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Impeachment Hegseth, segretario alla Difesa USA. Il suo video: “Ecco perché i Dem ci odiano”. Guardalo su Byoblu

Dopo la sconfitta al midterm, il repubblicano Massie porta in aula la messa in stato d’accusa del capo del Pentagono. Trump lo difende.
Byoblu·06 novembre 2026

Il segretario alla Difesa americano Pete Hegseth potrebbe essere messo in stato d’accusa già la prossima settimana. Secondo la Cnn, alla Camera dei rappresentanti una parte dei repubblicani sarebbe pronta a votare l’impeachment del capo del Pentagono insieme ai democratici. A promuovere il voto è il deputato repubblicano Thomas Massie, che ha annunciato alla stessa emittente di voler portare la questione in aula. Altre fonti del partito prevedono che la mozione passi. Tutto questo avviene a pochi giorni dalle elezioni di midterm di martedì, che per il partito di Donald Trump si sono chiuse con una sconfitta definita storica.

Impeachment Hegseth, il capo del Pentagono pagherà la sconfitta al midterm

Subito dopo il voto, sempre secondo la ricostruzione della Cnn, parlamentari e alleati del Gop, il Grand Old Party, cioè il Partito repubblicano, hanno cominciato a cercare un responsabile. Molti hanno indicato Hegseth.

L’accusa che circola nel partito riguarda la guerra. Fonti repubblicane citate dall’emittente sostengono che Hegseth abbia avuto un ruolo decisivo nel convincere Trump ad attaccare l’Iran, senza una strategia di uscita chiara. Il conflitto con Teheran diventa così il terreno su cui il partito regola i conti interni.

La Casa Bianca resta schierata con il suo ministro. Mercoledì Trump ha difeso lo sforzo bellico, ha escluso di volerlo rimuovere e ha detto che Hegseth «sta facendo un ottimo lavoro».

Hegseth risponde in video: «Non ha funzionato con Trump»

Ieri il segretario alla Difesa ha pubblicato su X un video di circa sei minuti, girato davanti al Pentagono. Il tono è di sfida. «Non si tratta di me personalmente», afferma. «Ma l’altra parte, come avete notato, è completamente ossessionata: un membro del Congresso risentito e sconfitto, insieme ai suoi alleati democratici, ha presentato falsi articoli di impeachment contro di me, esattamente come hanno cercato di fare due volte con il presidente Trump».

Poi l’affondo: «È la politica della distruzione personale. Non ha funzionato con il presidente Trump e non funzionerà nemmeno con me. Siatene certi».

Hegseth rivendica la guerra all’Iran come «uno sforzo coraggioso e storico» che garantirà che Teheran non abbia mai l’arma nucleare. Aggiunge che, a prescindere dalle opinioni sul conflitto, bisogna continuare a ricostruire le forze armate come Trump fece nel primo mandato.

Il resto del video è un manifesto ideologico. Il ministro attacca le politiche di diversità, equità e inclusione, elogia «i giovani forti che credono in una causa più grande di loro», chiede che la «fede dei padri fondatori» sia presente nei reparti. Sostiene che i «narcoterroristi meritano di morire» e che le deportazioni di massa rientrano tra le missioni militari. E chiude con una domanda rivolta ai suoi: perché i democratici e i radicali dello «Stato profondo» li odiano? La risposta, secondo Hegseth, è che la sua amministrazione ha abbattuto i loro totem uno dopo l’altro, senza chiedere scusa.

Impeachment del segretario alla Difesa, i numeri tra Camera e Senato

La procedura ha due tempi. Alla Camera basta la maggioranza semplice per approvare gli articoli di accusa. La rimozione spetta poi al Senato, dove serve il voto dei due terzi. Come sottolinea Al Jazeera, i democratici possono far passare gli articoli alla Camera, ma al Senato avranno bisogno dei voti repubblicani.

Il calendario conta. Il Congresso eletto martedì si insedierà soltanto a gennaio. Il voto della prossima settimana avverrebbe quindi nella Camera uscente, dove i numeri restano favorevoli al partito del presidente. Senza i deputati repubblicani, l’iniziativa di Massie avrebbe poche possibilità.

Fuori dagli Stati Uniti la notizia è letta proprio così. L’agenzia russa Ria Novosti ha messo l’accento sul fatto che anche i deputati repubblicani appoggerebbero la messa in stato d’accusa. Al Jazeera ha titolato con un’immagine eloquente: «Knives out», coltelli sguainati.

Hegseth, Rubio, Vance: il Pentagono nella corsa al 2028

La vicenda va letta dentro la lotta per la successione. Per chi guarda alle presidenziali del 2028, a partire dai due nomi più citati, il vicepresidente JD Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, un Pentagono identificato con la guerra all’Iran rappresenta un’eredità ingombrante. Liberarsene prima della nuova legislatura consente di separare il movimento trumpiano dalla scelta più controversa del mandato.

Hegseth si presta al ruolo. Ex conduttore di Fox News, è arrivato al vertice della Difesa senza esperienza di comando di alto livello. Ha costruito la propria immagine sull’etica guerriera e sulla rimozione di generali sgraditi, trasformando il dipartimento in una vetrina politica. Finché la linea pagava, era utile. Dopo una sconfitta elettorale, diventa il bersaglio più comodo.

Trump lo protegge per una ragione evidente: scaricarlo significherebbe ammettere che l’attacco all’Iran è stato un errore. La decisione di colpire Teheran spetta al presidente; Hegseth l’ha eseguita e rivendicata. Un impeachment colpisce l’esecutore e lascia intatta la catena di comando.

Impeachment Hegseth, cosa resta della politica estera verso Europa e Ucraina

Anche la domanda su chi controlli davvero le scelte di difesa trova qui una risposta parziale. L’apparato del Pentagono, con i suoi programmi di riarmo e i rapporti con l’industria, attraversa le presidenze con notevole continuità. Cambiare il ministro raramente cambia la direzione.

Per l’Europa le pressioni americane sulla spesa militare degli alleati e sulla ripartizione dei costi della Nato poggiano su una linea della Casa Bianca, che prescinde da chi siede al Pentagono. Lo stesso vale per le forniture all’Ucraina. A incidere di più potrebbe essere il nuovo Congresso, che da gennaio avrà voce sui bilanci della Difesa e sui poteri di guerra.

Nel frattempo il primo passaggio è fissato: il voto alla Camera è atteso la prossima settimana. Per la rimozione definitiva di Hegseth servirebbero poi 67 voti su 100 al Senato.

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