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Scorte di sangue, hacker in Francia: celle da -30 a +110 gradi. Efs: «Nessun impatto sulla salute»

Colpito il fornitore Coolworld, tre sedi dell’Efs coinvolte. L’allerta sui controller esposti in rete risaliva al 12 ottobre
Byoblu·04 novembre 2026
Esteri — Byoblu

Gli hacker hanno preso di mira le scorte di sangue in Francia. Nella notte tra domenica e lunedì sono entrati nei sistemi di Coolworld, l’azienda che gestisce parte delle celle frigorifere dell’Etablissement français du sang (Efs), l’ente pubblico che raccoglie e distribuisce il sangue donato. Secondo il settimanale Le Canard enchaîné, che ha rivelato il caso ieri, le celle sono state riprogrammate da -30 a +110 gradi. Oggi l’Efs ha confermato l’incidente: tre sedi coinvolte, sistemi di monitoraggio e controllo compromessi. L’ente assicura che nessuna sacca è andata perduta.

È l’ultimo episodio di una serie di attacchi alla catena del freddo che da settimane colpisce l’Europa. Questa volta il bersaglio è la sanità.

Scorte di sangue e plasma, cosa c’era nelle celle colpite

In una nota, l’Efs precisa di non essere stato il bersaglio diretto. L’intrusione è passata dal fornitore esterno: sulle celle gestite da Coolworld le soglie di temperatura e di sbrinamento sono state portate a livelli eccessivamente alti. Fra le strutture coinvolte, secondo Le Canard enchaîné, quelle della regione Bourgogne-Franche-Comté.

Il contenuto delle celle è stato descritto in due tempi. In un primo momento l’Efs aveva parlato di campioni di donatori conservati per la sorveglianza sanitaria delle trasfusioni. Poi la nota ufficiale ha completato il quadro: nelle celle, situate nei siti di preparazione e distribuzione, c’erano anche prodotti ematici in attesa di essere consegnati agli ospedali, campioni destinati alle biobanche e plasma congelato per le trasfusioni e per la produzione di farmaci.

Il plasma fresco congelato si conserva a temperature pari o inferiori a -25 gradi. Si usa nelle emorragie gravi, nei traumi e nei disturbi della coagulazione. Un’interruzione prolungata della catena del freddo lo rende inutilizzabile: a pagarne il prezzo sarebbero i pazienti in emergenza.

Efs e ministero della Salute: «nessun impatto sulla salute»

L’Efs sostiene che «non vi è stato alcun impatto sulla salute» e che «non è andato perduto alcun prodotto ematico». A dare l’allarme, durante la notte, è stato un tecnico di turno che ha notato l’aumento delle temperature. A seconda dei casi, le apparecchiature sono state riportate sotto controllo oppure scollegate, e i campioni trasferiti altrove.

La portavoce dell’ente, Charley Dubois, ha spiegato la dinamica alla stampa svizzera: «Abbiamo personale in servizio giorno e notte, perché il sangue può servire in qualsiasi momento. I dipendenti sono stati avvisati dagli allarmi e hanno spostato il sangue in altri frigoriferi, non collegati in rete».

L’ufficio della ministra della Salute, Stéphanie Rist, attribuisce la tenuta delle scorte ai sistemi di monitoraggio e di allarme e alle misure precauzionali adottate subito. Oggi il ministero ha definito la situazione sotto controllo. L’accesso remoto alle celle colpite è stato disattivato. L’Efs lavora con l’Anssi, l’agenzia nazionale francese per la sicurezza informatica, ha rafforzato la sorveglianza delle apparecchiature e garantisce che raccolta e distribuzione agli ospedali proseguono regolarmente. Sono in corso accertamenti su come sia stato condotto l’attacco, su quali dispositivi possano essere esposti e su quando i sistemi potranno tornare in funzione in sicurezza.

La stampa cinese ha sottolineato che i 110 gradi sono la soglia impostata dagli aggressori, distinta dalla temperatura effettivamente raggiunta. Il quotidiano svizzero 20 Minuten elenca le incognite: quante celle siano state colpite, per quanto tempo gli hacker ne abbiano avuto il controllo, fin dove sia salita davvero la temperatura e come siano penetrati nei sistemi di Coolworld.

Hacker e catena del freddo, la stessa notte in otto Paesi europei

L’attacco alle banche del sangue non è arrivato da solo. Nella stessa notte, secondo la Neue Zürcher Zeitung, gli impianti di refrigerazione di negozi e supermercati sono stati manipolati in otto Paesi europei. In Belgio e in Svezia le temperature dei banchi frigo sono state spinte fino a 55 gradi, con grandi quantità di alimenti da buttare. In Svizzera la catena Coop ha registrato tentativi di intrusione, limitati ad alcune filiali o bloccati in tempo.

Il precedente è di tre settimane fa. In Francia erano stati colpiti oltre 500 supermercati: celle portate attorno ai 50 gradi, merce deteriorata, perfino principi di incendio, con danni stimati in decine di milioni di euro. Quell’ondata sarebbe stata opera di hacker filorussi. Per l’attacco all’Efs il ministero non ha indicato responsabili, e 20 Minuten ricorda che il collegamento tra gli autori delle due offensive deve ancora essere accertato.

Danfoss e controller esposti, l’allerta di Cert-FR del 12 ottobre

Il punto debole era noto. Il 12 ottobre Cert-FR, il centro francese di risposta agli incidenti informatici, aveva diffuso un’allerta su compromissioni multiple dei controller Danfoss AK-SM e AK-SC, estesa ai sistemi Copeland e Dixell XWEB usati per gestire gli impianti frigoriferi. La raccomandazione era esplicita: evitare che le interfacce di gestione restino accessibili direttamente da internet.

Già ad agosto alcuni ricercatori avevano segnalato diverse vulnerabilità nel sistema Danfoss, poi corrette. Dopo gli attacchi ai supermercati, l’azienda danese ha ammesso che alcune unità colpite funzionavano con versioni hardware datate. I sistemi di Coolworld non sono stati identificati pubblicamente, ma il quadro è lo stesso: apparecchiature di controllo raggiungibili dall’esterno, aggiornamenti incompleti, una rete di fornitori su cui l’ente pubblico esercita una vigilanza limitata.

Tre settimane dopo l’allerta, un fornitore del servizio trasfusionale nazionale aveva ancora celle gestibili da remoto. L’accesso è stato chiuso solo a incidente avvenuto. E le sacche sono state messe in salvo nei frigoriferi scollegati dalla rete, cioè quelli che la digitalizzazione considera arretrati.

Chi coordina gli attacchi alle infrastrutture critiche europee

La sequenza ha una logica riconoscibile. Prima i supermercati francesi, poi una notte con obiettivi in otto Paesi, infine una banca del sangue. Gli attacchi colpiscono sempre lo stesso anello, la catena del freddo, con la stessa tecnica: alzare le temperature a distanza. La simultaneità su scala continentale e l’estensione progressiva dal cibo alla salute sono compatibili con una campagna pianificata, del tipo che la letteratura sulla sicurezza definisce minaccia ibrida, più che con iniziative isolate.

La risposta finora è stata reattiva: si stacca la rete dopo l’attacco, si rafforza il monitoraggio dopo l’allarme. Resta aperto il fronte della responsabilità gestionale, cioè gli audit di sicurezza sui fornitori che toccano beni vitali e il rispetto delle raccomandazioni già emesse. Per ora, la difesa che ha funzionato davvero è la più elementare: un tecnico sveglio e un frigorifero senza connessione.

Vediamo quanto ci mettono a passare a tutti gli elettrodomestici smart collegati ormai da anni alle reti internet domestiche delle abitazioni famigliari?

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