Trump: «Cosa hanno combinato in Francia? Da noi non accadrà»

Donald Trump ha portato le rivolte francesi nella campagna per le elezioni di metà mandato del 3 novembre. Ieri, durante un comizio a Clemson, in Carolina del Sud, a sostegno di un candidato repubblicano al Senato, il presidente americano ha chiesto alla folla che cosa fosse successo alla Francia. Poi ha assicurato che negli Stati Uniti scene simili non si vedranno. La risposta di Emmanuel Macron è arrivata dal Qatar, dove il presidente francese si trova in visita: i commenti di alcuni leader stranieri sulle proteste sono, nelle sue parole, «stupidi».
Trump e la Francia, il comizio di Clemson
L’occasione è nata da un contestatore che ha tentato di interrompere l’intervento. Trump ha paragonato quella protesta ai disordini d’oltralpe. «Che diavolo è successo alla Francia?», ha detto. E poi: «È questo che vogliono vedere nel nostro Paese. Non lasceremo che accada».
Il presidente ha indicato nelle scelte della sua amministrazione la garanzia contro il contagio. «Abbiamo abolito in tutto il governo federale le politiche discriminatorie di diversità, equità e inclusione. Abbiamo eliminato dalle scuole la teoria critica della razza e la follia transgender. Completamente sparite». Il riferimento è ai programmi DEI (Diversity, Equity and Inclusion), smantellati dalla Casa Bianca nel corso del mandato.
Il giorno prima, martedì, a Greenville, Trump aveva usato toni ancora più duri. Anche in quel caso un contestatore aveva interrotto il comizio, organizzato per il candidato repubblicano al Senato Michael Whatley. «Guardate questi squilibrati in Francia che rovinano il loro Paese. Non lo tollereremo», aveva detto. E aveva aggiunto: «Spero non vi arrabbierete se li tratterò in modo molto, molto duro, perché è quello che succederà». Nella stessa giornata aveva attribuito i disordini alle politiche migratorie francesi, contrapponendole alla stretta americana sull’immigrazione irregolare.
Macron risponde a Trump: «Manipolazione dall’estero»
Da Doha, dove cerca di chiudere accordi energetici per la Francia, Macron ha respinto la lettura americana. Stando a quanto riportato dall’agenzia France-Presse, ha parlato di una «manipolazione straniera dell’informazione» che avrebbe prodotto «commenti inaccettabili e perfino stupidi da parte di molti, compresi leader stranieri». A un giornalista che gli chiedeva se si riferisse a Trump, ha risposto: «Tra gli altri».
Il presidente francese ha denunciato la circolazione di immagini generate con l’intelligenza artificiale che mostravano scene mai avvenute. Ha definito «totalmente falsa» la tesi di una Francia «invasa da orde di migranti e islamisti». E ha concluso: «In questi momenti si vede chi ama la Francia e chi no».
Sul piano interno, Macron ha promesso fermezza in vista delle manifestazioni di sabato. «Chi vorrà creare disordine nei centri città sabato prossimo ne sarà impedito», ha detto, aggiungendo che al vertice dello Stato non devono esserci esitazioni. Oggi incontrerà i servizi di intelligence.
Rivolte in Francia, dalle scuole alla piazza
Le proteste sono cominciate a settembre con rivendicazioni sulla scuola. Il liceo Paul-Éluard di Saint-Denis, alle porte di Parigi, è stato uno dei punti di partenza della mobilitazione studentesca e ha ricevuto nei giorni scorsi anche la visita dell’attivista svedese Greta Thunberg. Nelle settimane successive il movimento si è allargato a una contestazione più ampia contro il governo, alimentata dal costo della vita e dallo stato dei servizi pubblici.
Sabato scorso la situazione è degenerata. Le autorità riferiscono di 2.513 persone fermate in un solo giorno. A Parigi e Marsiglia sono stati saccheggiati negozi: la catena Fnac Darty segnala danni a una dozzina di punti vendita. A Nantes i fermati sono 74, a Bordeaux un gruppo ha devastato un complesso residenziale, in Guadalupa, territorio francese dei Caraibi, gli arresti sono stati almeno 44, più della metà minorenni. Secondo quanto riportato dalla rivista conservatrice americana National Review, a Parigi sarebbe stata devastata anche una sinagoga, episodio che l’ex segretario di Stato Mike Pompeo ha citato per contestare la natura sociale della protesta.
Il governo guidato da Sébastien Lecornu ha accusato gruppi dell’estrema sinistra di coltivare piani «insurrezionali». Il ministro dell’Interno Laurent Nuñez ha annunciato l’impiego di reparti militari a supporto della polizia. A Parigi è in vigore il divieto di assembramento in alcune zone dalle 20 alle 6. Le manifestazioni sono vietate oggi a Lione e in parte della capitale, nel fine settimana a Tolone, Rouen e Le Havre. Il ministro della Giustizia Gérald Darmanin ha chiesto ai tribunali la «massima fermezza» nei processi già avviati.
La piazza però non si svuota. Sabato tornano a sfilare a Parigi i gilet gialli, il movimento nato nel 2018 contro il carovita. Il sindacato CGT, dopo un incontro con Lecornu, ha convocato uno sciopero per il 5 novembre. La segretaria Sophie Binet ha lamentato che il governo non ha annunciato alcuna misura sulle richieste sindacali: «È arrivato il momento di portare la mobilitazione a un livello superiore».
Trump contro Parigi, un precedente del 2018
Non è la prima volta che una frase di Trump sulla Francia apre un caso diplomatico. Nel 2018, davanti alla National Rifle Association, la principale lobby americana delle armi, sostenne che a Parigi, nel novembre 2015, civili armati avrebbero potuto fermare gli attentatori del Bataclan. Il ministero degli Esteri francese espresse allora una «ferma disapprovazione». L’ex presidente François Hollande definì quelle parole «vergognose».
In Italia, dopo i saccheggi a Milano dello scorso fine settimana, il governo ha annunciato martedì nuove misure di sicurezza. Vedremo presto se le misure messe in campo da Francia e Italia saranno sufficienti.