Taglio accise gasolio, nessuna proroga: da domani +4,88 centesimi

Il taglio delle accise sul gasolio finisce stanotte, senza proroga. Nella Gazzetta Ufficiale di oggi non compare alcun provvedimento di rinnovo. Da domani il prelievo fiscale sul diesel torna a salire di 4,88 centesimi al litro, con il rischio concreto di rincari alla pompa già domenica. Lo sconto era scattato il 28 ottobre ed è rimasto in vigore appena undici giorni.
Taglio accise gasolio, una misura a scadenza ravvicinata
La riduzione era nata come intervento a tempo, con la fine fissata a oggi. Il governo non ha adottato un nuovo provvedimento per estenderla. L’assenza di un atto in Gazzetta equivale quindi a una decisione: dalla mezzanotte le imposte tornano ai livelli precedenti.
Chi lavora con il diesel conosce bene questa sequenza. Lo sconto arriva, resta in vigore pochi giorni, poi decade. Ne risulta un prezzo che oscilla per scelta amministrativa, oltre che per l’andamento dei mercati. Per le imprese diventa difficile pianificare i costi anche solo su base mensile.
C’è poi un effetto meno visibile. Le accise entrano nella base su cui si calcola l’IVA al 22%: lo Stato incassa così un’imposta anche sull’imposta. Ogni ritocco del prelievo si riflette sul prezzo finale amplificato dall’IVA, con un vantaggio strutturale per l’Erario che resta in piedi qualunque sia la durata dello sconto.
Rincari diesel, il peso su trasporti e agricoltura
Il gasolio è il carburante dell’economia reale. Alimenta i camion che riforniscono i supermercati, i furgoni delle consegne, i mezzi delle piccole imprese di autotrasporto. Per questi operatori, che lavorano con margini ridotti, pochi centesimi al litro moltiplicati per migliaia di chilometri diventano una voce di bilancio.
Il conto arriva anche all’agricoltura. Le aziende agricole utilizzano carburante agevolato per i mezzi in campo, ma dipendono dal trasporto su gomma per portare i prodotti sui mercati. Ogni aumento del diesel si scarica lungo la filiera. Chi produce ha scarsa forza contrattuale per trasferirlo a valle e finisce per assorbirlo.
Il Mezzogiorno è l’area più esposta. Le distanze dai grandi mercati del Nord e d’Europa, una rete ferroviaria merci più sottile e la dipendenza quasi totale dalla gomma rendono la logistica meridionale sensibile a ogni variazione del prezzo del carburante. Una misura di undici giorni, in questo contesto, sposta poco.
Caro carburanti, le cause della crisi restano strutturali
Il prezzo del diesel in Europa riflette scelte precise. L’embargo dell’Unione europea sui prodotti petroliferi raffinati russi, in vigore dal febbraio 2023, ha costretto il continente a sostituire una delle sue principali fonti di gasolio con forniture più lontane e più costose. Le tensioni in Medio Oriente hanno aggiunto volatilità a un mercato già teso. Sono fattori che discendono da decisioni politiche, prese a Bruxelles e condivise dai governi nazionali, e che continuano a produrre effetti a prescindere dagli sconti fiscali.
In questo quadro un taglio temporaneo attenua il colpo per pochi giorni e lascia intatte le ragioni del rincaro. La vicenda solleva una domanda di fondo: perché alternare misure estemporanee, a scadenza breve, invece di affrontare le radici della crisi energetica?
Le accise sui carburanti sono una leva strutturale della politica fiscale ed energetica. Usarle come un rubinetto da aprire e chiudere a distanza di pochi giorni trasferisce l’incertezza su chi ha meno strumenti per assorbirla. Nell’ordinamento esiste già un meccanismo pensato per legare il prelievo all’andamento dei prezzi, l’accisa mobile, che consente di compensare con un taglio delle accise il maggior gettito IVA prodotto dai rincari. Una regola stabile di questo tipo darebbe a imprese e famiglie un orizzonte su cui programmare.
Da domani, intanto, su ogni litro di gasolio torna a gravare per intero il prelievo in vigore prima del 28 ottobre.