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E dopo la presa della Bastiglia, la presa per il culo!

Gli italiani, in piazza o a casa, sono tutti d’accordo: basta armi, sì agli ospedali. A Roma li ignorano e fanno l’esatto opposto.
Claudio Messora·27 ottobre 2026
Politica — Byoblu
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Uno la può pensare come vuole sulle piazze d’Italia. Che erano maranza senza nessuna velleità, che erano le opposizioni in cerca di legittimazione per le prossime politiche, che erano gli studenti, che c’era la longa manus dei servizi, o un mix di tutte queste cose (tranne che al Sud, dove le forze in strada erano e sono ancora molto chiare). Tuttavia, una cosa è certa: dall’Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno, i popoli non vogliono più sentir parlare di guerra, e non vogliono sentir parlare di spese militari. Tantomeno se servono a finanziare Zelensky. E non solo i popoli: non vuole manco più il triumvirato che regge il pianeta oggi: Donald Trump, Vladimir Putin e Xi Jinping. Trump ha scaricato Zelensky, e Zelensky stesso ha dichiarato a Fox News che potrebbe accettare una pace sulla base dei confini attuali (cioè, al di là dei sofismi, cedere nella sostanza terre alla Russia).

In un clima come questo, tu, Governo, cosa fai? Annunci con aria tronfia e impettita che sono in arrivo nuovi pacchetti di aiuti a Kiev? Questo hanno fatto Tajani e Crosetto. Ecco, io capisco tutto. Capisco che sia facile urlare dalle piazze e meno facile quando hai responsabilità di governo. Capisco che da Palazzo Chigi tu debba tirare un colpo al cerchio e uno alla botte, e che sia il cerchio che la botte siano nelle mani di forze sovranazionali che ci mettono un attimo a raderti al suolo. Capisco che le alleanze, un po’ come i contratti a tempo indeterminato, non possano essere rescisse e ci siano obblighi la cui violazione porta a conseguenze pesanti. Però arriva un momento in cui non puoi andare contro al volere del tuo stesso popolo e perfino contro al volere dei tuoi alleati principali.

Hai di fronte un paese allo stremo, con intere categorie che letteralmente non arrivano a fine mese (e non è il solito modo di dire: i camionisti e non solo loro lo hanno rappresentato plasticamente). Hai di fronte un paese nel quale il costo della vita è esploso, anche a causa delle politiche belliche che generano fatture dell’energia che più che bollette sono bollettini: bollettini di guerra alle famiglie. Hai di fronte l’implosione della sanità pubblica e l’esplosione della rabbia nelle strade. Hai di fronte un mondo là fuori che è già oltre, perché le superpotenze si sono accordate per derubricare Zelensky e la UE a una pratica chiusa. Hai di fronte perfino il tuo alleato di governo, Salvini, che fa un Congresso da cui esce nettamente la linea del no a nuove spese per armi e per aiuti a Kiev. E tu non trovi meglio da fare che annunciare come se nulla fosse un nuovo pacchetto di aiuti. Con orgoglio, anche! Con soddisfazione!

Non c’è realpolitik che possa giustificare una scelta suicida anche dal punto di vista tattico strategico. Il Governo avrebbe potuto nicchiare, temporeggiare, andare per farfalle come solo la politica sa fare. Hai le mani legate? Non puoi cambiare linea? Almeno prendi tempo. Le elezioni sono vicine: lascia che siano gli elettori a dire se vogliono continuare su questa strada. Invece no, ci si sono buttati dentro senza pensarci due volte, con un bel tuffo a “bomba”. Nel momento di maggior tensione del paese, e con notevole tempismo antistorico, Tajani annuncia che “un nuovo pacchetto di aiuti militari è già pronto e sarà inviato quanto prima”, e Crosetto torna da Parigi e annuncia che l’Italia continuerà a sostenere l’Ucraina, perché “la linea dell’Italia sull’Ucraina non può cambiare”. E che “gli aiuti proseguiranno”. Non può, capite? Chissenefrega del popolo, e chissenefrega se è autolesionismo puro. Non può e basta. E chi l’ha deciso che “non può”, di grazia?

Beh, quel “non può” è evidentemente frutto del posizionamento che il Governo ha scelto nello scacchiere internazionale. Chi c’era ieri al vertice E5 di Parigi? Di certo il ministro della difesa di Macron, che evidentemente avrà forse studiato Napoleone ma non lo avrà capito bene. Poi quello di Merz, che deve avere dimenticato l’esito della seconda guerra mondiale e cosa succede quando si risolvono i problemi della deindustrializzazione pompando le fabbriche delle armi. Poi l’inglese Wes Streeting, e non c’è bisogno che ci ricordiamo della storica inimicizia tra Londra e Mosca, fatta di spie, polonio e adesso anche di esplosioni nelle basi militari (e a Londra distribuiscono opuscoli su come sopravvivere per tre giorni, nel caso in cui i rifornimenti e l’energia si interrompano). E poi, oltre a noi, c’era la Polonia, che un giorno sì e uno anche denuncia l’invasione dei russi. Almeno loro, dopo la duplice disfatta di Katyn e Smolensk, hanno qualche motivo per avercela con i russi.

Dimmi con chi vai, e ti dirò chi sei. Io, se dovessi scegliermi delle alleanze oggi, partirei dall’estremo oriente, passerei per la Siberia e finirei all’estremo occidente. Di certo non andrei dietro a una Europa governata in maniera opaca da consorterie antidemocratiche che sembra facciano di tutto per isolarsi dalla storia sempre di più, mentre il resto del mondo le porta via sotto il naso ogni eccellenza, a iniziare dall’industria automobilistica, e le frega anche il futuro, sgommando via a manetta sulle ali dell’intelligenza artificiale, ormai irraggiungibile.

Quindi trovo assolutamente inaccettabile che in questo scenario e nel pieno di una tempesta anche di ordine pubblico si persegua una strada non solo fallimentare, ma anche dai potenziali esiti fatali (quelle armi prima o poi qualcuno le userà). E tutta questa fretta di assumere nuovi impegni, a pochi mesi dalle elezioni, mi sembra anche tafazziana da un mero punto di vista di calcolo elettorale.

Se il divario tra il sentimento popolare e la rigidità dell’esecutivo si continua ad allargare, non ne può nascere davvero nulla di buono. Per nessuno.

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