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TikTok nel mirino della Ue per la «Tana del Coniglio» del feed For You: rischia multa fino al 6% del fatturato

Bruxelles contesta il feed «For You» e minaccia multe fino al 6% del fatturato. Su Facebook e Instagram le stesse ipotesi sono ancora in istruttoria
Byoblu·06 novembre 2026
Esteri — Byoblu

La Commissione europea ha notificato oggi a TikTok le conclusioni preliminari di un’indagine aperta nel febbraio 2024. Secondo Bruxelles, il feed «For You» viola il Digital Services Act (Dsa), il regolamento europeo sui servizi digitali, per il cosiddetto effetto «rabbit hole». È la «tana del coniglio» in cui l’algoritmo trascina l’utente, proponendogli contenuti sempre più simili a quelli già visti. Il rischio contestato riguarda soprattutto minori e persone fragili, esposti a flussi continui di video su tristezza, isolamento, perdita di peso e immagine corporea. La piattaforma controllata dalla cinese ByteDance rischia una sanzione fino al 6% del fatturato mondiale annuo. Un procedimento costruito sulle stesse ipotesi contro Facebook e Instagram, aperto nel maggio 2024, è invece ancora in fase istruttoria.

TikTok e il feed For You: le accuse della Commissione

Per l’esecutivo Ue, TikTok non avrebbe valutato in modo adeguato i rischi del proprio sistema di raccomandazione. Il flusso si costruisce sulle interazioni: visualizzazioni, like, tempo trascorso su ciascun video. Le misure di mitigazione adottate dalla piattaforma sarebbero insufficienti, perché non assicurano una reale varietà dei contenuti né un controllo effettivo dell’utente sul proprio feed.

La richiesta di Bruxelles è precisa: ridisegnare il «For You» dando più peso alle preferenze esplicite degli utenti e meno al tempo di visualizzazione come criterio di raccomandazione.

TikTok può ora esercitare il diritto di difesa e rispondere alle contestazioni. Se le conclusioni saranno confermate, la Commissione potrà adottare una decisione di non conformità. Non è il primo fronte aperto per l’azienda. Come ricorda l’agenzia AGI, la scorsa estate TikTok ha accettato di pagare 400 milioni di dollari per chiudere una causa con il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti sulla privacy dei minori. Nello stesso periodo l’autorità britannica per le comunicazioni ha avviato un accertamento sulla protezione dei minori dai contenuti dannosi e sui sistemi di verifica dell’età.

Rabbit hole, la “Tana del Coniglio”: il rischio reale e il terreno regolatorio

Il problema sanitario esiste. Un sistema che premia il tempo di permanenza ripropone ciò che trattiene lo sguardo. Per un adolescente in difficoltà, quello che trattiene può essere proprio il contenuto che gli fa male. Una tutela seria dei minori parte da qui, e ByteDance sa bene come calibrare il prodotto: in Cina la versione locale, Douyin, applica ai più giovani una modalità con limiti di tempo giornalieri e contenuti selezionati.

Il meccanismo contestato, però, appartiene a tutto il settore. Il tempo di visualizzazione è la metrica su cui si regge l’intera economia dell’attenzione. Instagram Reels e YouTube Shorts sono nati per replicare il modello di TikTok: video brevi, scorrimento infinito, raccomandazioni basate sul comportamento. Chiedere a un solo operatore di ridurre il peso del watch time significa intervenire sul cuore del modello pubblicitario di tutti.

TikTok e Meta, stesse accuse a tre mesi di distanza

Le date aiutano a misurare la coerenza. Il procedimento contro TikTok è stato aperto nel febbraio 2024. Quello contro Meta, per Facebook e Instagram, nel maggio 2024. Nel secondo caso la Commissione indicava esplicitamente il rischio di dipendenze comportamentali e di effetti «rabbit hole» sui minori. Stesse ipotesi, distanza di tre mesi.

Nell’ottobre 2025 Bruxelles ha contestato a Meta altre violazioni: i meccanismi per segnalare contenuti illegali, le interfacce ingannevoli, l’accesso dei ricercatori ai dati. Sull’algoritmo e sulla salute mentale dei ragazzi, il nodo più costoso per Menlo Park, le conclusioni preliminari sono arrivate per prima alla piattaforma cinese. L’unica multa inflitta finora con il Dsa ha colpito X di Elon Musk, con 120 milioni di euro, per questioni di trasparenza e non per il design dei feed.

Digital Services Act, quando il giudice è un organo politico

Per le piattaforme di grandi dimensioni il Dsa affida l’applicazione delle regole direttamente alla Commissione. Lo stesso organo che indaga e sanziona i colossi del web negozia anche dazi e accordi commerciali con Washington. L’amministrazione Trump ha più volte definito le regole digitali europee una discriminazione contro le aziende americane, minacciando ritorsioni.

In questo quadro il calendario si presta a una lettura politica. L’unico gigante dei social non americano è anche il bersaglio che costa meno sul piano diplomatico. Colpirlo per primo consente a Bruxelles di mostrare l’efficacia del regolamento senza aprire un nuovo fronte con la Casa Bianca.

C’è poi una questione che va oltre TikTok. La categoria dei «rischi sistemici» consente alla Commissione di incidere su ciò che milioni di europei vedono nei propri feed. Lo strumento pensato per proteggere i minori dà a un’istituzione politica una leva sulla visibilità dei contenuti. È la stessa leva che, in altri dossier, ha alimentato i timori per la libertà di espressione.

TikTok tra Washington, Pechino e Bruxelles

TikTok è da anni al centro di una contesa che supera le questioni sanitarie. Negli Stati Uniti una legge del 2024 ha imposto a ByteDance la cessione delle attività americane. Pechino ha sempre descritto le misure occidentali contro l’app come motivate da ragioni politiche e di concorrenza. In Europa, nel maggio 2025, il Garante irlandese per la privacy ha inflitto alla piattaforma 530 milioni di euro per il trasferimento di dati di utenti europei verso la Cina.

La contestazione di oggi si inserisce in questa sequenza. La prossima tappa è la risposta formale di TikTok, poi la decisione finale. Il fascicolo Meta resta aperto sugli stessi punti. Se Bruxelles imporrà a TikTok di ridurre il peso del tempo di visualizzazione, la stessa regola, applicata a Reels, toccherebbe il principale motore dei ricavi pubblicitari di Facebook e Instagram.

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