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Amsterdam, manifestazione per Gaza: 200mila in piazza. Un manifestante sul premier Jetten: «È un vigliacco»

Quarta marcia della «Linea Rossa»: la piazza chiede stop alle armi e sanzioni. Il premier Jetten, in corteo nel 2025, stavolta resta a casa.
Byoblu·08 novembre 2026
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Amsterdam si è vestita di rosso. Oggi circa 200mila persone, secondo gli organizzatori, hanno attraversato la città per chiedere al governo olandese di fermare le vendite di armi a Israele, inasprire le restrizioni commerciali e adottare sanzioni contro Tel Aviv. È la quarta edizione della «Linea Rossa» (Rode Lijn), la mobilitazione che dalla primavera del 2025 porta in piazza numeri mai visti nei Paesi Bassi. Sui cartelli, una scritta ricorrente: «Stop al genocidio».

Amsterdam per Gaza, il corteo parte da Museumplein

Il raduno si è formato in Museumplein, a pochi passi dal Museo Van Gogh, sotto lo slogan «Nessun soldo per il genocidio». Il corteo ha poi sfilato lungo un’arteria di solito congestionata dal traffico, chiusa per l’occasione. Le autorità cittadine hanno potenziato le corse della metropolitana e allungato i treni delle ferrovie NS diretti in città, deviando tram e autobus attorno alla piazza.

A promuovere la marcia è The Rights Forum, insieme ad altre 13 organizzazioni, tra cui Amnesty International, PAX e Oxfam Novib. La stima dei partecipanti è stata diffusa dalla sezione olandese di Amnesty. All’estero la notizia ha avuto ampio risalto: Al Jazeera parla di «centinaia di migliaia» di persone, il quotidiano turco Birgün di almeno 200mila, la stampa del Golfo ha aperto sul coro dei manifestanti contro il genocidio.

«Sono ebreo e sono contro il genocidio»

Tra la folla, una sciarpa rossa al collo, c’era Steven Eisinger, ingegnere robotico statunitense di 33 anni che vive ad Amsterdam. «Smettete di inviare armi a Israele», ha detto all’agenzia France-Presse. Poi ha aggiunto: «Sono ebreo anch’io, ho familiari che vivono in Israele, e volevo dire chiaramente che sostengo la Palestina e sono contro il genocidio».

Più duro il giudizio di Mike van Dongen, intervistato da Al Jazeera mentre camminava nel corteo. «Quello che succede laggiù è disumano», ha detto. E sulle autorità olandesi: «Per quanto mi riguarda, non stanno facendo nulla. Non osano fare passi seri». A una fermata dell’autobus un uomo con un megafono scandiva «Free, free Palestine!», ripreso da migliaia di voci al passaggio della marcia.

Tra gli oratori della giornata figurava anche Omar Barghouti, cofondatore del movimento per il boicottaggio BDS.

Rob Jetten, dal corteo a Palazzo

L’assenza più notata è quella del primo ministro Rob Jetten. Nel 2025, da leader dei liberali di D66 e candidato alle legislative, aveva partecipato a una delle marce della Linea Rossa. Venerdì, nella conferenza stampa settimanale, ha spiegato che per lui sarebbe ora «inappropriato» prendervi parte. Un manifestante, Jan Willem de Leeuw, ha commentato così: «È un vigliacco».

Jetten guida da febbraio un governo di coalizione di minoranza. Venerdì ha difeso il proprio operato: «Ogni giorno e ogni settimana facciamo ciò che possiamo per alleviare la terribile situazione laggiù». Il suo esecutivo, ha aggiunto, sta esercitando «una maggiore pressione politica e diplomatica» su Israele perché rispetti gli accordi su Gaza. La piazza chiedeva altro: un embargo totale sulle armi e misure economiche vincolanti.

Paesi Bassi e Israele, la frattura diplomatica

Il governo dell’Aia una mossa l’ha fatta. A fine settembre è entrato in vigore il divieto di importare prodotti dagli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati, colonie illegali per il diritto internazionale. La risposta di Tel Aviv è stata immediata: il ministro degli Esteri Gideon Saar ha revocato l’accreditamento dei diplomatici olandesi.

La guerra aveva già lasciato il segno sulla politica olandese. Nel 2025 il ministro degli Esteri si era dimesso dopo non essere riuscito a far approvare nuove sanzioni contro Israele. A fine ottobre l’emittente pubblica NPO ha ritirato i Paesi Bassi dall’Eurovision 2027, citando la questione «sensibile» della partecipazione israeliana. Resta il fatto che l’Aia, a differenza di Francia e Belgio, non ha ancora riconosciuto lo Stato di Palestina.

Gaza, una tregua che non ferma le morti

Il cessate il fuoco tra Israele e Hamas è in vigore dal 10 ottobre 2025, dopo due anni di guerra scatenata dall’attacco del movimento islamista in territorio israeliano il 7 ottobre 2023. Da allora, secondo Al Jazeera, i raid israeliani sono proseguiti quasi ogni giorno. Nella Striscia la crisi umanitaria resta acuta, mentre in Cisgiordania la violenza dei coloni contro i palestinesi continua a crescere.

Il bilancio citato da Al Jazeera è di almeno 74mila palestinesi uccisi, tra cui 21mila bambini, dall’ottobre 2023. Cifre che danno la misura di una catastrofe umanitaria in cui la responsabilità del governo Netanyahu appare schiacciante, e che commissioni delle Nazioni Unite e organismi internazionali hanno descritto in termini di genocidio.

Linea Rossa, l’Europa delle piazze e quella dei governi

La serie storica della Linea Rossa racconta una mobilitazione che resiste nel tempo. Oltre 100mila persone all’Aia nel maggio 2025, 150mila sempre all’Aia a giugno, circa 250mila ad Amsterdam a ottobre. Oggi altre 200mila, a un anno da una tregua che sulla carta avrebbe dovuto svuotare le strade.

Il dato politico sta in questa persistenza. Una parte crescente dell’opinione pubblica europea giudica insufficienti le misure simboliche e chiede di intervenire sulla leva che conta di più: le forniture militari. L’Unione europea continua a richiamarsi al diritto internazionale e alla tutela dei civili, mentre diversi Stati membri mantengono i canali di cooperazione militare con un governo accusato di violarli. Ad Amsterdam lo scarto tra ciò che chiedono i cittadini e ciò che decidono i governi si è misurato in centinaia di migliaia di persone, e nella scelta di un premier che un anno fa sfilava con loro e oggi ha preferito restare a Palazzo.

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