Tesla ferma il Cybertruck: promessi 250mila, venduti 20mila

Tesla ferma il Cybertruck. Elon Musk ha annunciato oggi su X, il social network di sua proprietà, che la produzione del pickup elettrico in acciaio inossidabile sarà chiusa gradualmente nella Gigafactory Texas di Austin intorno alla metà del 2027. Lo spazio liberato servirà ad aumentare la produzione del Cybercab, il robotaxi a due posti senza volante né pedali su cui il miliardario ha spostato il baricentro dell’azienda. La ragione è nei numeri. Il veicolo che doveva insidiare il dominio di Ford e General Motors nel mercato dei pickup ha venduto una frazione di quanto promesso.
Il messaggio di Musk è di una riga: «Tesla ridurrà progressivamente la produzione del Cybertruck alla Gigafactory Texas verso la metà del prossimo anno per fare spazio all’aumento della produzione del Cybercab». Musk non ha detto se la linea verrà trasferita in un altro stabilimento, se resterà una produzione a basso volume, quando chiuderanno gli ordini né quanti Cybercab in più usciranno dalla fabbrica. Austin è l’unico impianto Tesla attrezzato per costruire il pickup e i suoi componenti specifici: spostarlo altrove, per un modello che non ha mai venduto bene, avrebbe costi difficili da giustificare.
Cybertruck, le vendite reali contro le promesse di Musk
Nel 2023 Musk aveva previsto una produzione di circa 250mila esemplari l’anno a partire dal 2025, e aveva parlato di un portafoglio ordini superiore al milione di prenotazioni. Tesla non ha mai pubblicato dati di vendita separati per il Cybertruck: lo conteggia tra gli «altri modelli», insieme a Model S, Model X e al camion Semi.
Le stime esterne raccontano il resto. Secondo Kelley Blue Book, negli Stati Uniti Tesla ha venduto 38.965 Cybertruck nel 2024 e 20.237 l’anno scorso, con un crollo del 48%. Per Cox Automotive, nei primi nove mesi di quest’anno le unità sono state 11.586, in calo del 28%, e il totale dal lancio si fermerebbe a circa 70mila. Nel terzo trimestre Tesla ha consegnato 8.295 «altri modelli»: con Model S e Model X fuori produzione da aprile, il sito specializzato Electrek stima che fra 7 e 8mila siano Cybertruck. Significa un ritmo di circa 30mila l’anno, a fronte di una capacità produttiva superiore a 125mila veicoli.
Un dato indiretto arriva dalla NHTSA, l’agenzia federale americana per la sicurezza stradale. Nel marzo 2025 ha disposto un richiamo che riguardava l’intera produzione fino a quel momento: 46.096 esemplari, costruiti fra il 13 novembre 2023 e il 27 febbraio 2025, per il rischio di distacco dei pannelli della carrozzeria dovuto al cedimento della colla. Non è stato l’unico. Ai richiami si sono sommati problemi di controllo qualità e ripetuti cambi di listino. Intanto il prezzo è salito: la versione Premium a trazione integrale compare sul configuratore americano a 92.490 dollari.
Dai vetri rotti del 2019 al «futuro che somiglia al futuro»
Il progetto era nato nel segno dello spettacolo. Alla presentazione del prototipo, nel 2019, Musk volle dimostrare che i finestrini erano infrangibili facendo lanciare contro di essi delle sfere di metallo: due si incrinarono davanti al pubblico. Il lancio commerciale, nel dicembre 2023 ad Austin, fu un evento in grande stile, con raffiche di mitragliatrice sulle portiere, il traino di carichi pesanti e una gara vinta contro una Porsche 911. «Penso che sia il nostro prodotto migliore», disse allora Musk. «Il futuro finalmente somiglierà al futuro». E ancora: «È meglio di un pickup e meglio di un’auto sportiva, tutto in uno».
Oggi, a chi su X commentava la «fine di un’era», Musk ha risposto: «Vero. Ma la flotta del Cybertruck resterà in circolazione a lungo». Il capo ingegnere del progetto, Wes Morrill, ha presentato la chiusura come un passaggio di testimone: «Il Cybertruck è stato un’incredibile piattaforma di sviluppo tecnologico e continua a vivere nel Cybercab». Ai proprietari preoccupati per l’assistenza ha assicurato che Tesla manterrà i ricambi e il servizio tecnico.
Cybertruck in Europa, un’omologazione mai possibile
Il pickup è rimasto confinato in pochi mercati: Stati Uniti, Canada e Messico, poi la Corea del Sud dalla fine del 2025 e alcuni Paesi del Golfo, a partire dagli Emirati, da inizio anno. A ottobre Tesla ha rinunciato ad Australia e Nuova Zelanda, rimborsando caparre versate quasi sette anni fa.
In Europa il veicolo non ha l’omologazione comunitaria. La carrozzeria rigida e spigolosa si scontra con le norme sulle sporgenze esterne e sulla protezione dei pedoni, e manca il limitatore di velocità obbligatorio per i mezzi sopra le 3,5 tonnellate. Nel 2024 Musk aveva spiegato che il Cybertruck era stato pensato per le regole nordamericane e che adeguarlo agli standard internazionali, «onestamente, avrebbe reso il prodotto peggiore». Andy Palmer, ex amministratore delegato di Aston Martin, è stato netto: «Ovunque esista una normativa di sicurezza che tenga conto dell’impatto con i pedoni, il Cybertruck non potrà circolare».
Musk punta sul Cybercab, già sotto indagine federale
Il Cybercab ha la sagoma di una coupé, carrozzeria dorata, portiere ad ali di farfalla, nessun volante, pedale o specchietto. Trasporta due persone. La produzione è partita ad aprile ad Austin, il servizio a pagamento è stato avviato a inizio settembre nella stessa città e ora è disponibile anche a Dallas. Il primo giorno di attività, però, la NHTSA ha aperto un’indagine per verificare se l’autocertificazione del veicolo rispetti gli standard federali di sicurezza.
Il punto è qui. Liberare spazio in fabbrica ha senso solo se i robotaxi potranno trasportare passeggeri paganti, senza supervisione umana, in molte più città. Questo dipende dal software e dalle decisioni dei regolatori, più che dal numero di vetture prodotte. E le scadenze fissate da Musk sulla guida autonoma sono state rinviate più volte negli anni.
Tesla taglia la gamma, il peso della politica sul titolo
Il Cybertruck non è il primo modello a uscire di scena quest’anno: Model S e Model X sono già state fermate. Musk ha indicato tre pilastri per il futuro: il robot umanoide Optimus, il Cybercab e il camion elettrico Semi, entrato in produzione di serie ad aprile.
Come riporta il portale cinese NetEase, fra i clienti più importanti del pickup c’è stata SpaceX, l’altra azienda di Musk, mentre i due gruppi discuterebbero una possibile fusione che il miliardario ha definito «una buona idea». Secondo la stessa ricostruzione, il titolo Tesla avrebbe perso il 15% dalle elezioni di metà mandato, nelle quali Musk ha speso oltre 200 milioni di dollari per i candidati repubblicani, con due seggi texani conquistati dai democratici.
Per Palmer, intervistato dall’agenzia Reuters, la chiusura è la scelta obbligata: «Non ha senso andare avanti quando il prodotto non raggiunge gli obiettivi». Sul bilancio di Tesla, ha aggiunto, l’addio al Cybertruck sarà «solo un errore di arrotondamento, ma i numeri parlano da soli». L’analista Felipe Muñoz ricorda che anche i pickup elettrici di Ford e degli altri costruttori hanno fallito negli Stati Uniti: «Hanno perso tutti, perché i pickup elettrici non piacciono agli americani».
Lo schema si ripete. Un lancio spettacolare, obiettivi fuori scala rilanciati sui social, poi il cambio di rotta annunciato con un post, senza un piano industriale pubblico su impianti costruiti per un solo modello. Le prime indicazioni su volumi, chiusura degli ordini e ultimo giorno di produzione potrebbero arrivare con i conti del quarto trimestre, attesi a fine gennaio. Intanto in Svizzera un importatore indipendente lavora per omologare il Cybertruck e venderlo dal 2027: il pickup potrebbe arrivare in Europa proprio mentre Tesla smette di costruirlo.