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Trilaterale di Abu Dhabi, Francia ed europei ci saranno ma Kushner avverte: consultati solo «a margine»

Barrot annuncia la presenza europea ai colloqui Usa-Russia-Ucraina di martedì e mercoledì. Kushner fissa la cornice: consultazioni laterali.
Byoblu·08 novembre 2026
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Gli europei andranno ad Abu Dhabi. Lo ha annunciato oggi il ministro degli Esteri francese Jean-Noël Barrot, intervistato da RTL e Public Sénat: Francia ed Europa saranno presenti ai colloqui fra Russia e Ucraina mediati dagli Stati Uniti, in programma martedì e mercoledì nella capitale degli Emirati Arabi Uniti. Fino a ieri il formato era trilaterale, a livello di funzionari, con Washington, Mosca e Kiev. Il Cremlino aveva escluso un posto per gli europei. La regia americana assegna a Bruxelles e alle capitali un ruolo preciso: Washington, ha spiegato Jared Kushner, consulterà i partner europei «a margine» dei colloqui.

«Gli europei saranno ben rappresentati e la Francia sarà ad Abu Dhabi per prendere parte a queste discussioni», ha detto Barrot. Ha aggiunto di non poter ancora indicare chi rappresenterà Parigi, «ma la Francia ci sarà di sicuro». In passato, secondo il ministro, si è discusso «a volte senza gli europei e a volte con», mentre «questa volta parteciperanno». Nelle ultime settimane, ha spiegato, gli europei hanno fatto sapere al mediatore americano che nessuna discussione sul futuro del continente può ignorare le loro richieste.

Il vertice era stato annunciato lunedì scorso dall’inviato di Donald Trump, Steve Witkoff: sul tavolo la fine della guerra, gli accordi di sicurezza per il dopoguerra e la riduzione delle ostilità. L’ultimo incontro in questo formato si era tenuto a Ginevra a metà febbraio, senza progressi.

Abu Dhabi, gli europei consultati «a margine» del trilaterale

La cornice l’ha disegnata Kushner, genero e inviato del presidente americano, collegato in video giovedì alla riunione di Bruxelles fra funzionari statunitensi, europei, ucraini e della Nato. Washington, ha detto, si consulterà strettamente con i partner europei «a margine» dei colloqui di Abu Dhabi e, «se si faranno progressi», punterà a un formato multilaterale più ampio con la loro partecipazione diretta.

La sequenza è chiara. Il negoziato vero si svolge fra americani, russi e ucraini. Gli europei entrano nella stanza principale solo dopo, e solo se gli altri avranno trovato un’intesa. Kushner ha anche anticipato alcuni contenuti della proposta americana: la Nato resterà centrale per la difesa collettiva europea e Washington esclude il diritto di veto chiesto da Mosca sulla cooperazione militare di Kiev. Gli Stati Uniti, ha aggiunto, lavorano a «una più ampia architettura di sicurezza europea».

Trump e il «grande accordo» su «tutta l’Europa»

Giovedì, alla Casa Bianca, Trump aveva parlato di un accordo «molto grande» con la Russia, esteso oltre la guerra in Ucraina fino a coinvolgere «tutta l’Europa». Le parole hanno allarmato le cancellerie europee, che temono un piano di sicurezza costruito sopra le loro teste. La stampa cinese ha sintetizzato il timore con un’immagine: l’Europa rischia di finire «nel menu» invece che a tavola.

La composizione della delegazione russa conferma che in gioco c’è più dell’Ucraina. Venerdì Vladimir Putin ha riunito il Consiglio di sicurezza e il Cremlino ha poi rafforzato la squadra: la guida resta al consigliere Vladimir Medinskij, affiancato da due viceministri degli Esteri e da due alti ufficiali dello Stato maggiore. Secondo l’agenzia russa Interfax, per la prima volta farà parte del gruppo il viceministro Sergej Rjabkov, che al ministero segue i rapporti con le Americhe, il controllo degli armamenti, la non proliferazione e il dossier nucleare iraniano.

È il profilo di chi tratta con Washington sull’intero rapporto bilaterale. Un accordo che riguarda «tutta l’Europa», negoziato fra Casa Bianca e Cremlino, tocca per sua natura anche sanzioni, energia e controllo degli armamenti: materie sulle quali le istituzioni europee hanno deciso finora e che, in questo schema, passano per un canale diretto fra le due potenze.

Mosca agli europei: «Bisogna capire con chi parlare»

Il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov aveva detto martedì scorso che il formato concordato era trilaterale e che l’Europa non avrebbe partecipato. Prima o poi, aveva aggiunto, Mosca dovrà discutere con gli europei della futura architettura di sicurezza del continente, ma occorre capire con chi. Il governo russo ha accusato le capitali europee di non avere una voce unica né un portavoce. Mosca ribadisce inoltre il no a truppe straniere in Ucraina dopo la guerra.

La stampa russa ha accolto l’annuncio di Barrot con distacco: Lenta.ru scrive che i Paesi europei sarebbero «presumibilmente» rappresentati.

Il conflitto, che le cancellerie occidentali datano al febbraio 2022, ha radici che Mosca colloca nel 2014: il cambio di potere seguito a piazza Maidan, la guerra nel Donbass, gli accordi di Minsk mai attuati e l’allargamento della Nato verso est. Alla fine del 2021 il Cremlino aveva chiesto all’Alleanza garanzie scritte, compreso il ritiro delle truppe dall’Europa orientale. La richiesta fu respinta.

Europa divisa sui negoziati: Merz, Kallas, Sikorski

La risposta europea è arrivata in ordine sparso. Il cancelliere tedesco Friedrich Merz, ricevendo a Berlino Volodymyr Zelensky martedì scorso, ha detto che nessuna soluzione duratura è possibile senza l’Europa. Venerdì l’Alta rappresentante per la politica estera Ue Kaja Kallas ha ribadito che l’architettura di sicurezza europea «esiste già» e che la partecipazione dell’Unione è condizione indispensabile per qualsiasi intesa. Il ministro degli Esteri polacco Radosław Sikorski ha avvertito che un accordo deciso senza gli europei sarebbe inaccettabile e inapplicabile.

A Bruxelles, intanto, la Commissione ha riunito Ucraina, Stati Uniti, Francia, Germania, Regno Unito, Nato e Banca mondiale per discutere garanzie di sicurezza e un piano economico per Kiev. Molte sedi e molte voci, nessun mandato negoziale comune. Parigi va ad Abu Dhabi parlando a nome degli «europei», senza che un’istanza dell’Unione glielo abbia conferito.

Il conto per i cittadini, intanto, corre. La stampa cinese ricorda che l’Europa ha sostenuto Kiev con ingenti aiuti militari ed economici e ha rinunciato all’energia russa a basso costo, mentre molte economie del continente restano in difficoltà, fra crescita debole e inflazione alta.

E l’Italia? La lettera di Meloni a Costa

Roma ha scelto la via epistolare. Secondo quanto riportato dalla stampa cinese, Giorgia Meloni ha scritto al presidente del Consiglio europeo António Costa denunciando la mancanza di coordinamento dell’Unione nel processo di pace: se ognuno procede per conto proprio, ha sostenuto, l’Ue finirà per perdere voce nei negoziati decisivi e diventare irrilevante.

Venerdì Costa ha raccolto l’appello e ha proposto di designare un rappresentante negoziale dell’Unione e un mandato unitario. La scelta del negoziatore e del mandato, sempre secondo la stampa cinese, non arriverà prima di dicembre. Ad Abu Dhabi si comincia martedì.

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