini e le vittime dell’incursione di Kiev nella regione di Kursk, nel 2024. Cyber Partisans riconosce che nel proprio totale possono essere finiti civili e caduti di altre guerre. Lo scarto di oltre 56mila unità tra le due stime, ricavate dallo stesso archivio, misura quanto il risultato dipenda dalle scelte di metodo.
Perdite russe e ucraine, la guerra delle stime
Mosca non pubblica i propri caduti da settembre 2022, quando il ministero della Difesa ammise 5.937 morti. Il vuoto è stato riempito da stime con forbici molto ampie. Mediazona e la Bbc in russo hanno identificato per nome 285.881 militari russi uccisi. L’Economist, a fine ottobre, collocava i morti tra 374mila e 770mila: un intervallo di quasi 400mila persone, che da solo dice quanto poco si sappia. Il ministero della Difesa britannico, a settembre, parlava di oltre mezzo milione di morti. Lo Stato maggiore ucraino conta 1,6 milioni di perdite russe tra morti e feriti gravi. Le ultime due cifre vengono da governi direttamente coinvolti, a vario titolo, nel conflitto.
Sul versante opposto il vaglio è molto più blando. L’ultimo bilancio fornito da Kiev sui propri caduti risale a febbraio, quando Volodymyr Zelensky parlò di 55mila soldati morti e di un gran numero di dispersi. Quel numero circola senza l’esame riservato oggi ai dati russi, benché provenga da una parte con lo stesso interesse a ridimensionare le proprie perdite. Come riporta l’agenzia spagnola Efe, l’Ucraina soffre una cronica carenza di uomini al fronte: un elemento che invita alla stessa cautela usata per le cifre di Mosca.
Abu Dhabi, a chi giovano i numeri alla vigilia del negoziato
Martedì ad Abu Dhabi riprendono i colloqui tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, con la mediazione americana, dopo nove mesi di pausa legati alla guerra in Iran. Per la prima volta siederà al tavolo il viceministro degli Esteri russo Sergei Ryabkov, responsabile dei rapporti con Washington e del controllo degli armamenti. Il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot ha assicurato che gli europei saranno «ben rappresentati».
Il calendario conta. Gli hacker dichiarano di aver avuto accesso ai sistemi per mesi, e le cifre sono uscite in due tempi, ieri e oggi, a ridosso del vertice. Il loro peso politico è stato dichiarato apertamente. Kluge lo ha detto senza giri di parole: «il significato principale è politico», perché «non si può dire che la Russia stia vincendo questa guerra se perde popolazione a questo ritmo».
Una Russia descritta come dissanguata arriva al tavolo più debole. Il racconto di un esercito vicino al collasso rafforza anche chi chiede di tenere aperto il fronte e di continuare a rifornire Kiev di armi, con commesse pagate dai bilanci pubblici europei e americani. A Washington il senatore democratico Richard Blumenthal ha attaccato gli inviati della Casa Bianca: «Trump ha bisogno di nuovi negoziatori, non di pedine adulanti», ha dichiarato, chiedendo al Congresso di intervenire.
Numeri di questa grandezza, veri o gonfiati che siano, descrivono una guerra di logoramento in cui ogni chilometro costa vite. Partendo dalla stima più alta di Silent Crow e dai dati territoriali del progetto ucraino DeepState, il Kyiv Independent calcola circa sei morti per ogni chilometro quadrato conquistato dalla Russia. Il prezzo pagato dall’Ucraina resta in gran parte coperto. Un conflitto che consuma uomini su entrambi i fronti senza sfondamenti decisivi è l’argomento più solido a favore di una tregua. Usare gli stessi morti per sostenere che Mosca va logorata ancora rovescia questa logica e allunga l’elenco. Martedì il negoziato riparte da un fronte quasi fermo e da un costo umano che nessuna delle parti ha mai reso trasparente fino in fondo.