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Tajani, dati sul dark web e lista dei 18 «ostili» a Mosca: «Non mi farò intimidire in nessun modo»

Il vicepresidente del Consiglio accusa hacker filorussi. Il suo nome in una lista di 18 «ostili» a Mosca. Ignoti i dati esposti e gli autori
Byoblu·07 novembre 2026
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Il ministro degli Esteri e vicepresidente del Consiglio Antonio Tajani ha denunciato oggi su X che da giorni i suoi dati personali circolano sul dark web. È la parte della rete raggiungibile solo con software dedicati, come Tor. Secondo il ministro, chi li diffonde cerca altre informazioni su di lui e sulla sua famiglia e offre denaro per ottenerle. Tajani attribuisce l’attacco al sostegno dell’Italia a Kiev. Questa è la sua lettura politica. Restano da chiarire gli elementi essenziali: quali dati siano stati esposti, da dove provengano e chi li abbia messi in rete.

Tajani, dati sul dark web e minacce alla famiglia: il messaggio su X

«Da giorni cybercriminali diffondono i miei dati personali sul dark web e cercano ulteriori informazioni, esponendomi a nuove minacce e intimidazioni», ha scritto il ministro. Gli autori, secondo Tajani, coinvolgono anche la famiglia e sono disposti a pagare per avere dettagli su di lui e sui suoi cari. Poi ha aggiunto: «La mia reazione è molto semplice: non mi farò intimidire in nessun modo».

Nella ricostruzione del ministro, il movente è esplicito. La posizione italiana sull’Ucraina sarebbe la ragione politica per cui è finito nel mirino. Difendere la libertà di uno Stato sovrano e schierarsi per la sua indipendenza è, ha scritto, ciò che appare pericoloso agli occhi di queste «entità criminali».

Come ha rilevato l’Associated Press, Tajani non ha precisato che tipo di informazioni sia finito in rete. Il messaggio non menziona violazioni dei sistemi della Farnesina né documenti ufficiali.

Hacker filorussi, Tajani nella lista dei 18 «ostili alla Federazione Russa»

L’elemento più concreto arriva da Reuters. L’agenzia ha visionato alcune schermate in cui la foto del ministro compare in un elenco di 18 «cittadini ostili alla Federazione Russa». Nella stessa lista figurano anche esperti di sicurezza informatica. Una persona vicina a Tajani ha riferito a Reuters che il materiale è stato individuato in una sezione del dark web accessibile tramite la rete Tor. Lo hanno trovato le autorità di cybersicurezza durante le loro attività di monitoraggio. Sono in corso ulteriori accertamenti.

La Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha espresso solidarietà al ministro dopo le rivelazioni sull’attività di hacker filorussi. Ha definito la messa in vendita di informazioni riservate su esponenti delle istituzioni un motivo di grave preoccupazione, da contrastare con la massima determinazione. Mosca, riporta Reuters, non ha commentato. La Russia ha sempre negato qualsiasi coinvolgimento in operazioni di pirateria informatica all’estero.

L’elenco indica un ambiente vicino alle posizioni russe. Non dice però chi lo abbia compilato. Dietro potrebbe esserci un collettivo di attivisti, un gruppo criminale in cerca di profitto o una struttura riconducibile a uno Stato. Sono ipotesi con conseguenze politiche molto diverse. Le liste di questo genere rientrano nella pratica del doxxing, cioè la pubblicazione di dati personali per esporre e intimidire un bersaglio. Spesso mettono insieme informazioni recuperate da vecchie violazioni, registri pubblici e profili social.

Fuori dall’Italia la notizia ha avuto toni diversi. Al Jazeera ha titolato sulla fuga di dati come opera di hacker filorussi, riprendendo la versione di Palazzo Chigi. L’agenzia russa Interfax l’ha data riprendendo l’Associated Press e l’ha inserita nella serie di attacchi informatici in Europa, senza riportare il collegamento con l’Ucraina indicato dal ministro.

Cybersicurezza alla Farnesina, la seconda spiegazione di Tajani

Lo stesso Tajani ha offerto una seconda chiave di lettura. Secondo l’agenzia Anadolu, ha suggerito che le minacce potrebbero essere anche una reazione alle misure adottate dal ministero degli Esteri. Dal 1° gennaio la Farnesina ha una direzione dedicata alla cybersicurezza. La struttura è nata per contrastare intrusioni condotte da soggetti, ha detto il ministro, «spesso legati in un modo o nell’altro a entità statali a noi ostili». «Siamo operativi e in coordinamento con i nostri alleati», ha aggiunto.

Nella stessa dichiarazione convivono quindi due spiegazioni. La prima è geopolitica e riguarda Kiev. La seconda è tecnica e riguarda il lavoro di difesa del ministero. È questa a portare il discorso sullo stato delle difese digitali dello Stato. I dati di un vicepresidente del Consiglio e dei suoi familiari sono stati raccolti, pubblicati e resi oggetto di una ricerca a pagamento. Il problema riguarda quindi la protezione di chi ricopre cariche pubbliche e delle banche dati che lo riguardano, chiunque abbia materialmente agito.

Tajani e il fotomontaggio di Bonaccini con il cappellino Maga

Sul fronte interno, il ministro è al centro di un’altra vicenda legata alla manipolazione delle immagini. Stefano Bonaccini, presidente del Partito democratico ed eurodeputato, ha pubblicato una foto falsa di Tajani con in testa un cappellino Maga. La sigla sta per «Make America Great Again», lo slogan di Donald Trump. Bonaccini ha poi rimosso l’immagine, spiegando che si trattava di un meme ironico. La pubblicazione ha aperto una polemica politica.

L’episodio mostra che la falsificazione dei contenuti appartiene anche alla comunicazione politica nazionale. Di solito viene attribuita a campagne straniere. In questo caso il confine tra satira e disinformazione è stato superato in casa, da un esponente di primo piano dell’opposizione.

Guerra ibrida in Europa, dagli allarmi bomba ai frigoriferi dei supermercati

La denuncia di Tajani arriva dopo una serie di episodi in Europa. Ci sono stati falsi allarmi bomba che hanno costretto aerei a deviare o a ritardare e minacce contro emittenti e testate. Ci sono stati anche attacchi ai sistemi di refrigerazione dei supermercati e segnalazioni di droni. Le autorità non hanno stabilito collegamenti diretti tra questi fatti e il caso del ministro.

La guerra ibrida si combatte nella zona grigia fra pace e conflitto aperto ed è una minaccia reale. Per questo l’attribuzione richiede rigore. Nel caso Tajani, il percorso è stato questo: prima i «filorussi», poi una regia ostile, infine la conferma della linea del governo sull’Ucraina. Questo passaggio si è compiuto nelle dichiarazioni politiche. Le indagini sono ancora aperte.

Un episodio grave rischia così di sostenere scelte che meriterebbero un dibattito a parte: l’invio di armi, il peso delle spese militari, lo spazio lasciato al negoziato. Ogni ondata di allarmi si traduce inoltre in bilanci e contratti per un settore, quello della sicurezza informatica, che cresce insieme alla percezione del rischio.

L’Italia sostiene Kiev dal 2022 con aiuti umanitari e militari, e Tajani ha fatto capire che la linea non cambierà. Il ministro ha assicurato che la Farnesina coordina la risposta con i Paesi alleati. Intanto proseguono gli accertamenti sul materiale individuato nella rete Tor.

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