Bce, Knot e de Cos soli in corsa: Parigi sosterrebbe il falco olandese in cambio del capo economista

Due nomi e nessuna elezione. Alle 17 di ieri si è chiusa la finestra per le candidature alla presidenza della Banca centrale europea. Sul tavolo dell’Eurogruppo sono arrivati soltanto due nomi. Il primo è l’olandese Klaas Knot, ex governatore della banca centrale dei Paesi Bassi. Il secondo è lo spagnolo Pablo Hernández de Cos, ex governatore del Banco de España e oggi direttore generale della Banca dei regolamenti internazionali (Bri), l’istituto di Basilea che fa da banca delle banche centrali. Uno dei due prenderà il posto di Christine Lagarde, che lascerà Francoforte il 7 febbraio 2027, quasi nove mesi prima della scadenza naturale del mandato. La partita vera si gioca però sulle poltrone che stanno intorno alla presidenza. Parigi sarebbe pronta a sostenere Knot in cambio del posto di capo economista della Bce.
L’elenco è stato reso pubblico dal presidente dell’Eurogruppo, Kyriakos Pierrakakis. I ministri delle Finanze dell’area euro ne discuteranno lunedì, a porte chiuse. I candidati non saranno presenti: a illustrare le candidature saranno i ministri di Spagna e Paesi Bassi. Da questa prima riunione non è attesa una raccomandazione su un solo nome.
Klaas Knot, il falco olandese alla prova della Bce
Knot è considerato un falco: nel gergo delle banche centrali, chi privilegia tassi più alti per contenere l’inflazione, anche a costo di frenare la crescita. Mododupe Adegbembo, analista di Jefferies, lo descrive come più incline alla stretta monetaria rispetto al rivale. Invita però a non sopravvalutare le differenze, perché la Bce decide per consenso all’interno del Consiglio direttivo.
Il suo curriculum parla chiaro. Secondo il portale finanziario cinese 21jingji, durante la crisi dell’euro del 2011-2012 Knot discusse apertamente l’ipotesi di un default, cioè l’insolvenza di uno Stato sul proprio debito. Nel 2019 criticò per iscritto la decisione della Bce di riavviare gli acquisti di titoli pubblici, il cosiddetto quantitative easing, lo strumento che per anni ha tenuto bassi i costi di finanziamento dei Paesi più indebitati, Italia in testa.
In un intervento del 4 novembre, riportato dalla stessa testata, l’olandese ha sostenuto che l’inflazione di fondo e gli effetti di secondo round potrebbero essere in aumento. Si tratta del passaggio dei rincari energetici ai salari e ai listini delle imprese. Per questo, secondo Knot, la Bce potrebbe dover riportare più spesso i prezzi verso il 2% partendo dall’alto, con una politica più restrittiva. Ha aggiunto che le crisi tendono a sbloccare cambiamenti altrimenti difficili da ottenere. Fra questi indica la disciplina di bilancio, l’unione dei mercati dei capitali e i fondi pensione con adesione automatica sul modello olandese.
La lettura dei mercati, riferita sempre da 21jingji, è che una sua vittoria rafforzerebbe l’euro. Allo stesso tempo potrebbe allargare lo spread di Francia e Paesi periferici. Lo spread è il differenziale di rendimento tra i titoli di Stato di un Paese e quelli tedeschi, e misura quanto quel Paese paga in più per finanziarsi.
Hernández de Cos, la carta gradita al Sud dell’eurozona
De Cos è considerato più vicino alle colombe, cioè a chi tollera tassi più bassi per sostenere l’economia. Viene descritto come un centrista, più gradito ai mercati del debito dei Paesi periferici. Diversi economisti lo indicano come favorito. Il premier spagnolo Pedro Sánchez si è già schierato con lui. Madrid punta a rientrare nel Comitato esecutivo della Bce dopo l’uscita del vicepresidente Luis de Guindos, andato in pensione nei mesi scorsi.
Un diplomatico europeo favorevole a Knot sostiene invece che l’olandese sia il candidato più forte. Il suo argomento è geografico: dopo due francesi, Jean-Claude Trichet e Lagarde, e un italiano, Mario Draghi, toccherebbe a un rappresentante del Nord Europa.
Successione Lagarde: quattro poltrone in un solo pacchetto
La presidenza è solo un tassello. Isabel Schnabel, responsabile delle operazioni di mercato, lascerà il 3 gennaio 2027 per il Fondo monetario internazionale. Il capo economista irlandese Philip Lane chiuderà il suo mandato di otto anni il 31 maggio 2027. Se vincesse Knot, dovrebbe uscire anche l’olandese Frank Elderson, perché per consuetudine un Paese non può avere due membri nel Comitato esecutivo. In tutto cambierebbero quattro poltrone su sei: uno dei rimpasti più ampi negli oltre 25 anni di storia della Bce. Il premier greco lo ha definito un «grande negoziato».
Lo schema dello scambio è esplicito. Secondo alcuni economisti, se il posto di capo economista andasse alla Francia salirebbero le quotazioni di Knot. Se andasse a un tedesco, si rafforzerebbe de Cos. Parigi ha già pronti i nomi di Agnès Bénassy-Quéré, vicegovernatrice della Banque de France, e dell’ex dirigente Ocse Laurence Boone. A Berlino i partner di coalizione discutono ancora sul successore di Schnabel: circolano Tobias Adrian, ex Fmi, e Sabine Mauderer, vicepresidente della Bundesbank.
Pesa anche l’equilibrio di genere. Nel Consiglio direttivo, 27 membri, le donne sono due: Lagarde e Schnabel, ed escono entrambe. Il Parlamento europeo non ha diritto di veto, ma in passato ha già messo in difficoltà alcune nomine per la scarsa presenza femminile. Se i grandi Paesi non trovassero un’intesa potrebbe emergere un terzo nome di compromesso, come accadde nel 2019 con la stessa Lagarde.
Nomina Bce, il calendario di Macron e il peso di Berlino
Lagarde ha comunicato la sua uscita il 29 ottobre. Una persona informata sulle discussioni ha riferito che la presidente vuole recuperare libertà di parola su temi non monetari. Lagarde avrebbe spiegato di non poter più restare neutrale davanti a quanto accade in Francia e nel mondo. La tempistica ha un effetto preciso: consente a Emmanuel Macron di partecipare alla scelta del successore prima delle presidenziali francesi di primavera. Macron ha chiesto di preparare la transizione «in modo ordinato ed equilibrato con i nostri partner europei». Lagarde, 70 anni, a fine settembre ha escluso una propria candidatura all’Eliseo. Il suo nome circola per la guida del World Economic Forum di Davos.
Berlino ha messo subito le carte in tavola. Il ministro delle Finanze Lars Klingbeil ha detto che la Germania userà il suo peso di maggiore economia dell’area euro per contribuire a una guida della Bce «con ampio sostegno». Il cancelliere Friedrich Merz ha annunciato che la procedura si chiuderà entro fine anno, tra i capi di Stato e di governo dell’eurozona.
Il percorso formale prevede questi passaggi. L’Eurogruppo esamina i candidati. Il Consiglio dell’Ue formula una raccomandazione, che richiede il sì di almeno 16 Paesi su 21, a condizione che rappresentino il 65% della popolazione dell’eurozona. La Bce e il Parlamento europeo vengono consultati. Infine il Consiglio europeo nomina il presidente. L’Italia, che pure ha guidato l’istituto con Draghi, questa volta non ha candidati in corsa.
Inflazione al 4% e debito francese, l’eredità per il nuovo presidente
Chi arriverà a Francoforte troverà un quadro teso. Secondo Eurostat, a ottobre l’inflazione dell’eurozona è salita al 4%, il doppio dell’obiettivo del 2%. L’inflazione di fondo è al 2,5%, quella dei servizi al 3,3%. Su questi dati pesano i rincari legati alla guerra all’Iran. Il presidente della Bundesbank Joachim Nagel ha detto che, senza un netto cambiamento delle prospettive, un rialzo dei tassi a dicembre è difficilmente evitabile. Sul mercato dei titoli di Stato cresce l’allarme per i conti pubblici francesi, con il timore di un contagio ad altri Paesi dal debito fragile.
Il nuovo presidente guiderà l’istituzione che fissa il costo del denaro per mutui, imprese e Stati di 21 Paesi. A sceglierlo saranno pochi governi, attraverso ministri riuniti senza telecamere e trattative bilaterali tra Parigi e Berlino. Il Parlamento eletto dai cittadini sarà soltanto consultato. Gli analisti ripetono che il nome conta meno del consenso interno al Consiglio direttivo. Se così è, la continuità della linea del rigore è garantita in partenza, chiunque vinca. Lunedì l’Eurogruppo farà il primo giro di tavolo. L’intesa sul pacchetto completo delle nomine è attesa per dicembre.