Manovra 2027, scuola e pensioni tagliate: via 6.974 posti, ma FdI pensa al condono edilizio del 2003

La legge di bilancio per il 2027, approdata alla Camera e ancora modificabile, chiede alla scuola pubblica di cedere 6.974 posti a partire dall’anno scolastico 2027-2028: 4.925 docenti e 2.049 addetti Ata, il personale amministrativo, tecnico e ausiliario. Nello stesso testo c’è lo stop alla piena rivalutazione delle pensioni. Mentre Fratelli d’Italia prepara un emendamento per riaprire il condono edilizio del 2003, soprattutto in Campania. Insegnanti, bidelli e pensionati da una parte, una sanatoria per gli abusi dall’altra: la manovra mostra con chiarezza dove il governo ha scelto di risparmiare e dove di concedere.
Manovra 2027, la scuola perde quasi 15mila posti in tre anni
I tagli del 2027 si sommano a quelli decisi nel 2025. Il conto complessivo è di 14.808 posti cancellati in tre anni. La relazione tecnica stima risparmi per 83,9 milioni nel 2027 e per 251,7 milioni l’anno dal 2028. A regime si tratta di meno dell’1 per cento dei 27 miliardi della manovra previsti per il 2028. Una somma marginale per i conti pubblici, pesante per migliaia di istituti.
La giustificazione ufficiale è demografica. L’Ocse prevede che fra il 2024 e il 2033 i ragazzi italiani fra i 5 e i 14 anni caleranno del 18 per cento. Il dato è reale, la conclusione che se ne ricava è una scelta. Il fabbisogno di docenti dipende anche dal tempo scuola, dalla dimensione delle classi, dalla distribuzione sul territorio. Oggi il 42,7 per cento degli alunni statali di infanzia e primaria resta escluso dal tempo pieno. Alla fine delle superiori raggiunge livelli almeno adeguati appena il 54 per cento degli studenti in Italiano e il 52 in Matematica. L’Italia destina alla scuola primaria e secondaria il 2,7 per cento del Pil, contro il 3,1 della media Ocse.
Meno alunni potrebbero significare classi più piccole, più sostegno, più tempo pieno, presidi mantenuti nelle aree interne e nel Mezzogiorno, dove lo spopolamento corre più veloce. Il governo ha preferito incassare il risparmio. C’è chi propone un «dividendo demografico»: una parte delle economie al bilancio, l’altra lasciata alle scuole più fragili. Nel testo non ce n’è traccia.
Tagli Ata, edifici scolastici meno presidiati
Il taglio degli Ata colpisce il funzionamento materiale delle scuole. Sono le persone che aprono e chiudono gli edifici, sorvegliano corridoi e laboratori, assistono gli studenti con disabilità, tengono in piedi le segreterie. Meno collaboratori significa orari ridotti, meno vigilanza, meno sicurezza in strutture spesso già vecchie e malmesse. Delle risorse per l’edilizia scolastica, nel confronto di questi giorni sulla manovra, non si parla.
Pensioni, lo stop alla rivalutazione erode gli assegni
Sul fronte previdenziale il nodo è la perequazione, il meccanismo che adegua le pensioni all’inflazione. Il testo introduce un alt che crea una frattura fra assegni rivalutati per intero e assegni penalizzati. «Troveremo delle risorse per evitare uno scollamento troppo alto nelle rivalutazioni, tra quelle rivalutate in toto e le altre», promette Marco Osnato, responsabile economico di FdI. Forza Italia è sulla stessa linea. Una rivalutazione mancata non si recupera: si trascina negli anni e riduce il potere d’acquisto in modo permanente, come una tassa che non compare in nessuna aliquota.
La Lega insiste sull’uscita anticipata. «Sul superamento della legge Fornero gli alleati rispettino le priorità della Lega», è il messaggio di Matteo Salvini alla coalizione. Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon è esplicito: «Daremo battaglia perché venga accolta la nostra proposta sull’uscita a 64 anni. La partita è aperta: non bastano 850 milioni». Il Movimento 5 Stelle attacca: il fondo, sostiene, non basta nemmeno a riproporre una sorta di Quota 100, e parla di una promessa ormai «polverizzata».
Sanità, la dote che nessuno quantifica
Fra i fronti aperti c’è l’entità dei fondi destinati alla spesa sanitaria. Nel dibattito di queste ore non sono emerse cifre che indichino un cambio di passo per ospedali pubblici e liste d’attesa. Il fatto stesso che la dote per il Servizio sanitario nazionale sia contestata dentro la maggioranza, insieme a scuola e pensioni, ne segnala l’insufficienza. È lo stesso schema degli anni passati: interventi frammentari mentre la crisi strutturale della sanità pubblica resta intatta.
Banche e Lega, le risorse esistono
Salvini ha rivendicato di essere stato tenuto all’oscuro dei tagli alla scuola: «io non ne sapevo niente e sono segretario del partito», ha detto riferendosi al testo varato dal Consiglio dei ministri e firmato dal ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, leghista. Il vicepresidente del Consiglio ha annunciato proposte e ipotizzato di chiedere alle banche un contributo ulteriore rispetto ai 5,8 miliardi già previsti per il settore finanziario. «Tecnici e parlamentari della Lega sono al lavoro per individuare le risorse necessarie a evitare i tagli ipotizzati agli organici», fanno sapere dal partito.
La replica degli istituti è arrivata da Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, durante la presentazione dei conti dei primi nove mesi: «Dobbiamo evitare l’approccio populista secondo il quale prendere delle misure contro le banche può dare consenso elettorale». Messina accusa il governo di non aver rispettato l’accordo triennale dello scorso anno. Alberto Gusmaroli, responsabile Economia della Lega, ha ribattuto che gli utili record dimostrano come il settore goda di ottima salute e che c’è spazio per fare di più per famiglie e imprese. Basta un confronto: il risparmio a regime sulla scuola vale 251,7 milioni l’anno, il contributo bancario 5,8 miliardi.
Condono edilizio in Campania, il segnale della manovra
In questo quadro FdI lavora alla riapertura dei termini del condono del 2003, ipotesi già discussa l’anno scorso. Ne beneficerebbe chi ha costruito fuori dalle regole urbanistiche e non ha sanato allora. Misure simili si giustificano di solito con incassi una tantum. Il messaggio resta: lo Stato toglie insegnanti e collaboratori scolastici e offre una nuova sanatoria a chi ha violato la legge.
Austerità, i saldi come scelta politica
La linea del ministero dell’Economia è nota: spazi di modifica limitati per via dei saldi, ogni emendamento deve avere copertura. Secondo un esponente di primo piano della maggioranza, Giorgetti questa settimana non sarebbe disponibile a incontri. Il governo confida in una maggiore flessibilità europea all’Ecofin del 9 e 10 novembre. Quei saldi discendono da regole fiscali accettate e da priorità decise a Roma. Presentarli come un vincolo naturale serve a trasformare l’austerità in necessità. La relazione tecnica sa contare i salari risparmiati; non contabilizza gli apprendimenti persi, la mobilità sociale mancata, il reddito che i giovani non produrranno. Nel 2025 la povertà assoluta colpiva il 4,4 per cento delle famiglie con almeno un diplomato come riferimento e l’11,9 per cento di quelle con la sola licenza media. Quel conto, rinviato, toccherà ai ragazzi su cui dovrà reggersi un Paese sempre più anziano.