Sciopero generale in Francia contro il carovita: fino a 700mila

La Francia vive oggi una giornata di sciopero generale contro il carovita. L’intersindacale ha chiamato all’astensione dal lavoro dipendenti pubblici e privati e ha convocato cortei in circa 260 città. Secondo una nota dell’intelligence interna consultata da franceinfo, sono attesi fra 500mila e 700mila manifestanti, Parigi esclusa. Ai sindacati si sono uniti studenti, gilet gialli e agricoltori. Se le stime saranno confermate, sarà una delle mobilitazioni più ampie dal 28 marzo 2023, quando 740mila persone scesero in piazza contro la riforma delle pensioni.
La giornata arriva dopo tre sabati consecutivi di proteste a fine ottobre, compreso quello di Halloween, quando erano circolati appelli a sfilare in maschera. Il numero degli appuntamenti è cresciuto di ora in ora: la mappa pubblicata dalla CGT, la Confederazione generale del lavoro, ne segnalava 252 nelle prime ore del mattino, altri conteggi ne indicavano 244.
Sciopero generale in Francia, le richieste: Smic, salari e servizi pubblici
Al centro della piattaforma sindacale c’è il potere d’acquisto. Le organizzazioni chiedono una rivalutazione dello Smic, il salario minimo legale, che non riceve un aumento straordinario dal 2012, insieme a un rialzo generale delle retribuzioni, a una maggiore giustizia fiscale e alla tutela dei servizi pubblici. Nel mirino ci sono anche le misure di risparmio previste dal progetto di bilancio per il 2027. Gli studenti chiedono condizioni di studio migliori.
La segretaria generale della CFDT, la Confederazione francese democratica del lavoro, ha indicato la cifra: «La questione è quanto. Chiediamo un aumento dello Smic di 100 euro netti al mese». E ha aggiunto che nella vita non c’è soltanto il salario minimo, perché l’obiettivo è negoziare su tutte le retribuzioni. Il governo ha fatto sapere di valutare l’anticipo della rivalutazione automatica del minimo, accompagnata da un lieve ritocco. Più radicale la proposta di Nathalie Arthaud, portavoce di Lutte ouvrière e candidata all’Eliseo, che chiede uno Smic a 2.200 euro e considera la mobilitazione e lo sciopero «l’unico mezzo di difesa» contro gli attacchi «del grande padronato e del governo».
Studenti, gilet gialli e agricoltori: la convergenza delle lotte in Francia
Il tratto distintivo di questa giornata è la convergenza di mondi diversi. Il movimento è partito dai licei, dove i blocchi proseguono da settimane contro il degrado della scuola pubblica, e si è allargato a lavoratori, pensionati, gilet gialli e agricoltori. Thomas Vacheron, segretario confederale della CGT, ha ricordato che da oltre un anno non si vedeva uno sciopero interprofessionale capace di unire pubblico e privato, giovani e pensionati, e ha invitato a proseguire la mobilitazione avviata dagli studenti «per trasformare la meta».
A Douai, davanti al liceo Albert Châtelet, una quarantina di ragazzi si è radunata alle 8 del mattino. «Non vogliamo disturbare le lezioni, non blocchiamo. Ricordiamo solo l’importanza di questa giornata», ha detto uno di loro a franceinfo mentre finiva di scrivere il proprio cartello.
Il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray sostiene che l’anno scolastico sia a rischio per centinaia di migliaia di studenti e ha riferito di 37 dipendenti dell’Educazione nazionale feriti dall’inizio della settimana. A Lormont, vicino a Bordeaux, un preside ha sporto denuncia dopo essere stato spinto a terra da uno studente durante un tentativo di blocco. Bruno Retailleau, candidato dei Repubblicani alle presidenziali, ha chiesto di non bloccare i licei e ha denunciato «la violenza di una minoranza rumorosa». Gli episodi isolati restano distinti dalla protesta di massa, che nelle piazze si è finora espressa in forma pacifica.
Parigi, Lione e Tolosa: cortei vietati e 70mila agenti mobilitati
La risposta dell’esecutivo si è concentrata sull’ordine pubblico. Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato lo schieramento di 70mila tra poliziotti e gendarmi, promettendo «una risposta di estrema fermezza» a eventuali disordini. La nota dell’intelligence citata da franceinfo classifica la giornata «a rischio» e prevede «numerose violenze» e danni agli edifici pubblici.
A Parigi la prefettura di polizia ha vietato il percorso proposto dall’intersindacale tra place de la Bastille e place de la Concorde, che avrebbe portato il corteo vicino all’Assemblea nazionale, all’Eliseo e a Matignon, sede del governo. Il tribunale amministrativo ha respinto il ricorso dei sindacati e il corteo sfilerà da place de la République a place de la Nation. Sophie Binet, segretaria generale della CGT, ha accettato l’itinerario alternativo e ha dato appuntamento alle 14: «Abbiamo bisogno di essere tanti per farci ascoltare».
A Tolosa i giudici hanno confermato il divieto di manifestare in centro, ma l’intersindacale ha annunciato che manterrà il percorso originario. A Lione il prefetto del Rodano ha vietato qualsiasi manifestazione per ragioni di sicurezza, decisione che i sindacati hanno impugnato.
Sul fronte delle libertà pubbliche pesa una polemica dei giorni scorsi. Giuristi e difensori dei diritti accusano il ministero dell’Interno di aver usato strumenti dell’antiterrorismo, gli arresti domiciliari amministrativi, per impedire a diverse decine di attivisti di partecipare ai cortei del 24 e del 31 ottobre. Tra loro figura anche un agricoltore.
Sciopero in Francia, trasporti e scuole a rilento
Per la SNCF, le ferrovie statali, hanno proclamato lo sciopero tutte e quattro le sigle rappresentative: CGT, Unsa ferroviaire, Sud Rail e CFDT. Il traffico regionale e quello dell’Île-de-France sono perturbati, mentre circolano almeno nove TGV su dieci. A Parigi la RATP prevede un servizio regolare su metro, autobus e tram, con l’eccezione della linea RER B. Ad Angoulême gli autobus sono fermi per il blocco del deposito. Nella scuola primaria pubblica il ministero stima una partecipazione allo sciopero del 17,54%.
Macron e il governo Lecornu senza soldi né maggioranza
La piazza si rivolge a un potere che dispone di pochi strumenti per rispondere. Lo scioglimento dell’Assemblea nazionale deciso da Emmanuel Macron nel 2024 ha prodotto un Parlamento frammentato, privo di una maggioranza stabile. Il governo guidato da Sébastien Lecornu opera in queste condizioni, a sei mesi dalle presidenziali. «Non abbiamo né soldi né maggioranza» è la frase con cui franceinfo ha sintetizzato i margini dell’esecutivo davanti alla crisi sociale.
Ieri l’Assemblea nazionale ha respinto all’unanimità la prima parte della legge di bilancio 2027, che punta a un deficit pubblico al 5% del Pil. Marine Tondelier, candidata degli Ecologisti all’Eliseo, sostiene che Macron stia pagando «per tutta la sua opera» e che sarà «complicato» per l’esecutivo rispondere a una convergenza di lotte così ampia.
Le rivendicazioni della piazza, dai salari alla scuola fino alla crisi agricola, toccano nodi strutturali che un governo senza numeri in Parlamento fatica ad affrontare. Il bilancio approderà nella versione originale al Senato dal 20 novembre: sarà quello il primo banco di prova per capire se le richieste arrivate oggi dalle piazze troveranno spazio nei conti pubblici.