Melania Trump, Ordine di Olga. Peskov: «Nessun piano simile»

Volodymyr Zelensky ha conferito a Melania Trump l’Ordine della Principessa Olga di prima classe, che secondo la BBC è la più alta onorificenza ucraina riservata alle donne. L’annuncio è arrivato oggi, alla vigilia dell’incontro che domani porterà alla Casa Bianca rappresentanti di Russia e Ucraina su invito della First Lady. Il decreto presidenziale cita il suo «significativo contributo personale al sostegno umanitario all’Ucraina». Il riferimento è alla tregua di sei giorni che ha consentito l’evacuazione di quasi 800 persone da Oleshky, cittadina della regione di Kherson occupata dalle forze russe dal 2022.
Nel testo del decreto compare anche l’attività della First Lady per i minori separati dalle famiglie durante la guerra. Secondo Kiev, dal 2022 quasi 20mila bambini sarebbero stati trasferiti in Russia e Bielorussia.
Melania Trump, l’Ordine di Olga e il canale con Mosca
Il pregresso è noto. Il 23 ottobre Melania Trump aveva annunciato di aver ottenuto un cessate il fuoco locale. La tregua è durata dal 27 ottobre al 1° novembre, la pausa più lunga nei combattimenti dall’inizio dell’invasione su larga scala. Secondo la Casa Bianca, la First Lady ha fatto da tramite fra il commissario ucraino per i diritti umani Dmytro Lubinets e la sua omologa russa Yana Lantratova.
Il suo ufficio la definisce «intermediario esclusivo». Il lavoro sarebbe passato attraverso i canali aperti in precedenza per i ricongiungimenti dei bambini ucraini. Già nel 2025 lei stessa aveva parlato di un «canale di comunicazione aperto» con Vladimir Putin.
Il merito, però, ha più padri. A inizio ottobre papa Leone aveva affrontato la crisi di Oleshky in una telefonata con Putin, come riferito dal Vaticano. Il Cremlino aveva fatto sapere che il presidente russo «sosteneva» l’intenzione della Santa Sede di alleviare la situazione. La BBC osserva inoltre che russi e ucraini hanno ringraziato più volte la First Lady senza mai precisare natura e portata del suo intervento.
L’onorificenza certifica comunque un fatto politico: Washington mantiene con Mosca e Kiev canali informali, paralleli a quelli diplomatici ufficiali. Attraverso questi canali passano accordi circoscritti, verificabili e potenzialmente replicabili.
Oleshky, la tregua più lunga e il viaggio degli evacuati
Prima della guerra Oleshky contava circa 24mila abitanti. Ne restano circa duemila, in gran parte anziani. Secondo le organizzazioni umanitarie, vivevano da mesi senza cibo, acqua, elettricità e medicine. Il ministro degli Esteri ucraino Andrii Sybiha aveva riferito di residenti costretti a nutrirsi di erba.
Il percorso degli evacuati racconta molto degli equilibri sul terreno. Dalla città sono stati trasferiti in Crimea, poi ad Anapa, in territorio russo, quindi in aereo verso la Bielorussia, da dove sono rientrati in Ucraina dal confine settentrionale. Fra loro, secondo Newsweek, una cinquantina di bambini e circa cento animali domestici. Un uomo ha riabbracciato la moglie dopo 1.711 giorni.
Vladimir Saldo, governatore insediato da Mosca nei territori occupati del sud, ha dichiarato ai media statali russi che una parte degli evacuati ha scelto di restare in Russia. Lubinets ha spiegato che i numeri esatti resteranno riservati in base all’accordo preliminare. «Non voglio che diventi una gara su chi è fuggito in quale Paese in numero maggiore», ha detto lunedì in conferenza stampa.
Casa Bianca, domani Dmitriev e Arakhamia al tavolo
La Casa Bianca ha presentato l’incontro di domani come «un momento straordinario nella storia americana» e la tregua come «un’iniziativa diplomatica senza precedenti per una First Lady». Melania Trump parlerà alle 11 locali, le 17 in Italia.
La composizione delle delegazioni dice di più del comunicato. Accanto a Lubinets e Lantratova siederanno due negoziatori di lungo corso. Per Mosca ci sarà Kirill Dmitriev, inviato speciale di Putin e presenza abituale nelle trattative mediate dagli Stati Uniti. Per Kiev arriverà Davyd Arakhamia, capogruppo del partito di Zelensky in Parlamento. Secondo fonti diplomatiche citate dai media ucraini, durante la tregua Arakhamia avrebbe gestito i contatti informali fra la Casa Bianca e Mosca.
C’è anche un dettaglio procedurale. Lantratova è sotto sanzioni americane dal 2022: per entrare legalmente negli Stati Uniti le serve una deroga del Dipartimento di Stato.
Peskov frena: «Nessun piano simile»
Sul futuro le posizioni divergono. Zelensky si è detto pronto a nuove tregue. «Se la First Lady può farlo, può continuare, è molto utile», ha dichiarato lunedì a Fox News. Lubinets ha scritto su Telegram di lavorare con Lantratova per «proseguire con passi umanitari di questo tipo».
Il Cremlino ha chiuso la porta. «Ogni caso specifico è unico», ha detto lunedì il portavoce Dmitry Peskov. «Al momento non ci sono piani simili, né iniziative simili».
Tregue umanitarie e guerra strategica, due binari separati
L’asimmetria è evidente. Mosca ha concesso su un dossier limitato, controllando l’intero percorso degli evacuati attraverso il proprio territorio. Ora rifiuta di trasformare l’eccezione in prassi. Kiev cerca invece di moltiplicare queste finestre e di legarsi alla famiglia del presidente americano, in una fase in cui i rapporti con l’amministrazione Trump sono attraversati da forti tensioni. Nelle ultime settimane Washington ha trattato con Mosca sul diesel russo e premuto su Kiev perché sospendesse gli attacchi alle raffinerie.
In questo quadro l’onorificenza a Melania Trump pesa più sul piano politico che su quello militare. Dimostra che corridoi umanitari e tregue locali restano possibili anche in una guerra di posizione. Non intacca i nodi strategici del conflitto: confini, sicurezza, ruolo della NATO, futuro dei territori contesi.
Quei nodi si discutono altrove. La settimana prossima, ad Abu Dhabi, russi, ucraini e americani si siederanno allo stesso tavolo per il primo incontro trilaterale da febbraio. L’inviato americano Steve Witkoff ha annunciato lunedì che i colloqui riguarderanno gli accordi di sicurezza per il dopoguerra e la riduzione dell’escalation.