Ue, 4,36 miliardi a Kiev. Von der Leyen: «Supporto incondizionato». E 658 milioni vanno in armi

La Commissione europea ha erogato oggi 4,36 miliardi di euro all’Ucraina, una nuova tranche del prestito di sostegno da 90 miliardi che Bruxelles ha riservato a Kiev per il biennio 2026-2027. La somma si compone di due voci. 3,7 miliardi coprono la seconda rata dell’assistenza macrofinanziaria concordata per quest’anno, cioè denaro destinato al bilancio dello Stato ucraino. 658 milioni vanno alla componente difesa, cioè agli armamenti. Ursula von der Leyen ha accompagnato il pagamento con una formula che chiude ogni discussione: «continua il nostro supporto incondizionato all’Ucraina».
Il pagamento arriva mentre l’Ucraina si prepara al suo quinto inverno di guerra, come ha ricordato la stessa presidente della Commissione. Arriva anche il giorno dopo i colloqui che Bruxelles ha ospitato con rappresentanti di Stati Uniti, Ucraina, Nato e di diversi governi europei sulla fine del conflitto. Mentre l’Europa paga, il negoziato si muove su un altro asse. Volodymyr Zelensky ha riferito di una conversazione «molto dettagliata», durata un’ora e mezza, con gli inviati americani Steve Witkoff e Jared Kushner. Al centro: munizioni per la difesa aerea, l’accordo sui droni con Washington e le garanzie di sicurezza per il dopoguerra.
Ue a Kiev, 3,7 miliardi in cambio di dodici riforme fiscali
La rata di assistenza macrofinanziaria è la seconda delle tre previste nel 2026, per un totale annuo di 8,35 miliardi. Secondo la Commissione, Kiev ha soddisfatto tutte le 12 condizioni fissate per sbloccarla, in larga parte legate al programma del Fondo monetario internazionale (Fmi).
Tra queste figurano la tassazione dei redditi prodotti sulle piattaforme digitali, l’abolizione dell’esenzione Iva sui pacchi commerciali di basso valore e una riscossione fiscale più stringente. Completano l’elenco interventi su pianificazione di bilancio, investimenti pubblici, dogane e controllo esterno sui conti.
Il commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis, ha definito il pagamento «un investimento nella ripresa, nella sicurezza e nella prosperità dell’Ucraina, e nel suo futuro come membro dell’Unione europea». Rispettando le condizioni concordate con i partner internazionali, ha aggiunto, Kiev «ha dimostrato il suo impegno costante verso l’adesione all’Ue». La dichiarazione segue di un giorno la pubblicazione del rapporto di Bruxelles sui progressi del percorso di adesione ucraino.
Le condizioni, dunque, esistono, e riguardano il fisco ucraino. Sugli obiettivi della guerra e sulla prospettiva di pace, il sostegno resta senza vincoli.
Ue, 658 milioni per droni, missili e guerra elettronica
La quota militare corrisponde al settimo pagamento della componente difesa del prestito. Secondo la Commissione, servirà ad acquistare droni, missili, radar, sistemi di guerra elettronica e munizioni per la contraerea, per la maggior parte da aziende della difesa ucraine.
È denaro che alimenta direttamente la produzione bellica. La notte scorsa, secondo l’aeronautica di Kiev, le forze russe hanno lanciato sull’Ucraina due missili guidati dal Mar Nero e 128 droni a lungo raggio. Mosca ha più volte indicato le forniture militari occidentali come un fattore che allunga il conflitto e allontana un’intesa.
Aiuti all’Ucraina, 235,9 miliardi e un buco da 70 nel 2027
Secondo i dati della Commissione, dall’inizio della guerra Unione e Stati membri hanno garantito all’Ucraina 235,9 miliardi di euro. Di questi, appena 3,8 miliardi provengono dai proventi dei beni russi congelati. Il resto pesa su bilanci pubblici e contribuenti europei.
Il flusso è destinato a continuare. Per i mesi restanti del 2026 Bruxelles dispone di altri 25,2 miliardi. Di questi, 20,9 rientrano nel prestito di sostegno: 11,9 per la capacità industriale della difesa e 9 per il bilancio. Altri 4,4 miliardi circa arrivano dallo strumento Ukraine Facility. Per il 2027 sono già stanziati 45 miliardi del prestito, anch’essi legati all’avanzamento delle riforme.
Non bastano. Come riporta il Kyiv Independent, anche con quei 45 miliardi l’Ucraina prevede per il 2027 un ulteriore buco di bilancio da 70 miliardi. Per colmarlo la Commissione sta preparando un documento di opzioni e ai Paesi terzi si chiede di contribuire. Finora la Norvegia ha promesso 9 miliardi di dollari, il Regno Unito circa 13, il Canada 500 milioni di euro.
Debito comune e insolvenza ucraina: il conto ai contribuenti europei
Il prestito da 90 miliardi è stato deciso dal Consiglio europeo a dicembre 2025, dopo il naufragio del piano per usare direttamente gli asset russi immobilizzati. Bruxelles lo finanzia con debito comune raccolto sui mercati. Kiev dovrebbe restituirlo solo quando Mosca pagherà riparazioni di guerra. In concreto, il rischio di mancato rimborso grava sull’Unione. Gli interessi pesano sul bilancio europeo, cioè sugli Stati che lo alimentano, Italia compresa.
I comunicati di Bruxelles misurano il successo in riforme approvate e rate sbloccate. Il bilancio politico resta fuori dal perimetro: quali obiettivi siano stati raggiunti in oltre quattro anni e mezzo di guerra, quanto sia sostenibile un debito ucraino in continua crescita, quale sia la via d’uscita.
Ucraina, la strategia europea mentre Usa e Russia trattano
La guerra affonda le radici nel conflitto del Donbass iniziato nel 2014 e nel fallimento degli accordi di Minsk, prima dell’invasione russa del febbraio 2022. Oggi è entrata in una fase in cui il dossier si decide soprattutto fra Washington e Mosca. Kiev tratta direttamente con gli emissari americani. L’Europa ospita i tavoli e firma gli assegni.
Intanto Bruxelles impegna risorse su un orizzonte che si allunga di anno in anno. Il continente fa i conti con la perdita di competitività industriale, i costi dell’energia e la corsa al riarmo. Il confronto con la Russia si estende ormai al terreno ibrido, con una retorica che arriva a evocare il rischio nucleare.
Nelle piazze europee le mobilitazioni contro l’invio di armi chiedono un cambio di rotta. La Commissione va nella direzione opposta. Nella scala delle priorità fissata a Bruxelles, questi miliardi vengono prima di scuole, ospedali e infrastrutture dei Paesi chiamati a garantire quel debito.
Il calendario è già scritto. Entro fine anno è attesa la terza rata dell’assistenza macrofinanziaria. Nel documento di opzioni, la Commissione dovrà indicare dove trovare i 70 miliardi che mancano all’Ucraina per il 2027.