Studenti contestano Bernini a Torino: spintoni al Museo Egizio

Un gruppo di studenti universitari ha cercato oggi a Torino di contestare la ministra dell’Università e della Ricerca, Anna Maria Bernini, in visita in città. Le forze dell’ordine hanno fermato il gruppo davanti al Museo Egizio, e il contatto fra manifestanti e agenti si è tradotto in spintoni. Nelle stesse ore la ministra ha incontrato una delegazione di studenti contrari all’occupazione del Campus universitario torinese. Da quell’incontro è arrivata la frase che sintetizza la sua posizione: «Non esistono diritti di serie A e diritti di serie B».
Contestazione a Bernini, il blocco davanti al Museo Egizio
Il gruppo di universitari ha tentato di avvicinarsi alla ministra. Gli agenti hanno formato uno sbarramento e lo hanno tenuto a distanza. Le cronache della mattinata parlano di spintoni, cioè di un contatto fisico limitato, senza cariche.
Il punto da valutare riguarda la proporzionalità. Una contestazione verbale a un membro del governo è una forma di dissenso tutelata dagli articoli 17 e 21 della Costituzione, che garantiscono la libertà di riunione e di espressione del pensiero. La tutela di un ministro in visita è a sua volta un compito legittimo dell’ordine pubblico. Fra questi due principi si colloca la scelta operativa di bloccare il gruppo prima che arrivasse alla ministra. Il risultato è che il dissenso si è fermato al cordone e alla ministra non è arrivato.
Occupazione del Campus di Torino, la frase sui «diritti di serie A e di serie B»
Bernini ha scelto di dare udienza agli studenti che si oppongono all’occupazione. La sua frase si riferirebbe al diritto allo studio di chi vuole frequentare lezioni ed esami negli spazi occupati. Secondo questa lettura l’occupazione comprime i diritti di una parte degli iscritti per affermare le ragioni di un’altra.
La stessa frase si presta anche a una lettura speculare. Nella stessa mattinata, a Torino, un gruppo di studenti ha ottenuto un incontro con la ministra. Un altro gruppo si è trovato davanti un cordone di agenti. Il principio dell’uguaglianza dei diritti, richiamato dalla ministra, investe anche il diritto di chi protesta a far sentire la propria voce all’interlocutore istituzionale. È il terreno su cui si misura la coerenza del messaggio.
Sul piano dei fatti resta l’asimmetria della giornata: ascolto da una parte, contenimento dall’altra. La ministra è anche la controparte politica delle rivendicazioni universitarie. La scelta di quale componente studentesca incontrare è quindi anche una scelta di campo.
Proteste universitarie, i nodi di fondi, precariato e diritto allo studio
Le occupazioni negli atenei italiani si inseriscono in una stagione di mobilitazione che va avanti da anni. Al centro ci sono questioni strutturali. Fra queste il Fondo di finanziamento ordinario, la principale voce con cui lo Stato sostiene le università. Poi il precariato della ricerca, con le riforme dei contratti per ricercatori e assegnisti contestate da sindacati e associazioni di precari. Infine il diritto allo studio, segnato dal caro affitti, dalla carenza di alloggi pubblici e dalla figura degli studenti «idonei non beneficiari», che hanno diritto alla borsa ma non la ricevono per mancanza di fondi.
Torino è stata uno dei centri di queste proteste. Nel 2023 la protesta delle tende contro il costo degli affitti, partita da Milano, si era estesa anche agli atenei torinesi.
Bernini e gli atenei, la distanza fra annunci e risorse
Sul finanziamento delle università il confronto fra il ministero e il mondo accademico è aperto da tempo. La ministra ha più volte rivendicato livelli di stanziamento definiti record. La Conferenza dei rettori delle università italiane (Crui) ha invece segnalato in più occasioni che le risorse non bastano a coprire i costi crescenti degli atenei, fra adeguamenti stipendiali, energia e personale.
La divergenza dipende anche da come si leggono i numeri. Il governo considera le cifre complessive. I rettori guardano alle risorse disponibili per la gestione ordinaria, al netto dei fondi vincolati e di quelli straordinari legati al Pnrr, il Piano nazionale di ripresa e resilienza finanziato dall’Unione europea, destinato a esaurirsi.
È su questo sfondo che si è svolta la visita torinese della ministra. All’interno del confronto c’era il dialogo con gli studenti contrari all’occupazione del Campus. All’esterno, davanti al Museo Egizio, il presidio contenuto dalle forze dell’ordine.