Tajani, rapporto con gli Usa non cambia: «Leali a prescindere»

Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha commentato oggi, dalla sede di Forza Italia, l’esito delle elezioni americane di metà mandato. La sua linea è che l’Italia rispetta la volontà degli elettori statunitensi e che il rapporto con gli Usa resta quello di sempre. Nella sintesi diffusa dalle agenzie, Roma si dichiara leale «a prescindere da governo o Congresso». È una formula che chiude in anticipo ogni discussione sui termini di quel rapporto, proprio nel momento in cui a Washington gli equilibri politici si spostano.
Tajani sulle elezioni Usa, la dichiarazione integrale
Le parole del ministro, registrate a margine di un appuntamento di partito, sono queste: «Noi rispettiamo sempre comunque la volontà del popolo americano. Gli Stati Uniti sono la più importante grande democrazia del mondo. E con scelta che viene fatta anche quando ci sono dei cambiamenti, deve essere rispettata e per noi non cambia il rapporto con gli Stati Uniti. L’abbiamo sempre detto, l’Italia è un partner strategico degli Stati Uniti d’America».
Midterm 2026, perché il voto americano pesa anche su Roma
Le elezioni di metà mandato si tengono ogni due anni, a metà del quadriennio presidenziale. Rinnovano tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti e circa un terzo del Senato. Dal loro esito dipende se il presidente potrà governare con un Congresso favorevole o dovrà trattare con un’opposizione in grado di bloccare leggi, bilanci e nomine.
Per gli alleati il risultato conta. Gli stanziamenti militari, le politiche commerciali e il sostegno all’Ucraina passano anche dal Campidoglio. Un Congresso ostile al presidente può rallentare o modificare scelte che toccano direttamente l’Europa.
Partner strategico degli Usa, un rapporto tutt’altro che paritario
La nozione di partner suppone una relazione in cui ciascuna parte valuta i propri interessi e li negozia. La formula scelta da Tajani rovescia questa logica: la fedeltà italiana viene dichiarata prima di conoscere le politiche che Washington adotterà. In questa impostazione l’alleanza diventa una costante, indipendente dai contenuti.
Gli ultimi anni offrono qualche elemento per misurarne il prezzo. Al vertice dell’Alleanza atlantica dell’Aia, nel giugno 2025, i Paesi membri hanno accettato l’obiettivo di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035, su pressione esplicita della Casa Bianca. Nell’estate dello stesso anno l’Unione europea ha sottoscritto con Washington un’intesa commerciale che fissa dazi del 15% su gran parte delle esportazioni europee, con ricadute dirette su un Paese esportatore come l’Italia. Sul fronte ucraino, Roma ha confermato le forniture militari anche quando il contesto internazionale e la stessa posizione americana cambiavano.
In nessuno di questi passaggi il governo italiano ha rivendicato pubblicamente contropartite. La dichiarazione di oggi si inserisce in questa continuità.
Sovranità italiana e politica estera, il margine che manca
Il contrasto interno alle parole del ministro è evidente. A Washington gli elettori possono cambiare direzione, e Tajani lo riconosce. A Roma, secondo la stessa dichiarazione, nulla cambia. La politica estera italiana appare così come una variabile dipendente: si adegua a qualunque scelta maturi oltreoceano, mentre le preferenze degli elettori italiani su guerra, spesa militare e commercio restano in secondo piano.
La lealtà, peraltro, non sembra viaggiare nei due sensi. Nei mesi scorsi figure vicine all’area trumpiana, a partire da Steve Bannon, hanno attaccato pubblicamente Giorgia Meloni, accusandola di non essere amica degli Stati Uniti e prospettando conseguenze. La garanzia offerta da Roma si scontra quindi con un interlocutore che considera il sostegno degli alleati un dato acquisito e lo misura volta per volta.
Resta il nodo europeo. Mentre a Bruxelles si discute di autonomia strategica, la Farnesina sceglie di ribadire un allineamento bilaterale con Washington che prescinde da ogni valutazione. È una posizione che rafforza la funzione dell’Italia come interlocutore affidabile per gli Stati Uniti e ne riduce il peso come attore capace di contrattare.
Le prime verifiche concrete arriveranno nelle prossime settimane, con la legge di bilancio e le voci destinate alla difesa e con le nuove autorizzazioni per le forniture militari a Kiev. Sarà lì che la formula del «partner strategico» dovrà tradursi in cifre e impegni, con o senza una discussione parlamentare sull’interesse nazionale.