— 📻 Radio Byoblu 3.0 Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter ♥ Sostieni
Il primo blog di informazione indipendente
Ultim'ora
Iscriviti alla newsletter✉ Newsletter byoblu [3.0]
Tecnologia

Bill Gates: l’IA può causare un miliardo di morti. Ma da che pulpito viene la predica!

Il fondatore di Microsoft chiede leggi, controlli obbligatori e polizia al tavolo. Trump alza le spalle. E le big tech intanto scrivono le regole.
Byoblu·28 settembre 2026
Tecnologia — Byoblu

Bill Gates ha deciso che l’intelligenza artificiale potrebbe causare un miliardo di morti. Lo ha detto ieri negli Stati Uniti, ospite di Meet the Press su Nbc, intervistato da Kristen Welker. Ha già pronta anche la ricetta: una legge federale, controlli obbligatori, forze dell’ordine sedute al tavolo. Perché, spiega, «nessuno pensa che l’autoregolamentazione sia sufficiente».

La frase che ha fatto il giro del mondo è questa: l’IA sarebbe «certamente abbastanza potente da innescare eventi che causano un miliardo di morti». E subito dopo il paragone: «Non c’è mai stata un’arma potente quanto la combinazione di persone con cattive intenzioni che utilizzano i più recenti strumenti di intelligenza artificiale».

Detto da lui, fa un certo effetto. Ci arriviamo.

L’allarme di Bill Gates sull’intelligenza artificiale: cosa ha detto

Gates vuole che a Washington venga approvata una legge. Vuole che politici e polizia decidano insieme «quali debbano essere le misure di sicurezza e il monitoraggio». E soprattutto vuole che tutto questo sia «obbligatorio».

I costi per le aziende? Li liquida così: «Comporterà un piccolo costo aggiuntivo per il settore, ma non un forte rallentamento di ciò che stanno facendo». È la frase più importante dell’intervista.

Sull’interruttore d’emergenza, il famoso tasto per spegnere l’IA quando diventa troppo potente, Gates è sprezzante. Non basta, dice. Non siamo ancora al punto in cui le macchine si impossessano dei computer e non si possono più spegnere. Chi ne parla, secondo lui, mostra soltanto quanto sia «privo di competenze tecniche».

Alla domanda se l’IA possa portare alla fine dell’umanità, non ha risposto. Ha però criticato chi vede la faccenda solo come una gara tra potenze: è preoccupante, ha detto, che manchi un dibattito collettivo tra esperti su come plasmare questa tecnologia.

L’intervista, anticipata a estratti già venerdì, arriva dopo un saggio di quasi 6.000 parole pubblicato da Gates a fine agosto sui rischi letali dell’IA. Ed è una delle sue prime uscite pubbliche di peso da quando il suo nome è tornato a galla nelle carte di Jeffrey Epstein.

Trump: «Non me ne preoccupo»

Dall’altra parte dell’oceano mediatico, Donald Trump risponde alzando le spalle. Intelligenza artificiale fuori controllo? «Non me ne preoccupo. È un settore enorme. Siamo avanti alla Cina e stiamo costruendo strutture per migliaia di miliardi di dollari». E ancora: «Perché dovremmo rinunciarci? Se c’è qualcosa che non va, devono sistemarlo».

La sua linea è una sola: «Andiamo e vinciamo». Ieri sera ha cenato alla Casa Bianca con Dario Amodei, il capo di Anthropic. Domani riceverà gli altri big del settore per quello che lui stesso definisce un appuntamento fondamentale.

Intanto i soldi corrono. Oltre mille miliardi di dollari stanno piovendo sui data center. Li stanno costruendo perfino nello spazio. Le sette sorelle della Silicon Valley lanciano appelli alla prudenza con una mano e con l’altra frenano i governi. L’Europa, come al solito, guarda.

Da che pulpito: il profeta delle catastrofi

Ma da chi provengono questi allarmi?

Nell’ottobre del 2019, a New York, si tiene Event 201: un’esercitazione che simulava una pandemia globale da coronavirus. Tra gli organizzatori c’è la fondazione che allora portava il nome di Bill e della moglie Melinda. Poche settimane dopo, la pandemia vera arriva. Nessuno può dire che l’abbia causata lui. Ma il copione è sempre lo stesso: Gates annuncia la catastrofe, e poi arriva con la soluzione.

Poi vengono i lockdown. Miliardi di persone chiuse in casa. Scuola, lavoro, amicizie, tutto dentro uno schermo. E dentro quello schermo, spesso, c’era Microsoft: Teams esplode, il cloud vola, il lavoro da remoto diventa la nuova normalità. Gates aveva lasciato il consiglio di amministrazione proprio in quei giorni, è vero. Ma il marchio, la visione e buona parte della fortuna restano i suoi.

Il conto di quella stagione lo stanno pagando i ragazzi. Una generazione cresciuta con gli amici ridotti a icone, la socialità in videochiamata, l’isolamento spacciato per progresso. Il disagio psicologico giovanile di questi anni non è un’opinione. L’iperconnessione che ha separato l’individuo dalla comunità ha arricchito chi vendeva le piattaforme, e questo è un fatto.

E poi la terra. Bill Gates è diventato il più grande proprietario privato di terreni agricoli degli Stati Uniti. Campi destinati al cibo. Lui ha spiegato che si tratta di scelte del suo gruppo d’investimento. Ma questa domanda non gliela fa mai nessuno, in prima serata: a che serve a un miliardario controllare la terra da cui mangiamo? Il cibo, come l’IA, è potere. E chi controlla il cibo non ha bisogno di armi.

Infine Epstein. Una verifica esterna, commissionata dalla sua stessa fondazione e pubblicata a luglio, ha accertato che Gates era tra i dirigenti e dipendenti che, in totale, hanno avuto circa 30 incontri con il finanziere tra il 2011 e il 2014. Non è accusato di alcun reato. Dice di rimpiangere «ogni minuto» passato con lui. Resta presidente di una fondazione da 89 miliardi di dollari con finalità filantropiche. Ci perdonerà se sulle lezioni di etica preferiamo altri insegnanti.

Chi scrive le regole dell’IA vince la partita

Torniamo a quella frase: «un piccolo costo aggiuntivo». Piccolo per chi? Per Microsoft, che ha investito miliardi in OpenAI, è una bazzecola. Per una startup, per un ricercatore indipendente, per un progetto open source, è un muro. Le regole scritte dai giganti hanno sempre lo stesso effetto: alzano il ponte levatoio del castello. Dentro chi c’è già, fuori tutti gli altri.

E poi c’è il «monitoraggio» con la polizia. Tradotto: sorveglianza. Il pericolo, ci dicono, sono le persone con cattive intenzioni. E chi decide chi è cattivo? Stando a quanto denunciato venerdì dagli attivisti del gruppo No Azure for Apartheid, proprio gli strumenti di Microsoft sarebbero stati usati dall’esercito israeliano a Gaza e, negli Stati Uniti, dal Dipartimento per la sicurezza interna per sorvegliare ed espellere immigrati. I dipendenti dell’azienda chiedono di interrompere quei rapporti. Le mani sbagliate, a volte, hanno un contratto regolare.

La soluzione: regole sì, ma sul potere

Il problema esiste, nessuno lo nega. Un’IA potentissima in poche mani è pericolosa. Ma la risposta non è dare ancora più potere a quelle stesse mani.

Servono regole che guardino in alto, non in basso. Trasparenza obbligatoria sui modelli e sui dati. Divieto di sorveglianza di massa, senza eccezioni. Nessun manager delle big tech nelle stanze dove si scrivono le leggi. Sostegno pubblico all’open source, perché la tecnologia che nessuno può ispezionare è quella più pericolosa. E responsabilità precisa, anche penale, per chi usa l’IA per uccidere, schedare, manipolare.

In una parola: controllare chi controlla. Non i cittadini.

Perché quando l’uomo che ha simulato la pandemia, venduto lo schermo in cui ci hanno chiusi e comprato la terra da cui mangiamo ti avverte che il pericolo è l’arma nelle mani sbagliate, bisognerebbe chiedergli quali sarebbero le mani giuste. Scommettiamo che hanno un logo a quattro quadratini colorati?

📻 RADIO Caricamento…